da Chengalpattu a Kanchipuram in bus, Tamil Nadu, India. 11 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 384

a Fabia, Marta, Rocco, Sara Aug 11, 2005 5:57 PM Kanchi

[…] Mi sfamo col cibo raccolto alle stazioni degli autobus: due cetrioli giganti tagliati in due all’istante nel senso della lungheza e conditi con spezie piccanti (5 rupie: 0,10 euro), un dolcetto, sempre col piccantino dentro (2 rupie, 0,05 euro), una specie di zuchero filato tuto spugnoso e fibroso, ma buonissimo (costo come sopra), perfino acqua minerale (almeno spero) in un sacchettino di plastica 0,9 rupie: euro 0,02). Ecco, la prima cosa che noto e l’abbattimento del costo della vita appena fuori dal mio piccolo paradiso di India artificiale ed europeizzata. Quando arrivo me ne acorgo subito dal costo del famoso triciclo, qui chiamato autorikscio, che e sceso dalla tremilalire ferocemente contrattate ogni volta alle 400 lire accettate senza discutere. In sostanza il costo della vita si sta pericolosamente avvicinando a zero […]

L’arrivo a Kanchi (abreviato per gli amici) e terrificante: la riedizione in piccolo di Chennai, del resto la cita ha quasi 150.000 abitanti, mica i 13.000 di Mammala. Di nuovo una periferia infinita senza identita senza volto ne nome. Beh, signori, che volete che vi dica: l’India vera e questa. Prendere o lasciare. E io non lo so ancora che cosa ho deciso di fare a riguardo. […]

questa volta non ho reintegrato nel testo le doppie che il computer dell’internet café si rifiutava ostinatamente di battere, né del resto l’ho fatto mai per gli accenti, perché proprio non c’erano mai sulle tastiere indiane.

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il video si occupa della seconda parte del viaggio da Mamamallapuram a Kanchipuram descritta qui sopra, quella che vede, prima, l’arrivo a Chengalpattu, poi la ripartenza, e infine l’arrivo alla meta.

il paesaggio naturale quasi è lo stesso del video precedente sulla prima parte di questo trasbordo abbastanza breve, ed anche quello urbano, che mi aveva strappato il grido: l’India è brutta!

ma i veri protagonisti di questo video sono invece i visi dei miei occasionali incontri nel bus e nella stazione, a volte affascinanti, a volte deformati dalla povertà.

una bellissima ragazza di Chengalpattu è assolutamente da non perdere…

ma bisogna andare a cercarsela nel video perché, stranamente, Youtube non l’ha scelta per la foto di copertina, preferendole quella di un baffuto venditore ambulante della stazione di Chengalmattu, a fianco di un suo amico, un poco menomato, evidentemente.

è in questa gente, in queste scene di vita poverissima e pure risplendente, già un poco anticipate nel video precedente, che ritrovo anche oggi il mio amore per l’India, che nasce proprio da questa indissolubile mescolanza di atroce e sublime.

da Mamallapuram verso Chengalpattu in bus, Tamil Nadu, India. 11 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 383

a Fabia, Marta, Rocco, Sara Aug 11, 2005 5:57 PM Kanchi

E cosi eccomi stupidamente ad avere buttato via il mio piccolo paradiso indiano in cerca di chissa quali avventure – questo bofonchio tra me e me, salito su un autobus per Kanchipuram, la mia nuova meta, a una sessantina di km dal mare dove potevo stare a crogiolarmi, autobus trovato all’istante alla stazione e partito 5 minuti dopo (15 prima di quanto mi aveva detto il cretino cattolicissimo proprietario dell’hotel) e miracolosamente vuoto. Seduto accanto a un driver straordinariamente baffuto (modello Umberto) che a suo insindacabile giudizio ammette o non ammette sull’autobus gli aspiranti passeggeri che lo invocano con cenni disperati dal ciglio della strada mi godo il paesaggio arido e polveroso, nonostante la pioggia della notte, immediatamente prosciugata, tranne alcune pozzanghere. […]

La seconda cosa di cui mi accorgo e che l’India in se e abbastanza brutta. Continuo a guardare con ostilita questo paesaggio, i borghi che attraverso. Straordinariamente simpatica rimane sempre la gente, attirata dalla mia videocamera, che ama farsi riprendere, intervistare e rivedersi ridendo di felicita. […]

con qualche incertezza, perché esitavo a togliergli il suo autentico sapore locale, ho reintegrato nel testo le doppie che il computer dell’internet café si rifiutava ostinatamente di battere, ma mai gli accenti, perché proprio non c’erano mai sulle tastiere indiane, e del resto non l’ho mai fatto finora.

