inizia il giro del mondo – my bortoround n. 1 -254

 28 dicembre 2013

non sciupiamo quest’altra coincidenza: la costruzione dei 137 videoclip del viaggio indonesiano finisce nel giorno stesso, ieri, nel quale finalmente mi è arrivato il biglietto aereo di base per il giro del mondo 2014.

e quindi è anche giusto che i due post siano affiancati nel blog, come in una staffetta nella quale ci si passa il testimone…

ma ora che ho concluso la fase di lavoro sotto traccia, piuttosto lunga e complessa, che mi ha portato a questa prima tappa organizzativa, vorrei descrivere come ci sono arrivato: forse fornirò qualche notizia utile per chi volesse in futuro ripetere l’esperienza.

* * *

per i biglietti aerei giro del mondo ci si può naturalmente rivolgere alle agenzie o farli via internet.

questi biglietti prevedono, copiando da un sito, “fino a 16 voli e fino ad un tot di miglia: con giro del mondo si intende che deve per forza prevedere 1 attraversamento ed uno solo sia per l’Oceano Atlantico che per quello Pacifico, che i voli devo tendenzialmente essere tutti verso est o verso ovest e che si torna al paese di partenza”.

sono basati su alleanze fra diverse compagnie aeree, che si accordano fra loro per emettere un solo biglietto globale.

tuttavia il limite dei 16 voli si rivela ben presto troppo ridotto, anche perché vengono considerati separatamente anche gli scali intermedi: se per esempio voli ad Hong Kong facendo un Malpensa – Londra – Dubai – Hong Kong, ti sei già consumato tre voli, e altrettanti rischi di consumarteli per il ritorno: l’intermedio che resta è poco; e il chilometraggio è tiratissimo: difficile passare da un emisfero all’altro, addirittura.

insomma, il viaggio si rivela striminzito e sacrificato, almeno rispetto alla mia esigenza che non era quella di fare il giro del pianeta in qualche modo, per tornare a casa a raccontarlo o scriverne sul blog, ma costruire un viaggio vero, con soste nei diversi paesi e processi di conoscenza…

* * *

aggiungiamo il discorso dei costi: in Germania ho trovato, abbastanza casualmente, un’agenzia specializzata sul tema, mentre andavo in municipio ad informarmi delle pratiche per ottenere la cittadinanza tedesca: lì, a Stuttgart, un viaggio base attorno al mondo mi è stato proposto per più di 5.000 euro; in Italia, da una agenzia non specializzata, a 4.500 euro.

e quando ho cercato di organizzarmelo per conto mio su internet, su un sito specializzato, per vedere se riuscivo a risparmiare, mi è uscito un costo di 15.000 euro! inoltre non riuscivo mai a chiuderlo, perchè superavo le 16 tappe o il chilometraggio.

ora, non dico questo ultimo, con la sua cifra assolutamente folle per me, ma anche i primi due erano entrambi eccessivi per le mie tasche e per il peso che attribuisco alle mie passioni; inoltre è un periodo in cui ho in ballo altre grosse spese e vorrei che questo viaggio, come avviene per tutti quelli che faccio, restasse compatibile col mio ordinario budget di spese mensili, e non intaccasse le altre risorse personali, che mi servono per altro.

* * *

a questo punto avevo già mentalmente accantonato il progetto, verso fine settembre, quando mi è arrivata una dritta interessante…

prima però voglio farvi leggere come continua la citazione che avevo cominciato a riportare sopra, a proposito dei costi dei viaggi intorno al mondo:

Un Round The World (RTW) Ticket è sicuramente più costoso di un biglietto di andata e ritorno per l’angolo opposto della terra (la Nuova Zelanda), ma se vogliamo fermarci in altri uno o due posti sicuramente già diventa conveniente.

bene, a me è stato consigliato, e molto opportunamente, di fare esattamente quel che il sito sconsiglia!

occorre considerare che la compagnia aerea neo-zelandese, essendo agli antipodi dell’Europa, consente di fare un viaggio di ritorno nella direzione opposta a quella scelta nel viaggio di andata: in sostanza, cioè, un biglietto aereo di andata e ritorno per la Nuova Zelanda è già un biglietto aereo giro del mondo: vai ad est e torni a ovest, o viceversa.

la vera piacevole sorpresa è che la compagnia ti consente anche di fare soste intermedie, e perfino di arrivare in un aeroporto e partire da un altro, a condizione che si mantenga sempre la direzione del volo verso  est oppure verso ovest.

