videodiario Addis Ababa 1 luglio 2005. vintage – 315

ed ecco il modestissimo e ridottissimo videodiario dell’1 luglio, venerdì, come ho già detto: giornata probabilmente ampiamente occupata dalle operazioni d’esame (tanto da farmi dubitare addirittura che le riprese siano in realtà del giorno successivo; la loro datazione fu fatta qualche tempo dopo, fidandosi di una memoria in realtà approssimativa).

sono le ultime scene di quel poco che ho potuto documentare della Addis Ababa popolare, dato che il mio viaggio (di lavoro) di quel giugno-luglio 2005 non è stato purtroppo un vero viaggio in Etiopia, con la sua ricchezza straordinaria di popoli diversi e anche di storia, ma soltanto ad Addis, che era allora soltanto una semi-metropoli che galleggiava in mezzo ad un oceano di baracche.

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avevo avuto in verità l’idea di andare ad Harar, alla ricerca dell’Etiopia vera, anziché alla turistica Lalibela, nei due giorni rimasti liberi dagli esami, anche perché era stata la base delle imprese militari di mio padre nel 1940-41, prima della disfatta italiana contro gli inglesi, della sua fuga e della sua cattura.

ma era stata spenta sul nascere dall’ambasciata, che l’aveva fortemente sconsigliata per motivi d sicurezza.

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ecco, questo fu effettivamente un limite forte di quel soggiorno, anche se qualche visita imprudente l’avevo pur fatta, ricambiato da qualche sorriso, accanto anche a diversi sguardi molto ostili verso il ferenji, cioè lo straniero bianco, esaminato attentamente come una possibile preda.

però avvertivo una certa paura, per la prima volta nei miei viaggi e forse l’unica (se si eccettua qualche momento in California nel 2014 accanto ad analoghi disperati accampati, sia pure molto più isolati, ma in una condizione del tutto simile a questa).

certo, adesso penso agli esami della mia amica Emanuela, che faceva il mio stesso lavoro a Parigi ed era andata a farli in Nigeria, credo l’anno dopo, e aveva dovuto girare sempre con quattro guardie armate di scorta, per quel tanto che aveva potuto.

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dunque ero stato ancora fortunato, e un poco lo sono i miei sparuti spettatori che, se vogliono, possono condividere le mie esperienze, tanto tempo dopo, sia pure a sprazzi, e senza correre nessun pericolo proprio, salvo quello di annoiarsi.

mi spiace tuttavia che il mio reportage, che sta per concludersi, sia così ridotto e casuale, un semplice assaggio.

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