videodiario 4 luglio 2005. – 322

               ciao papi mi sono appena svegliata. sono a bs e ho io le chiavi della macchina. Potremmo vederci per pranzo.

               sono un po’  in ritardo ma aspettami. [Marta]

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               il treno è fermo non preoccuparti.

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una mail di qualche giorno dopo racconta quel che successe alla fine del volo di trasferimento da Frankfurt a Malpensa:

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6 luglio 2005

cara R.,

devo essere stato punito per non avere pronunciato la formula [sacra buddista, Nam Myoho Renghe Kyo, che lei mi aveva consigliato; vedi post 324]: infatti sono sì arrivato regolarmente a Malpensa lunedì mattina [il 4 luglio], ma non sono arrivati i miei bagagli, dai quali avevo almeno miracolosamente tolto all’ultimo momento le chiavi di casa, altrimenti sarei anche fuori.
(fuori di casa, intendo, eh eh, sul resto non mi pronuncio).
sinora nessuna traccia del mio bagaglio, con abiti, regali, verbali e quant’altro, e soprattutto le due cassette girate con la videocamera e una ventina di pagine da me scritte in quei giorni sull’esperienza etiopica, e che se non ritrovo non saprò più ripetere. e quest’ultima è la cosa che mi dispiace di più. […]

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così ecco l’ultimo colpo di coda della disorganizzazione etiope, o il primo impatto con la disorganizzazione italica.

ma passiamo al riepilogo del volo, con riprese girate prima di scoprire la perdita dei bagagli: 5 minuti che sintetizzano un volo di circa un’ora.

volo dalle cascate del Reno alla Val Padana. 4 luglio 2005. – 321

che cosa aggiungere a quel che si vede già benissimo nel video?

la seconda parte del volo di rientro in Italia da Frankfurt, dopo il volo notturno da Addis Ababa, passa sopra la Svizzera, con i suoi laghi, non facilmente identificabili e poi sulle Alpi. spettacoli visivi di straordinaria bellezza che la tecnologia ha banalizzato, spegnendo l’emozione da uomo primitivo che dovremmo portarci dentro, sorpresi sempre di riuscire a volare.

il finestrino opaco dell’aereo rende le riprese alquanto scadenti, ma questo non basta a cancellare l’emozione nel rivivere questi momenti.

da Pisa a Lerici, diario di una giornata di sole (e altro). vintage 2 aprile 2005 – quando si poteva viaggiare – 115e

metto insieme gli ultimi tre videoclip, tutti montati con riprese del 2 aprile 2005, ed ecco fato il diario visivo essenziale di quella giornata di splendido sole e di una piacevole gita in compagnia.

subito scontata con una serie di problemi durante il viaggio di rientro il giorno dopo e, a rientro terminato, in ufficio.

ma la giornata ha un piccolo posto nella storia non soltanto personale per un altro motivo, e storia personale e collettiva trovano un inquietante punto di incontro – come vedremo dal passo della mail che ora trascrivo.

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ma ne ho già parlato qui:

Brescia – Lerici A-R, poi Stuttgart Brescia AR vari (e un mancato viaggio a Sofia) – 2-3 e 24-26 aprile 2005 – quando si poteva viaggiare. 115:

“e proprio nel viaggio di ritorno, quasi vicino a Brescia, per radio la notizia della morte di Wojtyla.

il giorno dopo, viaggio di rientro a Stuttgart.