* * *

organizzando bene la cosa, il risultato finale è che mi sono costruito, a partire da questo ticket AR per Auckland e al costo del medesimo, un viaggio giro del mondo a mia misura d’uomo, molto personalizzato, con una spesa base che al momento è di poco superiore ai 2.000 euro.

dovrò innestarci sopra adesso nel dettaglio alcuni voli intermedi con compagnie locali, ma ho già verificato che il loro costo è davvero irrisorio.

meno di 3.000 euro di aereo per un viaggio che prevede Cina, Vietnam, Laos, Giappone, Nuova Zelanda, Papeete, California, Messico, Cuba, considerando che intendo fare via terra alcune tratte: Hong Kong – Vientiane – Saigon; Osaka – Tokio; Los Angeles – Bassa California.

* * *

ora si deve passare alla fase successiva: biglietti intermedi e visti; ma di questo si parlerà nelle prossime puntate…

intanto ecco il biglietto base acquistato:

1. partenza 16 luglio Malpensa, ore 13:15

arrivo 17 luglio Hong Kong ore 6:15

2. partenza 15 settembre Tokio ore 18:30

arrivo 16 settembre Auckland ore 8:15

3. partenza 29 settembre Auckland ore 9:15

arrivo 28 settembre Papeete ore 15:15

non è un errore di battitura! si arriva un giorno prima di essere partiti perché si attraversa la linea del cambiamento di data!

4. partenza 11 ottobre Papeete ore 23:50

arrivo 12 ottobre Los Angeles ore 11:00

5. partenza 29 novembre  Los Angeles ore 16:00

arrivo 30 novembre  Londra ore 10:45

partenza 30 novembre  Londra ore 14:55

arrivo 30 novembre  Milano Linate ore 17:55

* * *

ma ecco un primo stop: bagaglio ammesso: 20 chili!

ecco un primo problema da risolvere, perché non sarà soltanto un viaggio attorno al mondo, ma anche attorno alle stagioni!

comunque buon 2014, bortocal!

* * *

certo, se le tre settimane indonesiane hanno prodotto circa 8.000 foto e qualche centinaio di riprese, che cosa sarà di un viaggio che durerà 4 mesi e mezzo.

dovrò cambiare i miei parametri di riferimento, suppongo, oppure fornirmi di una tecnologia nuova.

e poi, se ho impiegato sette mesi a illustrare sotto forma di video il mio viaggio in un paese solo (se così può essere chiamata l’Indonesia che appare piuttosto, più realisticamente, un sub-continente che contiene mondi differenti), che mai sarà dei montaggi successivi?

basterà il resto della vita a finirli?

ma soprattutto saprò reggere la sfida di quasi cinque mesi di solitudine e auto-sufficienza, nonché di sfide organizzative continue?

* * *

intanto, per chi è arrivato fino a qui un piccolo premio di consolazione: Around the World dei red hot chili peppers,

dopotutto c’è soltanto una piccola “a” di differenza in più rispetto al titolo di questo post…

. . .

commenti:

amleta 31 dicembre 2013 alle 14:38
Meravigliosa impresa che ti sei già costruito sapientemente a misura tua personale. Credo che per poter descrivere poi questo lunghissimo viaggio dovrai aprire un nuovo blog 😛
Buon 2014 🙂

bortocal 31 dicembre 2013 alle 16:03
la parola “costruito” è ancora un po’ prematura.
siamo alla fase della progettazione iniziale.
ci vogliono tanti altri passaggi ancora, e poi soprattutto ci sarà la sfida di viverlo davvero.
(capisci un po’ di più, adesso, io credo, perchè non amo i forti legami).

