l’inizio oggi dei miei secondi sessant’anni – my roundtheworld s.n. -244

una strana ciclicità temporale, molto simile ad una sincronicità junghiana (se solo ammettiamo, come suggerisce Ravelli, che il tempo non esiste oggettivamente, ma è soltanto una particolare relazione che viene a stabilirsi tra le esperienze di un soggetto…, ed è un tempo oggettivo, come pare a noi, soltanto perché oggettiva ci appare la realtà della nostra coscienza).

oggi è il quarto anniversario esatto (1 luglio 2014 – 1 luglio 2018) dell’acquisto della casa di Arvenino, che venne ad intrecciarsi strettamente, e quasi simbolicamente, con i preparativi del mio viaggio intorno al mondo: mentre oggi mi preparo invece all’atto del mutuo che finanzierà i lavori di ristrutturazione compiuti, che finalmente stanno volgendo al termine, e che scriverà la parola conclusione su quest’altro round, o capovolgimento del mio mondo.

della coincidenza mi accorgo soltanto a post concluso e già pubblicato, ed ecco che ci ritorno su per questa aggiunta, mentre mi rammarico di non avere scritto il romanzo blogghistico della casa, ora che la sua fase per così  dire eroica va a concludersi, e questo sarebbe stato un suo splendido capitolo, in effetti, ma io sono qui che fantastico di un secondo giro del mondo, ma probabilmente invano…

. . .

oggi ho passato quasi tutta la giornata nella nuova casa, comperata martedì, sulle mezze montagne della Valsabbia centrale: una presa di contatto, dopo quella di ieri, con una casa che era chiusa da tre anni e quasi in abbandono, ma che comunque mi è stata consegnata in piena efficienza, con mobili, posate, materassi, coperte; in un angolino nascosto, sopra un armadio, c’erano perfino alcune paginette con donnine scollacciate che mi hanno fatto ritornare di colpo alle foto furtive scambiate tra ragazzini alla fine degli anni Cinquanta: semplicemente come se un fulmine l’avesse colpita tre anni fa bloccando il tempo.

essenziale, prima di partire, verificare i problemi che ci sono e che sono inevitabili.

* * * 

ad esempio, l’allacciamento dell’acqua: venerdì ero andato alla A2A di Vobarno, per farmi spiegare dove fosse il contatore: in un tombino di ferro, davanti alla porta d’ingresso più o meno: mi avrebbero allacciato in giornata, ma io poi dovevo fare attenzione ad aprire la levetta che consente davvero all’acqua di entrare in casa.

aprire il tombino è stato facile con una leva di ferro che mi ero portato da casa e anche trovare la leva da spostare in posizione orizzontale: però l’acqua non saliva ancora.

per fortuna è passato Ermanno, uno dei venditori, [nb  2018: non so perché il nome di Achille è stato sostituito con quello del fratello], e si è fermato a salutarmi; gli ho chiesto aiuto, spiegandogli il problema; mi ha riferito di guasti alla rete idrica comunale (infatti un rivoletto usciva da un altro tombino più avanti e allagava la strada) e di un intervento di ieri che non aveva risolto il problema; poi ha guardato con me, scoprendo una seconda levetta semisepolta nel cemento: una mazza e un martello, quattro colpi ben assestati e la levetta si è liberata e anche lei è stata aperta.

peccato che la guarnizione del bidet perdesse abbondantemente e così, quando sono salito al reparto notte al secondo piano, il bagno era completamente allagato e c’è voluta un’oretta per asciugare e tirare su tutta l’acqua.

in compenso l’acqua non arriva però né al lavandino né alla vasca da bagno: mi servirà un idraulico: ecco il numero, ma non sarà facile trovarlo, mi avvisano.

* * *

intanto Ermanno mi aveva salutato, perché era quasi ora di pranzo, ma poco dopo mi ha telefonato la moglie: mi andava una pastasciutta alla buona da loro?

come no? e oltre alla pastasciutta, buonissima, di piselli, c’erano i fiori di zucca fritti e perfino delle mazze di tamburo trovate nei prati mentre falciavano il fieno.

* * *

questa famiglia è molto simpatica: dominata da un nonno imponente di 94 anni, lucidissimo, che è il giornalista di casa, e infatti alle due è andato a guardarsi la televisione, perché poi memorizza perfettamente le notizie e ne fa oggetto di commenti a tavola; ha avuto anche lui l’herpes due anni fa (lo ha detto con molta nonchalance) e il medico gli ha detto che se lo porterà dietro sino alla fine dei suoi giorni – ne parlava come fosse ancora un tempo immenso davanti; e intanto descriveva benissimo come tuttora sente delle formiche che gli camminano sulla pancia.

assolutamente straordinario, perché è la stessa cosa che provo anche io sulla mia gamba – anche in questo momento esatto che sto scrivendo, ad esempio – e non riuscivo a spiegarmi perché: non si tratta del solito informicolamento, ma di una sensazione completamente diversa, che è proprio quella di un minuscolo e preciso zampettamento molto localizzato sul tuo corpo: un vero e proprio insetto virtuale inquietante che passa su e giù attraverso i peli e sopra la pelle.