Fabia, Marta, Rocco, Sara 4 aprile 2005 BASTA CON IL BLOG

[…] ma andiamo per ordine, mescolando per ora il diario e le notizie utili e riservando il colpo di scena alla fine. – sono partito ieri, dopo essere passato a vuoto per salutare Fabia, con la mente superstiziosamente assorbita dalla coincidenza che avevo scoperto tra l’ora della morte del papa e del papà: le 21,37. – una possibilità su 10.000, avevo calcolato, anzi su 9.999, troppe per essere un caso. poi Rocco, con la sua mente da liceo scientifico, mi aveva spiegato che le possibilità erano “solo” 1.440. per me restavano troppe lo stesso.
nel mio viaggio, tra una cassetta e l’altra di musica metallara, di cui mi aveva rifornito Rocco o per rendere completa e definitiva la mia sordità o per farmi arrestare alla frontiera per disturbo della quiete svizzera, continuavo a interrogarmi, senza trovarlo, sul senso di questo abbinamento, dato che non avevo sentito in Woytila mai niente di veramente paterno, ma per dirla tutta, avevo visto in lui soprattutto la durezza e a volte l’iracondia un po’ scostanti di un parroco polacco all’antica; tutto quello di lui che avevo letto mi era sembrato segnato da una confusione di pensieri accompagnata da una notevole energia e talvolta da una vera e propria tracotanza. questa mi è rimasta come la cifra del suo pontificato, il cui fallimento globale – segnalato ieri da alcuni commenti -, pur nella grandiosità dei singoli risultati isolati, mi sembra dato proprio da questa incapacità di dare un segno univoco e chiaro al proprio fare. del resto era stato scelto proprio perché era contraddittorio, per evitare una lacerazione senza rimedio nella chiesa tra conservatori e conciliari, e così è stato. ora forse è giunto il momento per la chiesa di scegliere – ma non divaghiamo… – ora se Woityla a me è sempre sembrato un pasticcione, ma piuttosto sicuro di sé, questo mai ho potuto pensarlo di mio padre, che è sempre stato l’uomo tutto di un pezzo e di una strada sola. quindi perché mai il destino avrebbe dovuto darmi chissà quale segno facendoli morire (nella mia vita) alla stessa ora?
per fortuna, verso Como, ho avuto una illuminazione! mio padre era morto in realtà alle 21,25, non alle 21,37. questi 12 minuti di differenza restringevano la cifra della casualità a 1 su 120: sempre molto, più di un primo estratto sulla ruota di Bari, ma nessuna coincidenza simbolica dirompente. ciò che aveva fatto scattare l’identificazione era stato il gesto di annotarsi l’ora, di segnarla nella memoria. lì lo avevo atto io, qui lo aveva fatto qualcun altro. la vicinanza dell’ora aveva fatto il resto. e io mi sono rimesso in pace. – beh, non avevo neppure finito (di mettermi in pace con me stesso) che la paletta di una volante a 10 km da Chiasso mi fa segno imperioso di accostarmi. “documenti…” strascica la solita voce un po’ autoritaria un po’ sfottitoria. ho tutto e sono tranquillo: esibisco con orgoglio il mio pass diplomatico, ma questo non mi risparmia il controllo della carta di circolazione. “e la revisione?” mi fa il poliziotto “doveva farla nel luglio 2004”. “l’ho fatta, l’ho fatta”, ma la memoria mi tradisce: “dov’è il tagliando, allora?”, mi dice il polotto, “mi spiace, ma se non ha il documento, le dobbiamo sequestrare la macchina”. “a 10 km dalla frontiera?” “eh sì, e c’è anche una bella multa!”.

cazzo! ma che sfiga. l’ho fatta a gennaio, a Stoccarda, per avere la targa tedesca, la revisione, non in Italia – ora mi viene in mente – e non l’ho neppure passata, a luglio ero in Sri Lanka, altro che revisionare la Ford Fiesta. farfuglio una spiegazione, “ah, lei sta a Stoccarda…” fa lui. “sì, lavoro in consolato” e mi metto a piagnucolare sul fatto che domani devo essere assolutamente al lavoro (non so ancora quanto potrei invece prendermela comoda…); “beh, allora può spiegarmi una cosa forse: a Stoccarda io ci-ho uno zio che da un po’ non riusciamo più a ritrovare. sa dirmi come potrei fare…”. per farla breve, gli dico di telefonarmi l’indirizzo che andrò a cercarglielo e fuggo libero, mentre lui mi dice: “si ricordi che noi due non ci siamo mai visti…”, e ringrazio il cielo di essere in Italia. dove i problemi si possono risolvere così.

poco dopo (grazie ancora Italia!) per un soffio non mi schianto in galleria per una coda dopo la curva non segnalata: friggono le gomme mie e degli altri nelle frenate disperate, finendo di traverso di qui e di là; vedo nello specchietto dietro di me una Maserati grigia che arriva a turbo con una donna che sembra l’Urlo di Munch, ma riesco a spostarmi di lato giusto di quei 50 cm che le impediscono di speronarmi. segue la consueta coda di due km della dogana di Chiasso. nonostante sia giornata di rientro dalle ferie di Pasqua per i tedeschi le code che troverò dopo saranno invece modeste: solo in Austria mi di faccio un’altra mezzora, di nuovo in galleria, ma lì non succede niente.