amleta 31 dicembre 2013 alle 16:25
Quando frequentavo l’università conobbi il ragazzo di una mia amica che era originario del Congo. Aveva i genitori e i fratelli sparsi per il mondo e diceva che si vedevano solo di rado eppure c’era un legame così forte tra di loro e si sentiva anche solo ad ascoltarlo quando ne parlava. Sono troppo spirituale per dirti che la vicinanza fisica è l’unica cosa che conta! E poi, concedimi di stuzzicarti un pò, ma forse non era ora di trasformare questi lunghi e solitari viaggi da solo in un’avventura a due? Del resto non hai mai fatto un’esperienza del genere no? Invece ha prevalso la tua paura, non del viaggio, ma della co-esistenza 🙂

bortocal 31 dicembre 2013 alle 18:22
cara amleta,
hai una tua immagine mentale di me che non collima del tutto con la mia realtà.
senza pensare che fino al matrimonio a 29 anni ho comunque convissuto con la famiglia di origine, via via ridottasi alla sola mia madre, guarda che ho avuto alle spalle 11 anni di convivenza matrimoniale (a parte qualche fuga da casa, ma breve… e i liberatori esami di maturità fuori sede): era dura, ma ho avuto una moglie e tre figli; ho alle spalle solo due anni fa la convivenza di quasi un anno con un nipote 17enne che non aveva dove andare.
sono abbastanza capace, come vedi, di adattarmi alla convivenza (anche con persone a volte francamente impossibili – a cominciare da me stesso), ma lo faccio solo per qualche esigenza superiore.
la convivenza non è nelle mie corde, forse in questo assomiglio vagamente a Woody Allen, non provo il minimo desiderio di convivere stabilmente con qualcuno, anzi lo sento come un vivissimo fastidio e, se non ci sono motivi obbliganti per sopportarlo, non vedo perché dovrei adattarmici.
anche nei viaggi ho sempre girato in compagnia fino a 10 anni fa: con amici, prima di sposarmi, in due o in gruppi più grandi (fu in uno di questi viaggi di gruppo che conobbi mia moglie), poi con moglie soltanto e con moglie e figli, quando sono arrivati; dopo separato ho continuato a viaggiare con altri, con mia sorella, con amici singoli, in piccoli gruppi.
è l’esperienza diretta che mi ha portato a concludere che, per me – e non è certo una legge morale universale – nel viaggiare da solo quel che indubbiamente si perde è abbondantemente più che ricambiato da quel che si guadagna; e non sono abbastanza narciso da costringere una eventuale accompagnatrice o un amico a farmi da bella statuina di accompagno.
no, oggi io giro, fotografo, filmo, mi arrampico in posti impossibili, a volte affronto delle sfide che non potrei imporre a nessun altro che a me: quando sono finito nelle sabbie mobili in Thailandia, non ci sarei mai arrivato se avessi avuto qualcuno con me, non potrei mai fare affrontare ad altri i rischi che posso prendermi se riguardano solo me.
anche di recente ho rifiutato proposte di viaggio in coppia, lasciando la bocca amara; però sono abbastanza vecchio da sapere quello che voglio e da capire che un rifiuto chirurgico iniziale è meno doloroso di un accompagnamento esausto e conflittuale.
per quanto fisicamente io sia molto modesto, non saprei dirti perché rivelo un’energia non comune, che altri non hanno, viaggiando: quindi o mi adeguo io a loro, e ne avrei un senso di privazione, o proverebbero loro a tenere i miei ritmi e ne avrebbero un senso di frustrazione,
quindi, ti garantisco che non ho nessuna paura dei viaggi a due: non sono io che deve temere di viaggiare con qualcun altro; è l’altra persona che deve avere paura di viaggiare con me! 🙂 🙂 🙂