* * *

ma la nuora [nb 2018: ma in realtà la figlia], cioè la mamma di casa, è ancora più simpatica del nonno, e se volete averne un esempio, ecco un frammento di dialogo a pranzo:

stia attento alle volpi vicino a casa sua. 

“davvero?”

ci sono volpi a due zampe, molto curiose.

“gli darò un’occhiata allora.”

sono volpi molto chiacchierone: se Lei gli dice che ha un pane grande così, e fa con le dita un anellino, oppure che ha un pane grosso così, e mette assieme le due mani per fare l’anello grosso con le dita, dopo poco lo sa tutto il paese.

“ha detto pane, vero? 😉 ”

ride.

* * *

e tra me penso  che insomma, anche se lo sa tutto il paese, al massimo sono venti persone; aggiungendo anche il capoluogo, a quanto arriveremo? a trecento?

ecco i vantaggi di abitare in una valletta laterale sperduta e senza sbocco alcuno, senza altre attrattive che il canto dei galli.

* * *

intanto però ho anche saputo di avere già messo in crisi il paesello; ieri, sotto la terrazza, al pianterreno, ho trovato una sedia impagliata con una cassetta sopra e l’ho sistemata in cantina.

ma è lì che il fornaio lascia il pane fresco per il paese la mattina!

di ritorno mi precipito a rimettere la sedia fuori; ho anche deciso di non liberarmi di una decina di grosse bellissime damigiane di vetro soffiato che erano state accumulate in cortile per sapere se dovevano essere fatte a pezzi: le ho invece riportate con rispetto in cantina: concorso di idee per decidere cosa farne; io ho detto scherzando, da astemio, che ci metto i pesci rossi, ma temo verrebbe presa come una provocazione…

* * *

poi ho lavorato sodo: ho fatto delle pulizie di base, buttando via quattro sacchi stracolmi di immondizie e saturando l’unico cassonetto del paese (il paese “grande” intendo, cioè la frazione capoluogo del Comune, non quello piccolo dove sta la casa, perché 20 abitanti sono troppo pochi anche per un cassonetto dei rifiuti).

ho passato qualche ora spostando mobili, spazzando e buttando via oggetti inutili o troppo consunti, e alla fine avevo ristrutturato la distribuzione degli ambienti, facendo sì che alla fine la sentissi come mia, anche se stavo usando i mobili e i ricordi di altri, ma con una specie di rispetto: ho lasciato perfino qualche immagine sacra se proprio non era di uno squallore insopportabile, ma mi pare che abbia senso entrare come in punta di piedi in una casa che si sa d’altri.

* * *

è stata anche una giornata piena di altri contatti umani, con i vicini che venivano a curiosare e commentare.

poi è passato Devid (scritto proprio così!), il figlio maggiore dei venditori, con la fidanzata, e si sono fermati a salutarmi: andavano a Vestone perché lui partecipava ad una gara podistica.

insomma, tutto eccitante come un viaggio, o più ancora un travaso in un altro ambiente, che per ora appare accogliente, cordiale, spiritoso e un poco eccitato della mia presenza che rompe gli schemi, perché – fra tanta gente che fugge da quei posti – c’è uno di città che invece ci arriva e dio solo sa perché; del resto sembra matto abbastanza.

* * *

dsc00052
[nb 2018: la foto è del mese di aprile, quando visitai la casa la prima volta, prima dell’acquisto]

la casa, anche se ha bisogno di interventi, si è confermata una scelta azzeccatissima: quasi tutte le stanze sono volte a occidente o a nord: quindi danno sui prati, sul fienile (quello della foto è il fienile, non la casa!) e sul panorama, anche se la casa è in paese (a volerlo chiamare così), e le uniche due aperture verso il borgo sono le due terrazze (a parte le finestre della scala interna), di cui una, totalmente immersa nel pergolato dove maturano i grappoli d’uva, è un’oasi di verde e di fresco, e quella superiore è invece un solarium che comunque sovrasta le case più basse e si affaccia sulla valle dall’alto.

* * *

insomma, una gran bella giornata; alla fine mi sono addormentato su un grande e soffice lettone matrimoniale, mentre il sole del pomeriggio mi arrivava direttamente sulla faccia nella casa freschissima.

ero leggermente sfinito dalla lotta per spostare alcuni armadi e mi sono sentito felice, anche se la parola può sembrare eccessiva o fuori posto.

però credo che alcuni esseri umani sono dei realizzatori, prima che degli amanti o dei lettori: è una condizione che ha molto a che fare con l’arte, e al momento mi riempie di entusiasmo.

