una galleria d’arte a Colombo. 4 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 220

ammetto che il passaggio a questo video, dai cobra ammaestrati, i pipistrelli e le piante esotiche degli ultimi videoclip, è un poco brusco e inatteso.

ma Colombo è anche la città dei contrasti e qui la vediamo nel suo aspetto più filo-occidentale, sia nei quadri accademici di impianto ottocentesco, sia in alcuni.

questi quadri infatti si rifanno non tanto alle tradizioni pittoriche locali, ma a quelle occidentali, di cui finiscono con essere una variante molto provinciale.

ma anche questo concorre a tracciare un ritratto della città di Colombo, sia pure parziale…

. . .

per disguidi legati alla rottura consecutiva, a distanza di due giorni, dei due hard esterni, uno di riserva, su cui conservavo i miei materiali video, mi vedo costretto, al momento, ad interrompere questa serie di ideo, dato che mi manca il nastro delle riprese successive, sempre fatte a Colombo.

l’incantatore di cobra nel parco Viharamahadevi. Colombo. 4 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 219

anche questo è un replay, a Colombo, nel parco Viharamahadevi, il 4 agosto 2005: l’incantatore di serpenti è una scena che ho già visto l’anno precedente ad Anuradhapura, e mi era sembrato più bravo, e in più aveva anche delle scimmiette, egualmente addestrate.

anche se questo gioca con dei cobra decisamente vistosi e inquietanti, e in più suona anche il flauto.

gli incantatori di serpenti in questi paesi asiatici sembra, a guardarli bene, che siano proprio dei poveri disgraziati, con il loro trucchetto elementare di togliere al serpente il veleno e poi di farlo dondolare qua e là; a volte fingono di farlo con la musica, ma i serpenti sono sordi e sono incuriositi soltanto dal movimento del flauto, semmai.

ricordo ancora scene simili in Marocco e a Varanasi, in India, ma non ho fatto riprese, che io ricordi, almeno in Marocco, e quelle in India (che ho trovato poco fa) non le ho mai montate.

. . .

il video più visto nel mio canale Youtube è comunque di serpenti, ma dal vero e senza ammaestratori di mezzo: visto una follia di volte, non saprei spiegare perché: quasi 260mila visualizzazioni.

pipistrelli nel parco Viharamahadevi. Colombo. 4 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 218

il parco Viharamahadevi di Colombo, via via che la sua visita prosegue, comincia a rivelarsi come un riassunto di alcune esperienze tipiche dello Sri Lanka, ma come in un formato minore, meno esotico e perturbante, ma piuttosto come addomesticato.

come ho già detto ieri, la ricchezza e le dimensioni esagerate della vegetazione, che appaiono nel video precedente, potevano ricordare quelle della giungla di Ritigala o dei sobborghi di Kandy, ma che dire adesso della segnalazione di colonie di enormi pipistrelli fra gli alberi, che mi fa il solito amichevole giardiniere?

eccoli che volano tra i rami altissimi, oppure semplicemente ne pendono, attaccati a testa in giù.

per restare nello Sri Lanka e in linea con quanto ho appena scritto, dovrei dire che queste ricordano gli inquietanti bats ospitati in una specie di grotta fra le rovine di Anuradhapura.

ma no! il contesto è completamente differente; semmai sono le volpe volanti di Polonnaruwa che mi tornano in mente:

semmai me verrebbe in mente, oggi, lo straordinario tramonto di Sidney di tre anni dopo, nel dicembre 2008, con le centinaia di enormi volpi volanti sciamanti nel crepuscolo, ma non ricordo che ne siano state fatte riprese.

ma non le guardi chi ha l’orrore atavico per questi animali, del resto giustificato biologicamente dal rischio di trasmissione di malattie che portano.