amleta 4 gennaio 2014 alle 11:40
Anche in questo commento hai fatto riferimento al tuo essere vecchio. Io credo che questa tua età ti stia condizionando in molte scelte. Ho letto vari commenti e non ce n’è uno in cui tu non tiri fuori la tua età. Poi però dici che riesci a far cose che magari altri fisicamente non son capaci di fare. La cosa che mi colpisce in tutto questo è questa tua doppia visione di te stesso: da una parte sei il vecchietto che ormai sa cosa vuole, sa di cosa ha bisogno, ha la sua vita, il suo passato, le sue esperienze… dall’altra c’è questa specie di cybergiramondo instancabile che si arrampica dovunque, che sfida ogni pericolo, che è l’unico a non affondare nelle sabbie mobili.
Insomma, forse a seconda dei casi, vuoi dare di te una immagine diversa. E in questo ti capisco, perchè pure io certe volte passo per una piccola ingenua e debole femminuccia e poi invece faccio cose che nessuno si aspetterebbe da me.
Però ho voluto mettere l’accento sul fatto che titi fuori l’età e l’essere vecchio come una tua difesa personale per certe cose, come se mettessi le mani avanti in certi casi. Ho solo notato questo.
Poi mi dici che sei una specie di Indiana Jones e quindi è meglio se affronti i pericoli da solo, altrimenti chi ti sta accanto rischierebbe molto. Ma che ne sai se chi ti sta accanto ama l’avventura come te? Non capisco perchè non ritieni che possa esistere una persona che ama il pericolo così come lo ami tu. Mi sembra un pò egoistico da parte tua pensare che solo tu abbia il piacere di poter affrrontare certe situazione con l’eccitazione della capacità di saperle superare.
Il tuo modo di parlare degli altri, riguardo ai tuoi viaggi, è molto svalutativo. Fai capire che nessuno riesce a tenere il tuo passo. Le convivenze sono una cosa diversa, è vero, ma anche lì viene fuori sempre il tuo fastidio di dover stare con qualcuno.
La cosa strana in tutto questo è che tu non sei un tipo introverso e chiuso, e di conseguenza solitario. E quindi è chiaro che mi chiedo cosa ci sia alla base di questa tua chiusura.
Sembra che la tua scelta di concentri su quell’aggettivo “stabilmente”, avverbio ok, che in qualche modo presuppone un senso di soffocamento, un bisogno di spazi propri, di fughe dal quotidiano,…
Il tuo volere rimanere solo, il tuo desiderio di affrontare da solo i pericoli, il tuo voler girare solo con te stesso a me sembra che tradisca invece un nascosto bisogno dell’altro che viene però visto come una minaccia e quindi tenuto a debita distanza.
Ora che mi hai riportato alla mente la tua esperienza di nascita forse riesco a capire questo tuo amore-odio verso l’altra persona. In fondo tua madre non ti ha quasi permesso di venir fuori, ti ha rifiutato una nascita serena e normale, forse vuoi far pagare a chi ti sta accanto quel soffocamento che hai ricevuto da lei. Una madre che non fa uscire il proprio bambino è come se lo imprigionasse dentro di sè,… tu forse hai paura di rimanere imprigionato di nuovo da una donna. Ma la mia è solo una supposizione.
Per mia esperienza personale posso dire che di solito quando si sceglie il viaggio si scappa da qualcosa. E il mettersi alla prova, durante il cammnino, è per dimostrare che da soli ci si può stare e si può superare tutto. Ma tu continui ad aver bisogno di fartelo sapere? 😛
b