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questo stralcio della mail a casa del giorno successivo può valere come premessa di questo video e del prossimo, che esplorano semplicemente il paesaggio e qualche volta i tipi umani nel percorso da Mamallapuram a Kanchipuram, non troppo lungo, una settantina di km, allontanandosi dalla costa verso l’interno.

qui è verso la città intermedia di Chengalpattu, secondo un itinerario della mia esplorazione deciso in autonomia di giorno in giorno sulla base delle indicazioni della Lonely Planet, naturalmente.

e questa città, considerata secondaria, non era neppure nominata, anche se oggi attraverso internet vedo che non sarebbe stata totalmente priva di interesse.

comunque vi lascio non alla polvere e al caldo del viaggio, che per vostra fortuna non potete sentire, ma alle immagini di questo paesaggio abbastanza povero, oltretutto oramai a ridosso del monsone, cioè alla fine della stagione più calda e asciutta.

ritratto molto vintage di Mamallapuram, Tamil Nadu, India. 10-11 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 382

mentre rivivo attraverso le riprese il momento della partenza da Mamallapuram verso l’interno del Tamil Nadu, ecco che riassumo in un video le diverse esperienze fatte nelle due giornate in cui ho usato la videocamera delle tre trascorse in questo luogo.

e mi viene da chiamarlo sito, più che città; infatti città non è davvero, con i suoi meno di 20mila abitanti; ma, nonostante questo, è davvero stupefacente la ricchezza dei suoi resti archeologici, del resto straordinariamente coerenti col paesaggio naturale e quasi frutto diretto del medesimo.

la somma dei 27 videoclip singoli, in cui le ho organizzate in quasi un mese di montaggi, spesso piuttosto difettosi peraltro (e me ne scuso), ha prodotto un video globale della durata di quasi un’ora.

merito della ricordata ricchezza archeologica dei luoghi, ma anche della varietà delle esperienze fatte in quei due giorni: alcune legate alle sorprese dell’impatto con una civiltà così diversa dalla nostra (le donne che fanno i muratori!, ad esempio), altre dalla particolare cordialità della gente verso il viaggiatore bianco, dato che lì si vive di due cose: la scultura e il turismo.

ma non è solo questo, è anche la tradizione religiosa che considera la pelle bianca il segno di una classe privilegiata e della maggiore vicinanza al divino.

aggiungo il fascino particolare delle musiche tamil che ho scelto molto spesso come accompagnamento e che hanno la stessa capacità di farci uscire dalla nostra quotidianità europea ed occidentale.

addio a Mamallapuram, Tamil Nadu, India. 11 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 381

marta, sara, Rocco, Fabia Aug 11, 2005 8:29 AM quando i bambini fanno ooo la seconda volta

[…] Ed eccomi […] sul piede di partenza verso Pungipuram. [in realtà Kanchipuram] L’autobus passa tra mezzora ed ora vi saluto.

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le immagini del brevissimo videoclip che segue riassumono la partenza, dalla guesthouse, con le donne muratore ancora al lavoro e che mi salutano, come se sapessero che me ne sto andando per sempre e che non ci rivedremo più, al tuctuc che mi porta alla stazione degli autobus.

sono le ultime immagini di questa città piena di vita, che è rimasta nella mia memoria e nel mio cuore come la fotografia mentale stessa dell’India.

la famiglia dell’uomo che affittava il cavallo. Mamallapuram, Tamil Nadu, India. 11 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 380

marta, sara, Rocco, Fabia Aug 11, 2005 8:29 AM quando i bambini fanno ooo la seconda volta

[…] Si ripete l’incanto […] del horseman che […] poi mi intrattiene con tutta la sua numerosa famiglia in una specie di abbraccio corale. […]

Non pensiate che sia il denaro a muovere tutto questo. Certo qui tutto costa cosi poco e attorno hai una poverta cosi dolcemente straziante che hai vergogna a lesinare e dai. Eppure si capisce benissimo che al di la della moneta qualcos’altro muove questi incontri.