il parco Viharamahadevi e il suo giardiniere. Colombo. 4 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 217

papaya, orchidea di Buddha, filodendro, mango, cannella, iron wood o legno ferro, teak, eucalipto, un albero detto del pavone, per la forma particolare delle foglie, palma da cocco, albero della vaniglia, albero della gomma o caucciù, con dimostrazione pratica di come si raccoglie, mimosa sensitiva, che chiude le foglie se toccata, un altro tipo di orchidea e poi anche un martin pescatore fra i rami di un albero, ed altri uccelli.

grazie a un giardiniere, che si mette a farmi da guida attenta e partecipe, la mia passeggiata del 4 agosto 2005 nel parco Viharamahadevi di Colombo si trasforma in una vera e propria visita guidata ad un giardino botanico, che mi svela le piante più caratteristiche dello Sri Lanka e mi rende più informato sulle specie più esotiche per noi.

ed è una sorpresa che quest’uomo sappia anche parlare in italiano.

il nostro senso di superiorità mal riposto: quanti di noi saprebbero parlare un singalese anche solo approssimativo?

. . .

montando il video, mi rendo conto che la ricchezza e le dimensioni esagerate della vegetazione ricordano, un poco alla lontana, quelle miracolose della giungla di Ritigala

oppure, più da vicino, quelle dei sobborghi di Kandy.

Viharamahadevi Park e municipio di Colombo. 4 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 216

sono tornato a Colombo anche il giorno dopo, il giovedì 4 agosto 2005 e per un motivo alquanto grottesco, che racconto in una mail:

a marta Aug 6, 2005 1:16 PM

Ciao a tutti,
Ho dovuto fare 5 km a piedi per trovare questo internet point, neppure segnato sulla mitica Lonely Planet.
Ma veniamo prima di tutto alle notizie pratiche. Non sono in India ne so neppure se mai ci arrivero: la lotta con la burocrazia Indiana, che assomiglia molto a quella italiana e improba. E vero che, consegnando la domanda di visto di ingresso (che poi costa la bellezza di 45 euro) il mercoledi [3 agosto] loro mi hanno detto di tornare a prenderlo giovedi, e mi sembrava di toccare il cielo con un dito, ma giovedi [4 agosto] quando mi sono presentato mi hanno guardato strano: naturalmente era il giovedi della settimana dopo [11 agosto], che cosa volevo. Dopo una dura contrattazione me lo hanno promesso per lunedi [8 agosto], quindi vediamo.

Io intanto, ho cercato di occupare l’attesa […] parte a vedere cose nuove e molto interessanti, in particolare una visita ai giardini […]

. . .

un video ovviamente dovrebbe parlare da solo, quindi ci sarebbe da chiedersi che senso ha aggiungervi un commento; ma forse può essere utile per spiegare il contesto o per sottolineare qualche aspetto che altrimenti potrebbe passare inosservato. il contesto è quello del vostro cinereporter che se ne torna scornato dall’ambasciata indiana: era mentalmente pronto a ritirare il suo visto – 24 ore gli sembravano sufficienti per produrlo – e a precipitarsi all’aeroporto per fare il biglietto aereo per l’India, meta prescelta Chennai, la grande città del Tamil Nadu più vicina nel volo.

ed ora si trova ad improvvisare una seconda giornata a Colombo, città che gli è sempre apparsa povera di attrattive. e dunque girella senza meta, evitando soltanto il vicino Museo Nazionale, perché l’ha visto già l’anno scorso, e non vi si possono fare riprese interne (ha soltanto una cinepresa e non una macchina fotografica).

ma è proprio il vagabondare senza meta che riserva le sorprese che sono il sale del viaggio e riempie di un senso di assurda libertà, fino a che non sarà proibito per consentire soltanto visite incolonnate e a pagamento sotto la supervisione e il controllo delle agenzie di viaggi, che vigileranno perché il turista non approfitti delle circostanze per fare qualche incontro non autorizzato o esperienze non previste e potenzialmente pericolose per lui e per l’equilibrio degli stati.

ricostruisco i movimenti della giornata grazie alla memoria digitale; e così vedo che la prima meta è l’enorme parco Viharamahadevi, più grande del lago Beira e a sud di questo.

una parte del parco è quella che introduce al bianco edificio adiacente del municipio, che sembra una piccola caricatura del Campidoglio di Washington, e non mancano le solenni inquadrature prospettiche della sua cupola, attraverso viali rettilinei che attraversano prati verdissimi e perfettamente rasati.