la giornata è stupenda: un sole intatto e perfino una luce più intensa in Svizzera, per l’aria più tersa: monti ghiacciai laghetti alpini, i deltaplani, un aliante, perfino una mongolfiera.

più avanti un sole rosso e tondo come una seconda mongolfiera: solo vicino a Stoccarda cominciano le prime nubi. il viaggio, lungo da morire.

oggi arrivo a scuola con un’ora bella di ritardo, dopo le 9 (non avevo regolato l’orologio di casa sull’ora legale), e mi aspetta il collega con una faccia a lutto e la notizia bomba che ora vi espongo.

il Ministero ha soppresso un posto di preside a Stoccarda per l’anno prossimo, per cui a settembre mi rispediscono a casa, è quasi del tutto sicuro: infatti altri posti in Germania non ce ne è, in Svizzera non mi pare nemmeno; ci sarebbe un posto nuovo in Bulgaria, ma non mi pare neppure che sia area tedesca. bella botta eh?
non vi nascondo che sono piuttosto abbattuto e anche un po’ preoccupato. molti dei conti fatti saltano improvvisamente. le cose che mi erano state dette si sono rivelate false. e si scopre che una falsa sicurezza data dalle bugie mi ha fatto fare passi più lunghi della gamba e anche di tutte e due le gambe, avevo piani di grandezza da cui dovrò rientrare in fretta.
sono anche incavolato per il modo di trattare, naturalmente. e intanto rifletto anche fino a che punto è colpa mia: cavolo, uno vince alla lotteria e poi sciupa il biglietto così per la sua stupida ostinazione? eccomi pieno di sensi di colpa e trasformato di colpo da un uomo di successo in un cretino attaccabrighe che si fa rispedire a casa. umore sotto le scarpe e rabbia per i nemici circostanti che godono.
invece potrei anche essere contento che ho salvato la pelle, no? il grande mafioso e i piccoli mafiosi locali potevano farmi anche di peggio.

comunque ho telefonato all’ambasciata e mi dicono che hanno mandato un messaggio di protesta, firmato personalmente dall’ambasciatore, ma non mi pare che ci sia da farsi nessuna illusione. le motivazioni della soppressione sono così ridicole (“perché i sindacati hanno sottolineato la necessità di garantire l’unicità dell’ufficio scuola”), che sembrano scritte apposta per farmi vincere una eventuale causa. ma mica sono sicuro di avere più voglia di farla.
comunque vediamo, domani raccolgo altre notizie. certo che se non c’è rimedio, come pare, ho ancora 4 mesi di indennità estero e poi devo pensare cosa fare di me. la cosa viene a coincidere con la pensione; mi sembra un segno. chi ha voglia di ritornare a scuola dopo uno smacco simile?
i problemi sorgono anche per Rocco, per una parte, ora che ha affittato la casa nella sicurezza che io restavo qui e per Marta (ma credo che riusciremo a finire la sistemazione di via Beretta lo stesso). e poi bisognerà rivendere la casa qui, e di sicuro rimetterci – e, insomma: merda! merda! e poi: merdaaaa!!! e continuare a pagare i mutui e rientrare nel tran tran sofferente di prima, mica sarà facile. […]

l’unica buona notizia finale è che, dalla telefonata fatta al meccanico bresciano, la macchina tedesca, dopo il guasto sull’autostrada di sabato sera, non sembra avere guai irreversibili (sembra che sia ancora un problema dell’impianto del gas), quindi faccio conto il 24 di riportare a Rocco la sua macchinetta, giusto in tempo per la revisione, mentre lui tra qualche giorno dovrà andarsi a riprendere questa, per parcheggiarla da qualche parte, e forse pagare la riparazione se il meccanico non è disposto ad aspettare me il 26.

ok, vi ho detto tutto, mi pare, ora devo fare degli esercizi di rilassamento.