Eccola l”India, come diceva Terzani l’unica possibile alternativa alla nostra civilta. E un’alternativa reale, non immaginaria, ma in atto. […]

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sono i momenti dei miei viaggi in Oriente, questi: dove entro nella quotidianità di quella gente, nei suoi riti sociali, nel calore della sua curiosità per lo straniero, accolto e non respinto, come nel cristianissimo occidente.

questa volta c’è qualche immagine, ripresa con la videocamera, e qualche frammento del penoso dialogo nell’inglese incerto da entrambe le parti, ma più dalla mia.

si ride euforici, i miei occhiali passano su un paio di visi, suscitando risate; mi attira in un ragazzo il tilaka, segnale sulla fronte, che vedo per la prima volta e di cui non conoscevo allora il significato specifico, ma mi sembrava soltanto un vago simbolo religioso.

in effetti, a seconda di come è disegnato, indica l’appartenenza a una specifica tradizione religiosa; ma quando è rosso, come in questo caso, potrebbe essere adoperato in seguito alla visita di un tempio.

qui però, di fianco al segno rosso sta un altro un’altra macchia bianca più piccola, a forma quasi di punta di freccia, e chissà che cosa vuol dire; né io lo domando, mi limito ad esplorarla con la cinepresa.

altrettanto curioso, per noi, è l’uso di colorare di rosso le unghie anche nei maschi.

e che dire di quella specie di orecchino d’oro che la moglie di uno di loro, non del povero conducente del cavallo, porta infilato in una narice, assieme ai due grossi orecchini veri e propri?

tutto è nuovo, magico, sorprendete per me, ma più di tutto il clima di confidenza e cordialità di questo incontro.

a cavallo sulla spiaggia vicino al tempio Shore. Mamallapuram, Tamil Nadu, India. 11 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 379

marta, sara, Rocco, Fabia Aug 11, 2005 8:29 AM quando i bambini fanno ooo la seconda volta

[…] Si ripete l’incanto […] del horseman che viene a farmi fare una passeggiata a cavallo sulla sabbia […]

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che frase concisa, per un momento di puro fascino e incanto.

e fiabesca non è solo la cavalcata in sé (che potrebbe ricordare quella altrettanto magica sul dromedario di qualche mese prima nel deserto di Asswan), anzi, definirla cavalcata è certamente un abuso, perché è soltanto una breve camminata al passo sul cavallo, guidato a mano dal suo horseman, e la cavalcata è soltanto nell’immaginazione.

anzi, questo è un intrattenimento prettamente turistico (sto cercando, invano di colpevolizzarmi a posteriori per averla fatta; ma che cosa assurda! quella gente non vive forse proprio di questi stupidi turisti di mezza età che si fanno fare dei selfie o delle riprese (peggio ancora) sul loro ronzino?

no money today, dice Krishna, l’indiano che si guadagna la vita affittando il suo cavallo e che cerca un dialogo con me, che conosco così poco l’inglese, vent’anni fa, da farmi perfino sfuggire il significato di riding, cavalcare.

ma come negare che il tempio di Shore, con i suoi pinnacoli, sullo sfondo del mare blu che gioca col giallo della sabbia, fa sentire anche il viaggiatore più convenzionale come un esploratore di mondi e gli fa pensare di essere entrato per qualche minuto in un regno di favola?

una spiaggia vicino al tempio Shore. Mamallapuram, Tamil Nadu, India. 11 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 378

marta, sara, Rocco, Fabia Aug 11, 2005 8:29 AM quando i bambini fanno ooo la seconda volta

[…] l’incanto […] fin sulle spiagge solitarie, delle vaccherelle grandi come capre […]

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dimentico quel che dirò dopo il link del video, e che mi rode dentro, e passo a commentare queste immagini, che sono prese nello stesso contesto del video precedente e che nelle riprese risultavano mescolate a quelle:

è una spiaggia, quella a nord del tempio Shore, patrimonio culturale UNESSCO, che qui però non si vede, e le vedute che se ne hanno sarebbero assolutamente eccezionali per un motivo che nessuno di noi sa vedere: che è una spiaggia non turisticizzata, allo stato primigenio di natura o quasi.

gli indiani ci passeggiano soltanto, solo una coppia sta distesa poveramente a prendere il sole; attorno, e nei prati che precedono la sabbia, e che sono talmente polverosi che la anticipano e un poco le somigliano, immagini di miseria estrema, con gente che fruga nei corsi d’acqua, in cerca di che cosa? qualcosa da mangiare? granchi?

o gente un po’ meno povera che sorveglia qualche capra stenta come l’erba che bruca.

eppure la natura riesce ad essere bella, forse perché indifferente alle miserie umane, e una spiaggia sabbiosa senza ombrelloni appare quasi un miracolo.

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ed ora rieccomi alle dolenti note, e a scusarmi per la pessima qualità del montaggio.

è abbastanza ovvio che, nel passaggio dalle riprese ai videoclip, io debba modificare un poco la sequenza delle immagini, per dare alla loro successione un senso vagamente narrativo o anche solamente lirico.

l’operazione non dovrebbe essere particolarmente complessa.

peccato che Climpclamp, il programma standard di montaggio video che viene fornito da windows e che ha cancellato i precedenti, decisamente molto migliori, non abbia più il comando fotogramma per fotogramma per tagliare al punto giusto; per rimediare, si porta tuttavia al massimo l’ingrandimento della sequenza (con perdita di parecchio tempo) e si taglia nel punto di passaggio, o in quello che appare tale, poi si procede a spostare le sequenze nella successione che sembra più significativa.

solo che il programma mantiene irresistibilmente un frammento dell’ultimo fotogramma precedente o successivo nel punto del taglio, e questo determina un fastidioso sobbalzo visivo durante la riproduzione.

la cosa veramente irritante è che, per giunta, quando esamini il video col programma, prima di scaricarlo, questo fatto non si vede; risulta soltanto al momento dell’esecuzione successiva, dopo che hai aspettato tutti i minuti necessari perché il video esca dal programma, e lo riguardi per controllare.

ma a questo punto a poco serve ricaricarlo nel programma, e provare a risolvere il problema, individuando il singolo fotogramma rimasto e cancellandolo, uno ad uno, per ogni sobbalzo visivo che ti ricordi, dato che nel programma il difetto non si vede: evidentemente Climpclamp lo ripristina di nuovo.

ed ecco che esce un video, come quello di qui sopra, nel quale quasi ogni passaggio da una ripresa all’altra è un pugno nell’occhio dello spettatore e nel cuore dell’autore.

così il divertimento del montaggio si trasforma in una specie di supplizio e può darsi che la smetterò.

attorno al tempio Shore. Mamallapuram, Tamil Nadu, India. 11 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 377

marta, sara, Rocco, Fabia Aug 11, 2005 8:29 AM quando i bambini fanno ooo la seconda volta

[…] Si ripete l’incanto […] di altri monumenti dispersi fin sulle spiagge solitarie […]

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il tempio Shore è del resto la seconda grande attrazione turistica di Mamallapuram, e in effetti era la prima cosa che ero andato a visitare il giorno dell’arrivo, ma senza cinepresa.

elegante nella sua struttura, deve parte del suo fascino anche all’essere collocato in riva al mare, cosa alla quale si deve aggiungere il mezzo miracolo recente di essere rimasto intatto anche se colpito pochi mesi prima dal grande tsunami che fece 400mila morti sulle rive dell’Oceano Indiano.

sembra dunque che nelle mie ultime ore a Mamallapuram io abbia voluto rimediare alle mie lacune di turista standard, andando a riprendere almeno le mete quasi obbligate di chi visita questa città del Tamil Nadu, forse la più bella.

ma chi cercherà delle immagini patinate resterà deluso, non solo per i limiti tecnologici di una videocamera di quasi vent’anni fa, per la mano incerta mia come operatore, e per la frettolosità del montaggio, poco curato, anche se esigente pur sempre del tempo vita, ma proprio per l’impostazione del mio sguardo che va a riprenderlo proprio dall’angolo meno scenografico, cioè dal retro.