. . .

io non nego a questi prati il loro fascino, però nello stesso tempo ho sempre provato una sottile antipatia per loro; anche nella mia attuale casa di montagna sono completamente banditi, salvo quelli che sono pascolo per le mucche di amici, che ospito due volte l’anno; e me ne ha spiegato la ragione, rendendomela consapevole, Harari nel suo ultimo libro letto.

il prato all’inglese è il manifesto e la dimostrazione della ricchezza improduttiva; chi esibisce un prato verdissimo e ben rasato sta dichiarando al mondo di essere così ricco da non avere bisogno di utilizzare la terra che possiede per qualcosa di utile e vile come la produzione di cibo e il lavoro; anzi, su quel prato sta facendo lavorare degli uomini al suo servizio, ma soltanto perché lo conservino bellamente inutile.

ed è così che il prato diventa lo stabilimento di lavoro di uomini al servizio del lusso superfluo.

mi accorgo che in un frammento della ripresa, in lontananza, compare appunto un giardiniere, che sarà poi il protagonista dei due prossimi videoclip.

ma i veri padroni del parco, nelle riprese, sono la la coppia felice che lo attraversa riparandosi con un ombrello dal sole, come usa fare qui e in tutto il resto dell’Estremo Oriente equatoriale, dove fa più paura il sole che la pioggia.

. . .

ma agli uomini si alternano anche gli animali. un parco in Sri Lanka è sempre e comunque un frammento di giungla che sta cercando di impadronirsi della città: le piante sono enormi, i loro tronchi spesso mostruosi, il cielo è sospinto lontano dallo slancio verticale degli alberi.

e insomma, passi per i prati e per i giardinieri, ma camminare qui è già un bagno di natura, come vedremo ancor meglio nel prossimo videoclip.

. . .

il nome del parco è sbagliato all’inizio del videoclip, ma rifare tutto il montaggio da capo per questo è un lavoro che per adesso mi risparmio.

Viharamahadevi, විහාරමහාදේවි, che gli dà il nome, era la madre di un re dello Sri Lanka e regina consorte di un altro; se ne intravvede la statua bianca quasi all’inizio delle riprese.

suo padre, che era pure un re, naturalmente, punì un monaco innocente facendolo bollire vivo in un calderone d’olio.

allora gli dei, adirati per questo atto crudele, fecero salire l’oceano e inondarono la terra; evidentemente quello del 2004 non fu il primo degli tsunami che lo Sri Lanka dovette subire; ve ne fu certamente uno anche un migliaio di anni prima, quando un tremendo terremoto separò l’isola di Sumatra da quella di Giava in Indonesia, distruggendo un istmo che era lungo una cinquantina di chilometri con onde alte fino a 50 metri, che certamente fecero sentire i loro effetti fino a qui.

gli indovini sacri consultati dissero che, se una principessa fosse stata sacrificata al mare, le onde furiose si sarebbero fermate; e così la giovane principessa si offrì in sacrificio per i peccati di suo padre e per la sicurezza della sua terra; fu collocata in una barca splendidamente decorata e andò alla deriva sul mare.

subito il mare tornò calmo e l’acqua si abbassò.

la principessa, spinta dalle onde, raggiunse la riva nella parte meridionale dell’isola, governata dal re Kavantissa; il pescatore che per primo avvistò la barca, che aveva sulla fiancata la scritta figlia di re, corse al castello a informare il re della principessa naufraga, ma in un’altra versione della favola furono gli uccelli a informare per primi il re, che, ascoltando la sua storia, decise di sposare la principessa.

bella versione quasi alternativa al mito di Ulisse alla corte dei Feaci, dove la protagonista è una donna e il tema principale non è il coraggio e la voglia di avventura maschile, ma la dedizione femminile.

ed è per questo che Viharamahadevi è riconosciuta come una grande eroina e protettrice dello Sri Lanka.

peccato solo che non gli ha risparmiato lo tsunami del 2004 e i suoi 35mila morti e il milione e mezzo di sfollati nel paese.

