l’ingresso al tempio Sri Vaikunta Perumala a Kanchipuram, Tamil Nadu, India. 11 agosto 2005 – quando si poteva viaggiare – 385

Fabia, Marta, Rocco, Sara Aug 11, 2005 5:57 PM Kanchi

[…] L’hotel e scelto a caso, vecchio e malmesso, ma costosetto perche nello stesso tempo pretenzioso: ho una camera immensa, perfino col salotto e la tv, che spengo subito. La docia rivela la scomparsa dei mitici buboni (per tranquilita di tuti) e la fioritura universale delle eterne bole acquose che precedono il cambio della pelle ustionata dal sole, eco la causa degli indicibili pruriti. E poi mi buto a dormire. Non so come, ma sono sfinito.

sentite: questo pc rifiuta di battere le doppie a suo piacere quando vuole, come l’autista del pullman – adeso per esempio sta smentendomi, ma io sono stufo di tornare indietro a coregere continuamente. Quindi pensateci mentalmente voi.

Esco alle 5, la prima meta e uno dei 200 templi rimasti (dice la guida) dei 1.000 originari per i quali era famosa in questa cita anonima, non dei piu importanti tra l altro. Il biglietto di ingreso e di 0,02 euro, anche se il guardiano fa il furbo e dice che e proibito fotografare, ma se gli paso 0,20 euro chiude un ochio. Sono felice di farmi fregare per cosi poco. […]

nel tempio ci sono solo io. […]

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Kanchipuram è nota anche semplicemente come Kanchi, cosa comprensibile se si pensa che puram significa semplicemente città, dal sanscrito pur (villaggio, forte o dimora); -pur o –puram è un suffisso comune per le città in India; spero di non dire una stupidaggine, ma potrebbe avere qualche relazione con la parola latina urbs nella comune origine indoeuropea?

continuando in queste azzardate illazioni, kanci, கஞ்சி, è la farinata, ma qui mi fermo, perplesso.

è una delle sette città sacre dell’India e l’unica nel sud del paese: è dedicata a due divinità, a differenza ancora delle altre: Shiva e Vishnu, ma è anche il centro del culto della dea Shakti, che qui però è chiamata Kamakshi – così almeno dice la Lonely Planet.

Shakti, per la verità, più che una dea, come era in origine in quando compagna del dio Indra, diventa poi piuttosto l’Energia divina femminile personificata, per nulla accomodante e sottomessa, ma piuttosto difensiva e aggressiva, anzi è il vero e proprio potere supremo della vita: gli dèi ne hanno bisogno, senza di lei sono inattivi, perché è Śakti che continuamente trasforma tutti gli elementi dell’universo. e in questo culto si esprime anche una sotterranea opposizione alle culture vedica e brahmanica, dove il ruolo della donna è subalterno.

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chi mi leggesse non dovrebbe meravigliarsi di questo continuo trasformarsi dei nomi e delle identità stesse delle varie divinità dell’induismo, perché questa visione fluttuante del sacro è proprio una delle caratteristiche fondamentali della cultura indiana.

ho letto una volta che in India esiste un verbo solo per indicare essere e divenire; non so se sia vero, ma è come se lo fosse, e mi augurerei di vivere dentro una lingua costruita in questo modo.

chissà che ne avrebbe detto Nietsche, col suo aforisma diventa quel che sei, che sarebbe insensato in India, dove l’unico modo di essere è diventare.

dunque, eccomi alla scoperta del mondo della continua trasformazione.

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mi devo essere rapidamente sistemato nella guesthouse del giorno, anzi della notte, per uscire subito, così da moltiplicare la giornata per due: dopo la mattina di Mamallapuram, ecco il pomeriggio e la sera a Kanchipuram.

e la mia prima meta è scelta molto bene, mi rendo conto oggi:

è il tempio Sri Vaikunta Perumala, uno dei più piccoli ma anche dei più antichi della città.

dedicato a Vishnu, costruito fra il 674 e l’800 d.C. dalla stessa dinastia dei re Pallava che dominava in quel tempo anche Mamallapuram, il suo stile peraltro è molto diverso da quelli di lì, pur se siamo a breve distanza dall’altra città.

ma avremo modo di parlarne ancora, a proposito delle riprese successive che ne mostreranno l’interno.

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qui per il momento ne vediamo l’ingresso, in quel momento in restauro, con donne e uomini che ancora lavorano come muratori.

e poi, ecco un deposito interno di coloratissime statue di dei e divinità che mi vengono mostrate da una guida, anzi letteralmente svelate, dato che le libera dai teli che le ricoprono, per mostrarmele.

purtroppo non le so identificare di più, e lui è molto meno loquace del suo collega di Mamallapuram del giorno prima, anzi, a giudicare dalle riprese, lo si direbbe quasi completamente muto.

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ma ad ulteriore introduzione al video e ai templi di questa città sede di pellegrinaggi, ecco alcune prime annotazioni dalla mail spedita a casa dalla città successiva.

Fabia, Marta, Rocco, Sara Aug 12, 2005 4:28 PM da Kanchi a Vellore, che calore

[…] cio che rende irripetibile l’India (in questa zona) sono invece i monumenti: […] all’interno dei sacri recinti sei fuori dal mondo, assorto in un universo parallelo di truculente e magiche mitologie. e ognuno di questi con un carattere suo, nuovo, particolare. […]

mi scuso ancora dei passaggi bruschi realizzati dal maledetto programma windows di montaggio video, Climpclamp, che forse vuole appunto alludere ai sobbalzi che costringe lo spettatore a fare; quando avrò nove vite a disposizione dedicherò un’ora ulteriore ad eliminarli e a rifare il video.

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