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Fabia, Marta, Rocco, Sara 5 aprile 2005 BASTA CON IL BLOG, ma non col bortolino a Stoccarda
beh, siccome penso che quando leggete l’ultima mail ci restate male e vi preoccupate, approfitto della pausa pranzo per dirvi che la protesta dell’Ambasciatore ha sortito risultati, invece, e che da oggi in Internet è pubblicata una proposta di organico in cui i dirigenti scolastici a Stoccarda restano due.
stamattina quando sono arrivato, dopo un po’ il mio collega esce dal suo ufficio e fa: beh, adesso che sei sicuro di restare a Stoccarda, neanche più si saluta? e io, tra me e me: però, che stronzo, e non gli ho neppure risposto.
insomma, tutti lo sapevano, ma io no. ho telefonato al Ministero per mezza mattina per dire la mia, ma non ho mai trovato la persona che cercavo e solo verso le 11 mi hanno telefonato dall’ambasciata per farmi sapere che tutto era risolto.
che stress. stanotte ho dormito pochissimo.
ma forse anche in questo bisogna vedere quella che i cristiani chiamano provvidenza e io mi accontenterei di chiamare il lato positivo del male: se non avessi avuto questo magone sul cuore, non sarei forse scoppiato di gioia a vedere la morte politica di Berlusconi?
festeggiamo ragazzi, festeggiamo (“gaudeamus igitur”).
Mauro”

Lerici, il mare. vintage 2 aprile 2005 – quando si poteva viaggiare – 115d

sulla via del ritorno da Pisa a Brescia si passa vicini a Lerici, sul lato orientale del golfo delLa Spezia: logico uscire dall’autostrada, che la mostra dall’alto, e andare a fare un giro in spiaggia.

il golfo di Lerici ha un bel castello, alle spalle di questa, e tutto l’affaccio della cittadina sulla costa è molto pittoresco, ma, dopo i monumenti quasi sovrumani della Piazza dei Miracoli di Pisa, si sente il bisogno di fare una semplice immersione nella vita comune e nella più banale umanità: bambini che giocano in riva al mare, ragazzetti dediti agli scherzi dell’adolescenza, gente semplicemente comune che chiacchiera confusamente, levando un mormorio diffuso, del tutto inconcepibile per chi vive già da più di un anno in Germania, e si sta abituando agli usi, cioè ai silenzi, locali.

inoltre qui non mancano i tocchi di bizzarria: il graffitaro all’opera o una coppia che viene dal matrimonio spingendo una carrozzina, lei con l’abito da sposa scarlatto.

questo rende il videoclip di oggi molto meno ingessato degli ultimi, più umano e quotidiano: prima che il tramonto oscuri la scena, se lo goda chi ama il respiro della vita com’è.

Pisa. vintage 20 gennaio e 2 aprile 2005 – quando si poteva viaggiare – 115c

mi pare abbastanza vario e sinteticamente completo, il ritrattino di Pisa che risulta dalla fusione dei videoclip realizzai nei due viaggi compiuti nella città nel 2005, quello del 20 gennaio, collegato al viaggio di lavoro a Montecatini, e quello di piacere del 2 aprile.

ma giudicherà chi guarderà questo video di minuti, se ci sarà qualcuno.

l’interno del duomo di Pisa. vintage 2 aprile 2005 – quando si poteva viaggiare – 115b

l’interno del duomo di Pisa, che non avevo potuto visitare nella rapida escursione del 20 gennaio, è il tema di queste riprese, che nel videoclip montato sono elaborate pochissimo, con minime varianti nella loro distribuzione, e lasciando l’audio originale, che sottolinea il carattere oramai di luogo turistico, più che sacro, di questo edificio.

qui ci si potrebbe spingere a dire che il turismo, col suo culto della dea Bellezza, è una delle nuove religioni del post-moderno e che le visite a mostre e mostri sacri dell’arte, della storia e della cultura hanno sostituito i pellegrinaggi dedicati al culto dei santi, ma non mi pare il caso di appesantire queste veloci note.