bortocal 4 gennaio 2014 alle 22:06
commento ampio e impegnativo, mi sono preso del tempo per risponderti.
chi leggesse soltanto il tuo commento potrebbe pensare che ho passato il mio commento precedente a lamentarmi della mia vecchiaia; e solo per avere detto che sono abbastanza vecchio da sapere quello che voglio – e confermo…
“abbastanza vecchio” non significa “vecchio”.
quel che penso della vecchiaia l’ho scritto attraverso vari borforismi, in particolare il primo di questo gruppo: https://bortocal.wordpress.com/?s=vecchiaia
tutto sufficiente per ribadire che non mi sento particolarmente acciaccato dai miei 65 anni, per fortuna: sì, qualche problema alla vista, un calo dell’udito (mai stato brillante), efficienza muscolare e fiato appena diminuiti, qualche perdita di concentrazione e di memoria, una libido più calma e meno scatenata, ma nel complesso non mi lamento.
ho in cambio maggiore capacità di sopportazione, una visione più generale della vita, riesco a rimanere calmo più facilmente: bilancio quasi in pareggio.
come si mettono d’accordo il vecchietto che sa quello che vuole e il giramondo instancabile?
semplice: ammettendo che il vecchietto sa benissimo di volere girare il mondo da solo; ha cominciato a farlo dieci anni fa, con molti dubbi, ci si è trovato benissimo, ora ha anche accumulato esperienza e tecnica su questo modo di viaggiare, che non si improvvisano facilmente, e NON VUOLE cambiare, salvo forse occasionalmente: qualche gita in compagnia la fa, viaggetti di un paio di giorni con una donna ne ha fatti anche di recente; all’occasione ha anche viaggiato qualche giorno con qualche viaggiatore solitario come lui.
ma non ho nessuna intenzione di farmi un viaggio lungo con nessun altro che con me stesso.
io non ci vedo nessuna contraddizione.
è vero che non sono un tipo particolarmente introverso, anche se non sono neppure troppo socievole: fra casalingo e clubber, mi metterei a metà strada.
aggiungo che viaggiare da soli è il modo più sicuro per essere socievoli durante il viaggio non chiudersi nelle menate di coppia.
il viaggio per me è tutt’altro che una fuga, è una scoperta.
ma si nasce viaggiatori oppure no, e tu evidentemente non lo sei; hai ripetute cose che mi dice anche edoardo, ma chi non ama viaggiare non può capire il senso del viaggio.
hai centrato tutto alla grande invece per il rapporto con mia madre e la tua riflessione sul ruolo del parto travagliato nel mio rapporto con lei è molto illuminante.
una frase tipica di mia madre era “tu sei un pezzo di carne mia”; logico che nel parto non volesse privarsene…
però che io voglia per questo far pagare agli altri le mie difficoltà di rapporto con lei, direi proprio di no.
certamente mi hanno segnato, nel male e nel bene; certamente mi hanno dato una grossa spinta all’autonomia, di cui oggi vado fiero, ma che senso avrebbe ri-valersi sugli altri per ciò di cui non sono responsabili?
buona serata o buona giornata, a seconda di quando mi leggi 🙂

amleta 5 gennaio 2014 alle 12:07
Non sono una viaggiatrice, non amo viaggiare,… ma come fai a dire queste cose senza conoscere i miei viaggi? anche se non ho girato mezzo mondo come te non significa che non ami viaggiare o non sia una viaggiatrice. Ho iniziato a viaggiare molti anni prima di te, avevo solo 4 anni quando feci il giro dell’europa insieme ai miei genitori. Poi durante il liceo girai un pò di italia. Poi Londra e ora se sto ferma è solo per questioni economiche, ma non ti preoccupare che a breve posterò anch’io le mie foto in giro per il mondo.
Tu puoi viaggiare da solo o con chi vuoi. A me piace condividere le emozioni del viaggio e non penso che la coppia sia una “menata”. Anche se si sta in coppia non vuol dire che si è chiusi verso le persone che si incontrano lungo il cammino.
Ognuno ha la sua visione di viaggio, ok, e sei hai fatto la tua scelta tanto di cappello. Nessuno ti sta dicendo di cambiarla. Nessuno vuole sconvolgere i tuoi progetti o la tua vita. Stai sereno.
Non conosco il tuo edoardo ma non paragonarmi a qualcuno che non ama viaggiare perchè non è proprio mio caso. Se avessi soldi in tasca in questo momento non starei sicuramente qui a scrivere commenti a te.
Lo spirito da “traveller” mi appartiene più di quanto tu pensi o hai immaginato di me, ma non sto qui a cercare di farti cambiare idea su di me.
Per quanto riguarda il rapporto con tua madre ti ricordo che alcuni comportamenti nostri sono dettati dal nostro inconscio e quindi non ce ne accorgiamo noi stessi ma spesso sono gli altri che ci fanno notare alcune cose che facciamo senza rendercene conto. Ma non voglio dilungarmi con altre spiegazioni psicologiche. Buona domenica.