ebbene sì, ho trascurato del tutto il suo affaccio sul mare e alla fine risulto quasi più attirato dal villaggio polveroso di capanne e dal povero paesaggio umano che ci gira attorno, che dallo splendore estetico di questo sito patrimonio dell’umanità UNESCO.

insomma, resterebbe quasi sconosciuto ai lettori del mio blog se non ne avessi già messo una foto cartolina in questo post: partenza in aereo da Negombo, sbarco a Chennai e arrivo a Mamallapuram, Tamil Nadu, India, finalmente! 9 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 354.

rimedierò ancora, riutilizzando la stessa foto in testa a questo post, anziché usare, come di solito, quella che Youtube attribuisce come copertina al mio video, anche perché qui ha dato troppo rilievo ad una brutta statua moderna in arenaria rossissima, collocata alle spalle del tempio.

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comunque, qualcuno si guardi anche questo, magari soprattutto per ascoltarsi il suo bizzarro commento musicale, ricavato da un film in lingua tamil:

Chennai, la capitale del Tamil, è la seconda Bollywood dell’India, dopo Mumbai: scommetto che nessuno lo sapeva, vero?

non certo per merito mio, comunque…

i Cinque Ratha, o carri sacri. Mamallapuram, Tamil Nadu, India. 11 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 376

marta, sara, Rocco, Fabia Aug 11, 2005 8:29 AM quando i bambini fanno ooo la seconda volta

[…] un ultimo giro ai templi dei 5 fratelli del Mahabahrata sulla spiaggia […]

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chiamo il sito in questo modo, perché la guida della Lonely Planet accenna ad una leggenda che li vorrebbe dedicati ai cinque fratelli Pandava, eroi del Mahabarata, dicendo però che è incerta, anche se la coincidenza numerica rimane suggestiva.

però è con questo nome che sono noti: Five Rathas in inglese, cioè Cinque Carri Sacri, che è indicato il sito indubbiamente più spettacolare di Mamallapuram.

si tratta, naturalmente, di templi, sempre monolitici, a forma di carro sacro, non di carri veri e propri, ai quali del resto questi piccoli fantasiosi templi assomigliano molto poco.

fra loro è stato collocato un elefante di pietra, probabilmente suggerito da una roccia naturale che ne aveva già una forma vagamente simile

(del resto un elefante che pareva scolpito nella roccia, ma era una formazione del tutto naturale lo avevo già visto il giorno prima in un altro sito della città).

del resto, a chi abbia visto il video precedente non sfuggirà la stretta somiglianza fra questo monumento, di un’epoca che corrisponde al nostro alto medioevo, con le sculture simili che ancora producono gli scalpellini, o meglio gli scultori, delle strade di Mamallapuram.

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per qualche motivo, da ricondurre parte a snobismo, per non sentirmi un turista standard, parte al biglietto d’ingresso, che mi pare di ricordare fosse alquanto esoso, ho dedicato un’attenzione molto frettolosa a questo complesso invero straordinario, come del resto ho già raccontato.

tuttavia mia pare che, pur se dall’esterno del recinto, si potesse coglierne comunque l’essenziale.

e in questo modo ho risparmiato le mie consuete lungaggini estetizzanti a me stesso e a chi guardasse questo video, in realtà molto breve, come questo stesso post, del resto.

Mamallapuram sempre al lavoro, Tamil Nadu, India. 11 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 375

che dire se ritorno ai miei amati scultori di strada?

un quarto videoclip dedicato a loro? non mi stancherei mai di guardare questa sintesi perfetta della vita concreta e della scultura indiana,

e poi questo è forse il più bello.

cultura e scultura, ci sarebbe da scherzarci su.

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questo è un video, uno dei pochi, che presenta le riprese così come sono venute, il tema è così coinvolgente per me, che non ha bisogno di rielaborazioni.

mi sono accontentato di lavorare un poco sull’audio, anche questo ampiamente originale, ma inframmezzato o mescolato con una musica locale.

la stessa mescolanza di vita e cultura, che abbiamo detto essere l’anima di queste immagini.