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il duomo di Pisa si impone per lo sfarzo elegante che lo distingue sia all’esterno che all’interno.

ma, se nelle facciate prevale l’apertura festosa al mondo e alla sua luce, l’interno vorrebbe rappresentare un momento di concentrazione su se stessi, che però rimane abbastanza dispersivo per l’eccesso di elementi decorativi, di epoche diverse e non amalgamati da altro che dalla loro ricchezza.

è l’esito inevitabile della ricostruzione, dopo un disastroso incendio del 1595, che ampiamente distrusse l’interno; poi vennero anche le varie devastazioni belliche, le spoliazioni napoleoniche e i restauri a volte avventurosi.

nell’interno l’abside è naturalmente meta obbligata dello sguardo, ma elemento forte della chiesa è il pergamo, ultima opera di Giovanni Pisano, compiuta tra il 1302 e il 1310, quindi coeva della Comedìa di Dante e quasi suo equivalente scultoreo, anche se ricomposta soltanto nel 1926, e in modo sicuramente un poco arbitrario, nella successione delle scene, dato che mancavano disegni dell’opera originale, smantellata nel 1595 dopo l’incendio.

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in conclusione un interno sontuoso, ma eteroclito, ed era un vero e proprio monumento all’interculturalità anche nelle sue forme originarie, che raccolgono motivi dell’arte di diversi paesi, dall’Armenia a quelli arabi e che finisce col trasmettere una sensazione frastornante, come dimostrano anche nel video le voci confuse dei pellegrini-turisti, che sono soprattutto giapponesi.

ritorno a Pisa, Piazza dei Miracoli. vintage 2 aprile 2005 – quando si poteva viaggiare – 115a

due mesi e mezzo dopo il viaggio di gennaio, a Pisa sono poi tornato, con un amico che era anche un inquilino e che non l’aveva mai vista, per il doppio piacere di rivederla sotto un cielo migliore e di farla conoscere a lui.

ho già accennato a questo viaggio in questo post: Brescia – Lerici A-R, poi Stuttgart Brescia AR vari (e un mancato viaggio a Sofia) – 2-3 e 24-26 aprile 2005 – quando si poteva viaggiare. 115, ma parlandone in realtà pochissimo –

forse anche perché non c’è moltissimo da dire, in particolare oggi che, per puro caso, si trovano accostate in questo blog le cronache visive dei due viaggi, solo apparentemente simili e con la meta che diciamo la stessa, la Piazza dei Miracoli di Pisa.

ma niente meglio di questi videoclip potrebbe dimostrare il detto di Eraclito che non si può discendere due volte nello stesso fiume, non solo perché il fiume scorre e cambia continuamente, ma anche perché anche noi scorriamo come il fiume e cambiamo continuamente.

perfino i video postati possono cambiare; e infatti questa è la seconda versione del videoclip:

Pisa, toccata e fuga – diario visivo vintage 19 gennaio 2005 – quando si poteva viaggiare – 111p

il solito diario visivo conclusivo della giornata, quella del titolo, tra un viaggio in treno da Montecatini a Pisa, disastrato da un mezzo uragano che lo fa durare ore, ad un rapido giro di due ore nella città, fino al rischio di perdere l’aereo per la Germania, per l’abbandono del posto di lavoro da parte dell’addetto al deposito bagagli della stazione di Pisa, e infine il lungo rientro, parte in bus e parte in treno super-veloce, dall’aeroporto cosiddetto di Frankfurt, ma ad Hahn, fino a Stuttgart: ce n’era di energia e di voglia di viaggiare sedici anni fa.

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quasi niente di tutte queste avventure, tuttavia, nelle riprese, che si limitano in sostanza quasi soltanto ad un veloce e impressionistico ritrattino della città.

non lo trasformo ancora in un video ad hoc, perché a Pisa tornai dopo un paio di mesi dopo, per farla conoscere ad un amico che ne aveva soltanto sentito parlare fino a quel momento, e il ritratto della città seguirà allora.

rientro in aereo da Pisa in Germania. vintage 19 gennaio 2005 – quando si poteva viaggiare – 111o

poche decine di secondi di riprese del volo del 19 gennaio 2005 da Pisa a Frankfurt Hahn, l’aeroporto dei voli Ryanair, in realtà a 120 km dalla città: del resto era oramai quasi buio completo e anche quelle che ho fatto sono abbastanza indecenti: un sorvolo oramai quasi notturno della città e qualche veduta del golfo di Lerici nel crepuscolo fondo.