bortocal 5 gennaio 2014 alle 14:41
cara amleta,
e se tu provassi a metterti d’accordo con te stessa, o almeno con i tuoi commenti?
mica ho fatto illazioni arbitrarie sul viaggiare per te: questa frase l’hai scritta tu: “di solito quando si sceglie il viaggio si scappa da qualcosa”.
forse tu non te lo ricordi, oppure non lo hai mai saputo, ma la frase risale a Seneca, che la scrive più o meno simile, per dimostrare l’inutilità del viaggiare; ed è la frase che spesso mi cita edoardo, un commentatore che ogni tanto passo di qua (non ci sei solo tu a commentare… ;)).
questa frase è la bandiera di quella parte degli esseri umani che ha una mente stanziale, e che si contrappone a chi ha una mente nomade.
non offenderti se dico che la tua mente rientra, a mio modo di vedere, chiaramente nel primo tipo: non è un’offesa, ci mancherebbe; è una constatazione di diversità, e secondo me lo dimostra anche come scrivi.
la diversità in una relazione non è un difetto, arricchisce, se si trovano delle consonanze parziali nella diversità, altrimenti porta all’estraneità; anzi l’omogeneità totale rende la relazione noiosa ed inutile; ma non possiamo saperlo a priori, questo rapporto tra diversità e consonanze, e non si può saperlo fino a che non si sperimenta il rapporto.
tu dici che viaggi molto e dici che si viaggia per sfuggire a qualcosa (Seneca lo sapeva che cos’è questo qualcosa e diceva “per sfuggire a se stessi”, per poi osservare che comunque ci portiamo sempre con noi, e dunque questa fuga è inutile).
quindi tu non viaggi per viaggiare, ma per sfuggire: la tua non è un viaggio, è una fuga.
ed è tipico dei “non viaggiatori” non riuscire neppure a capire che cos’è davvero un viaggio: lo prendono per uno spostamento di luoghi, come hai fatto tu nella risposta.
vedi, viaggiare è prima di tutto un fatto mentale: significa avere una mente instabile e curiosa, ed è come il genere per arrotolare la lingua: o ce l’hai nel tuo patrimonio genetico, oppure non ci riuscirai mai, nè ad arrotolare la lingua nè a capire che cosa vuol dire viaggiare.
– trovo interessante della nostra conversazione, piuttosto, il discorso sulle reciproche madri; questo sì, mi interessa.
e quando dici che il nostro inconscio ci è più facile vederlo attraverso le osservazioni degli altri, hai certamente ragione.
ma, vale anche per me e per te, vero? oppure tu sei l’unica che riesce a vedere nel suo inconscio meglio degli altri?
con affetto, nonostante le punzecchiature, che comunque non mi fanno male; spero che le mie della risposta siano altrettanto nínnocue.