Colombo vintage, diario visivo della seconda giornata del mio ritorno in Sri Lanka. 3 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 215

ecco assemblato il diario visivo della seconda giornata del mio ritorno in Sri Lanka. 3 agosto 2005, se qualcuno preferisse un video intero, evitando il fastidio di inseguire i singoli videoclip.

dalla partenza in treno da Negombo, alla scritta sullo tsunami che trovo sul treno, dall’approdo alla stazione di Colombo, con uno sguardo sconsolato ai binari dissestati dallo tsunami del 26 dicembre dell’anno prima e non ancora completamente riparati, a una festosa partita di cricket; manca una documentazione video della visita all’ambasciata dell’India per presentare la domanda per un video per quel paese, e si riprende con le vedute del lago Beira e con i due templi, il Seema Malaka, su un isolotto, e il Gangaramaya, adiacente.

giornata che si conclude con canzoni condivise con ragazzi del posto e con la veduta degli aquiloni sulla grande spianata di Fort in riva all’oceano, che ha preso il posto dell’antica fortezza coloniale…

aquiloni nel quartiere Fort a Colombo. 3 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 214

ho già parlato del vecchio forte di Colombo, costruito dai portoghesi e poi passato in eredità ai colonizzatori successivi, perché, per proteggerlo meglio dagli attacchi dei re locali, che si battevano invano contro gli invasori, le paludi sul suo lato occidentale vennero canalizzate e trasformate nel lago Beira, così che il forte, affacciato sull’Oceano Indiano, era totalmente circondato dall’acqua, grazie anche ai due canali che congiungevano il lago al mare, a nord e a sud del forte.

ora rimane solo qualche vaga traccia delle antiche fortificazioni assieme a qualche edificio coloniale britannico, ma del forte è rimasto praticamente solo il nome di Colombo Fort, dato al quartiere tra l’oceano e il Beira Lake.

una ventina d’anni fa era un piacevole spazio aperto sul mare, come lo mostra il video, ma stava già diventando quello che è oggi: soprattutto il distretto finanziario della città con nuovi grattacieli che stanno spuntando, e addirittura un’isola artificiale, che lo ha ampliato notevolmente nella zona nord.

per questo il mio video ha oramai uno spiccato valore vintage, con i ragazzi che percorrono ancora i prati davanti alle onde con i loro aquiloni colorati, ed è così che uno spazio di giochi aveva preso il posto delle vecchie strutture militari.

ma destinato a non restare tale a lungo.

cantando in riva al lago Beira, a Colombo. 3 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 213

roberta Aug 3, 2005 5:08 PM

[…] sono stato invitato […] infine a cantare canzoni tipiche italiane in un giardino in mezzo al medesimo lago alternandole con canzoni di qui. […]

.

peccato soltanto che le riprese si limitano a poco più di un accenno, ma bastano i visi sorridenti e un accenno di canzone singalese, per restituire il clima festoso ed amichevole di quei momenti.

altri cortili e portici del tempio Gangaramaya a Colombo. 3 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 212

è possibile che io abbia sopravvalutato il tempio Gangaramaya di Colombo: non è antico, nell’insieme pare un monumento al kitsch buddista, del quale raccoglie tutte le varianti possibili, anche di altre nazioni oltre a quella singalese.