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rimase però fuori dalle riprese il meglio, di cui parlano almeno le mail quasi identiche a Mariella C. – Thu, 20 Jan 2005 22:35:10 – weg von Montecatini e a mia figlia Sara Thu, 20 Jan 2005 22:52:37:

[…] scena di panico quando sono arrivato al deposito bagagli, puntualissimo sui miei tempi ben calcolati, e l’ho trovato momentaneamente chiuso – senza altra spiegazione. ma un tipo che era lì sapeva dove poteva essere l’impiegato e quindi non ho perso l’aereo per questo – non sottilizziamo. beh, come esempio di che cosa è l’Italia, un posto disgraziato assassinato dall’inefficienza, dove la gente si aiuta per sopravvivere in qualche modo, direi che ci siamo.
per il resto viaggio scorrevole e appena entrato in Germania tutto ha cominciato a incastrarsi a meraviglia. ho preso da Hahn il pullman per l’aeroporto di Frankfurt: scelta azzeccatissima. 10 minuti dopo che sono arrivato è passato l’ICE per Mannheim Stoccarda, che ci ha messo 47 euro e un’ora e un quarto a fare quanto? più di 200 km mi pare, ma scorreva come l’olio. alle 22,30 ero a casa. – nessuno parlava con nessuno, tanto le ferrovie tedesche pensavano costosamente a tutto: programma del viaggio in una tasca della poltrona, con tutte le coincidenze stazione per stazione, e il treno che non sgarrava di un minuto (mi dicono che in Giappone le ferrovie cominciano a scusarsi quando il treno ha almeno 30 secondi di ritardo – non so se questo ti serve nella tesina, temo di no. lo sai però che nelle stazioni giapponesi la gente aspetta il treno ciascuno nella propria casella disegnata sul pavimento?). – in tutto le 13 canoniche ore, ma in mezzo piazza dei Miracoli e qualche bella veduta pisana, oltre a qualche dolce panorama toscano e a qualche piacevole conversazione locale. – spero che altrettanto bene sia andata per te. / io sarò a Brescia a fine mese, cominciate a prepararvi, ragazzi, dobbiamo decidere dove andare a Pasqua. – ciaooooo. – papà

Pisa, la città. vintage 19 gennaio 2005 – quando si poteva viaggiare – 111m

a Mariella C. – Thu, 20 Jan 2005 22:35:10 – weg von Montecatini

[…] quindi sono arrivato a Pisa dopo le 13, ho avuto anche il tempo di fare un giretto per la città di due ore giuste. […]

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riprese estemporanee, dunque, di un girovagare abbastanza casuale, in una giornata grigia, che spegneva la voglia di farne.

a zonzo, in mezzo a tanta gente che faceva altrettanto.

non posso neppure dire che ne esca un qualche ritratto significativo della città, forse anche perché Pisa in se stessa, fatemi dire l’eresia, non mi ha mai preso particolarmente: mi è sempre sembrata più una raccolta di monumenti che una città con una identità sua compiuta, e perfino l’Arno, che Firenze ispira, qui diventa un po’ banale.

in qualche cosa che non riesco a definire, sento una specie di spirito mercantile che aleggia ancora e che rendeva l’arte profusa nelle chiese una forma di ringraziamento dovuto, a dio, ma anche una forma di esibizione un poco pacchiana del proprio essere benestanti.

qualche dettaglio architettonico potrebbe richiamare Cambridge, ed aiuta a cogliere la differenza: lì la ricchezza è coniugata al sapere, qui ad una fede religiosa opaca, che è proprio letteralmente di facciata.

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in questo camminare poco partecipe, mi diedi comunque una meta, naturalmente, che era inevitabilmente la piazza dei Miracoli.

arrivare lì era anche cercare l’hotel nel quale nel settembre 1973 ero stato con mia madre, nel viaggio che le feci fare per l’Italia dopo l’operazione per il cancro al seno; ed era, questo hotel, proprio ai margini della piazza, per cui era facilissimo ritrovarlo.

le riprese me ne restituiscono ance il nome: Hotel Splendor; chissà se c’è ancora…