amleta 6 gennaio 2014 alle 9:28
Stanziale, mi hai aggiunto anche quest’altro aggettivo. Sembra che vuoi proprio incasellarmi in questa categoria. Non ho citato Seneca, ma lo conosco bene il tuo amico Seneca, specie quando parla di “felicità”, libro che ho ripreso a leggere prima delle feste natalizie.
Quindi io non sarei abbastanza curiosa e interessata al mondo esterno, tale da farmi stanziare in un posto e rimanere lì a vita?
La fuga nel viaggio è solo un aspetto, io non lo racchiudo tutto in questo ma ho solo messo in evidenza un aspetto importante del viaggio.
Fuggire da se stessi non è mica una cosa negativa, anzi, vuol dire che si parte da un punto conosciuto per trovarne altri sconosciuti in sè. La fuga non la intendo come una cosa negativa io.
Il viaggio interiore è molto più complesso di quello fisico, a cui ti riferisci tu, ed io mi riferivo a questo oltre a quello di macinare kilometri.
Dici che un non viaggiatore non può nemmeno capire cosa è il viaggio. Ma perchè ti ostini a dirmi che non sono un viaggiatore?! Anche se non posto foto di posti esotici o di paesaggi oltreoceano non vuol dire che non ami viaggiare e non sia una nomade come te. Tu definisci viaggiatore solo colui che prende aerei e si gira il mondo? Ebbene, allora hai una visione ristretta del viaggio. Perchè tu magari pur avendo girato molti stati magari sei rimasto fermo sullo stesso punto e non te ne rendi conto.
Non ho letto i commenti del tuo Edoardo, non leggo i commenti degli altri, non ho abbastanza tempo per farlo, e comunque dubito che la fuga per lui sia la stessa cosa a cui mi riferisco io.
Non dubito che il discorso sulla madre ti interessi e se vedi qualcosa nel mio inconscio puoi dirmelo, ormai sono abituata ai tuoi strali. Non sono io a punzecchiarti ma sei tu a darmi dei veri morsi con le tue sentenze sul mio modo di essere.
Le tue risposte non sono affatto innocue, io non sono fatta di cemento come alcune persone, io sento le cose. Mi spiace che di me ti sei fatto questa idea di persona “immobile” che non va da nessuna parte. Mi spiace davvero. Ma io non devo dimostrare niente nè a te nè a nessun altro.
Se vuoi pensare questo di me ok, tieniti la tua idea.
La mia mente curiosa è stata abituata fin da piccola a vagare, viaggiare e girare per il mondo. Se sono rimasta ferma per un pò di tempo è solo per via di alcune situazioni che si son venute a creare e che non mi hanno permesso di poter riprendere lo zaino in spalla e muovermi liberamente.
Ma anche il tempo per una sosta non è stato inutile e non lo è mai. Perchè si parte, si viaggia, si torna, si riflette, si riparte, si gira ancora, ci si ferma, si pensa, si torna indietro….
Tutto mi puoi dire ma non che io sia stanziante!
Dentro di me c’è un bisogno di spazi aperti, di terre lontane, di posti impervi, ma….la legge dei costi è reale, non è una bazzecola! Sennò a quest’ora stavo in Tasmania!

bortocal 6 gennaio 2014 alle 12:23 · ·
VERAMENTE, amleta, devi metterti un poco più d’accordo con te stessa.
hai scritto all’inizio del commento precedente “Non sono una viaggiatrice, non amo viaggiare” e hai chiuso il commento scrivendo “non paragonarmi a qualcuno che non ama viaggiare perchè non è proprio mio caso”.
in un altro commento hai scritto “di solito quando si sceglie il viaggio si scappa da qualcosa”: adesso scrivi “La fuga non la intendo come una cosa negativa io”; ma “scappare” non è forse un verbo dal significato negativo?
mi sembra evidente che per proseguire la discussione ci vuole un minimo di stanzialità nelle affermazioni, altrimenti è tempo buttato. 😉