e non si accontenta neppure: non sfugga nelle immagini iniziali del video l’apparizione del dio benevolo indù, Ganesha, dalla testa di elefante, accanto alla vergine che si fa trasportare da una cerva, simbolo buddista di purezza, e sono non solo simboli, ma perfino estetiche diverse, che fanno quasi a pugni fra loro e disturberebbero se non fossero quasi un simbolo inter-religioso.

ma la sensazione sgradevole è che più che di tolleranza reciproca, si tratti di voglia di far soldi con ogni cliente possibile.

il complesso edificio si articola con cortili e porticati confusi e peraltro modernamente costruiti in cemento armato e vi accumula ogni sorta di oggetto sacro esponibile, in un modo talmente forzato da farlo assomigliare a volte al negozio di un rigattiere.

. . .

bene, ed ora che ne ho detto quasi tutto il male possibile, lasciatemi ribadire che nessuna di queste considerazioni mi ha neppure lontanamente sfiorato la mente diciassette anni fa.

mi sono invece lasciato prendere da una meraviglia infantile, che riguardava più il buddismo in generale, che il modo nel quale veniva vissuto qui-

e di questo luogo ho amato tutto, incondizionatamente: l’albero sacro ricavato da un virgulto di quello antichissimo di Anuradhapura, i rami fasciati di sciarpe colorate, le bandierine bianche lasciate oscillare al vento e perfino le spiegazioni di un custode, improvvisatosi guida, che mi mostra come la sagoma del dagoba bianco buddista, di cui uno si trova anche nel cortile di sotto, riproduce il profilo di una foglia o il cuore del fiore del loto.

ed è così che nel cuore stesso della metropoli mi sono immerso nel silenzio naturale, o forse innaturale, che solo le gazze eterne dello Sri Lanka disturbavano, ma farei meglio a dire sottolineavano, perché si potesse apprezzarlo meglio.

. . .

del resto che cosa scrivevo a mia figlia Marta in una mail di qualche giorno dopo?

a marta Aug 6, 2005 1:16 PM

i due giorni trascorsi su e giu per Colombo, in parte a filmare cose viste l’anno scorso ma tralasciate, [in] parte a vedere cose nuove e molto interessanti, in particolare […] un santuario buddista di incantevole seduzione (io non credero mai una parola alle teorie buddiste della reincarnazione e della altre mitologie specifiche di questa religione, altrettanto assurde di quelle delle altre, ma sono pronto a testimoniare davanti a tutti che la religione buddista procura una pace interiore impagabile, e questo la rende gia eccezionale, se si pensa che l’islam e una accozzaglia incoerente di stimoli alla vendetta e di consigli alla solidarieta formale e benpensante e che il cristianesimo, esortando l’uomo ad un amore per gli altri a volte francamente impossibile, rischia invece di caricarlo soltanto di sensi di colpa e di inadeguatezza).

l’interno del tempio Gangaramaya a Colombo. 3 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 211

l’interno del tempio Gangaramaya a Colombo è un autentico delirio di colori e figure caotiche e gigantesche che occupano completamente la sala trasformandola nel palcoscenico delirante di un buddismo popolare.

è indubitabilmente kitsch, ma di quel kitsch talmente estremo da dimenticare quasi il conformismo del pensiero da cui ogni kitsch nasce, e diventare l’espressione di un delirio mentale fuori controllo.

in questo senso può ricordare in qualcosa i deliri di certo barocco nostrano, soprattutto napoletano o diventare l’equivalente pittorico della musica rossiniana.

questo tempio mi ha sempre terribilmente colpito e affascinato, e l’ho visto credo tre volte, cioè ogni volta che sono andato in Sri Lanka, perché ci sono sempre tornato, dopo la prima volta che l’ho scoperto.

purtroppo il montaggio video non gli rende pienamente giustizia, per le limitate capacità di miglioramento offerte dal montaggio e dunque credo che questo mio entusiasmo resterà estraneo a chi se lo guarderà, sempre che ci sarà qualcuno a scorrere queste immagini.