amleta 6 gennaio 2014 alle 12:36 · ·
“non sono una viaggiatrice, non amo viaggiare” erano solo una citazione conseguenza dei termini con cui hai definito il mio modo di essere. Non erano una mia affermazione! scusa se ho dimenticato di metterle tra virgolette, ma pensavo che si capisse bene che ripetevo il tuo concetto su di me. Non sono contraddittoria, se dico una cosa è quella. Quindi ripeto, mi riferivo alle tue parole.
Ora te lo dico chiaro: SONO UNA NOMADE, MI MANCA L’ARIA A RIMANERE SEMPRE IN UN POSTO, NON SONO ABITUATA AL CEMENTO, AI PALAZZI, SOFFRO DI SETE DI AMPI SPAZI, SONO UNA VIAGGIATRICE CHE NON SI ACCONTENTA DELLE GITE FUORI PORTA, NON MI BASTANO I PAESAGGI IN FOTO NE’ LE REGIONI CHE CONOSCO. SONO UNA NOMADE ABITUATA A VIAGGI LUNGHISSIMI ANCHE DOVE NON C’E’ PRESENZA UMANA. MI PIACE SPOSTARMI DI CONTINUO. Se son stata ferma per alcuni anni è perchè non volevo lasciare mio figlio orfano, visto che non aveva il padre. Ma ora che lui è maggiorenne è giunto il tempo di riprendere la polvere e il vento nelle mie scarpe e così la smetto di esser presa per una “stanziante”. Nel mio corpo manca l’aria del mare aperto, nel mio cuore manca l’aria del deserto, nelle mie mani mancano i venti delle alte scogliere, ogni cosa esistente mi chiama a sè, ogni luogo lontano mi sussurra il suo nome. Terre estreme, è questo il pensiero nella mia mente, anche pericoloso direi, ma prima o poi giungerò anche lì dove una volta è finita una delle mie vite mortali. Magari poi ti mando una cartolina 😛 

bortocal 6 gennaio 2014 alle 12:43
bene, riconosco di avere letto male una frase che era stata scritta male, per il primo punto.
ma la tua idea che chi viaggia scappa da qualcosa rimane lì in mezzo ad un discorso che mi è risultato confuso e contraddittorio.
io ritengo che se una scrive che il viaggio è un modo di scappare dai problemi, poi non possa dire che a lei piace viaggiare.
altrimenti devo anche pensare che ti piace scappare dai tuoi problemi.
il tuo ultimo commento è bello, ma non supera questo ostacolo, secondo me.

amleta 6 gennaio 2014 alle 12:43
Scappare, fuggire,….tu ti attieni al vocabolario italiano. Io non mi attengo a nessun significato prestabilito. Ho una licenza poetica, ricordi? Quindi do alle parole il significato che voglio io e non quello che c’è scritto nel dizionario. Non mi fare passare per incoerente, ti prego. Se ti sembra di perdere tempo non scrivo più niente. Così avrai a che fare solo con persone che si attengono a quello che c’è scritto sui libri. Io di ogni cosa do la mia interpretazione. Quando dissi che il viaggio è una fuga sembrava avesse una connotazione negativa, è vero, certe volte dimentico di spiegare ulteriormente ciò che intendo io con certi verbi di uso comune che vengono intesi sempre nel solito modo. Ma non voglio farti perdere altro tempo. Lasciamo stare.

bortocal 6 gennaio 2014 alle 12:47
ma insomma, amleta: tu prima mi accusi di viaggiare per scappare dai miei problemi (quali?), poi è una licenza poetica.
certo che mi sembra di perdere tempo: non capisco che cosa pensi davvero.
e non è che voglio discutere solo con persone che mi danno ragione o si attengono a quello che è scritto sui libri!
scusa se sono chiaro e netto, ma sai che sono abituato così.

amleta 6 gennaio 2014 alle 12:55
eh eh, le mie tempeste interiori fanno brutti scherzi 😛

bortocal 6 gennaio 2014 alle 12:56
😀
non peggiori di quelle sul Mare di Giava, però!

. . .

ho riprodotto il post INIZIA IL GIRO DEL MONDO – MY ROUNDTHEWORLD N. 1 – 705.

ho dovuto sostituire il video finale, perche` la versione precedente non era piu` disponibile, e ho aggiunto adesso la foto.

download3

 

Advertisements

One thought on “inizia il giro del mondo – my bortoround n. 1 -254

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s