* * *

chi potrebbe volere di più?

aggiungete che mi pare di vivere una sfida come quando mi sono trapiantato in Germania: sfida di adattamento a un nuovo mondo, con tutto quello che si affascinante si può trovare nelle svolte esistenziali.

sto cominciando a interessarmi del co-housing naturalmente, anche se ci vorrà del tempo prima che si arrivi al progetto vero e proprio, ma vedo che alcune caratteristiche strutturali della situazione ci sono e dunque in linea teorica i contributi europei potrebbero anche essere richiesti.

intanto la settimana prossima sarà tutta di battaglia in prima linea perché devo almeno impostare, se non risolvere, i problemi con Equitalia prima di partire.

. . .

commenti:

. . .

Patrizia Caffiero 5 luglio 2014 alle 23:18
Bellissimo post…. mi sembrava di vederti!!! Non me li perderò 😉

bortocal 6 luglio 2014 alle 8:38
eh eh: sono un maestro dei bicchieri mezzi pieni… 🙂
se ogni artista è un bugiardo, come diceva Oscar Wilde, ogni blogger è un piccolo maestro nell’arte di ribaltar la frittata… 🙂

Patrizia Caffiero 6 luglio 2014 alle 11:11
perché bugiardo? è tutto vero
poi noi abbiamo la capacità di sollevare la quotidianità minima a mito…io lo faccio da 8 anni e più ad anzola ogni giorno

bortocal 6 luglio 2014 alle 21:03
certo che è vero.
ma è anche mitizzato.
“noi che” mitizziamo, siamo bugiardi, restando sinceri. 🙂

. . .

menteminima 6 luglio 2014 alle 8:42
Ha decisamente a che fare con l’arte, anche le damigiane e anche il vino, ma sei astemio … ti perdono. 🙂

bortocal 6 luglio 2014 alle 8:46
mi sento capito… 🙂

. . .

gelsobianco 6 luglio 2014 alle 3:35
Che post fantastico, Bort!
Auguroni!
Ho visto tutto!
🙂
gb
e qui non si parla-straparla di “amore-accoppiamento”…
mi sembra un sogno!

bortocal 6 luglio 2014 alle 8:40
anche a me sembra un sogno.
in ogni senso… 🙂
grazie degli auguroni: ne avrò bisogno.

. . .

bortocal 6 luglio 2014 alle 22:35
commento ricevuto via mail:
Sono arrivata da poco e non posso fare a meno di commentare, dopo aver letto il tuo ultimo post, e ripassare con te nella tua casa, nelle stanze e negli altri locali.
Inizio dal piano terra? Ti hanno lasciato persino la lavatrice, una botte gigante; e vicino alla botte c’è un piccolo forno? E quell’imbuto gigante? Le altre damigiane sono impagliate o hanno solo il vetro?
Si potrebbero ricavare delle lampade di ferro battuto per esterno.
Ci sono murati supporti per poter fare degli scaffali.
In camera da pranzo sotto quel lampadario fiori artificiali e più sotto anche un centrino di stoffa, magari anche ricamato.
Quel bel camino che certamente potrai riattivare. Potrai fare anche del caffè con una delle tre macchinette che ci sono, ma già, tu non lo prendi. Per gli amici. E i candelabri angioletti sul camino?
I mobili della camera da letto matrimoniale sembrano quasi di legno di noce, è vero? E la mega corona di che materiale è?
Anche il lettino singolo dello stesso legno, e sul letto la MADONNINA che avevo da ragazza sul mio letto.
“La Madonnina è il dipinto di fama mondiale a cui è legato il nome di Roberto Ferruzzi. Con questo dipinto Ferruzzi vinse nel 1897 la seconda Biennale di Venezia, alla quale aveva partecipato con l’intento di rappresentare la Maternità. Grazie alla straordinaria dolcezza espressiva, il dipinto ebbe un enorme successo tanto che il nome originale di Maternità, viene cambiato, in Madonnina. Questo dipinto è anche conosciuto con diversi nomi: Madonnina, Madonna con bambino, Madonna del Riposo, delle Vie, della Tenerezza, Madonnella, Zingarella”.
Anche il bagno mi piace, sembra ristrutturato negli anni 70.
Il sottotetto già ti dissi che lo immagino come la tua casa che lascerai. Forse dovrai provvedere a qualche lavoretto per eliminare le tre bacinelle che raccolgono l’acqua piovana.
A proposito di acqua piovana, non ci sarà pure un pozzo?
Il riscaldamento c’è?
Pensi al fienile come soggiorno estivo ma è un locale bellissimo e grande, si ci può realizzare di tutto.
Vedo un balcone lungo dell’edificio accanto e non mi sembra per niente in cattive condizioni.
Mauro, hai fatto, come sempre, un ottimo acquisto.
Questa casa mi fa ricordare quelle favole rappresentate in quel giardino del castello in Germania.
Non ti so spiegare perché ma è una sensazione piacevole e di buon augurio.
Non si può paragonare alla casa precedente anche se piaceva.
La difficoltà per arrivarci. Il tempo e il denaro per metterla a posto e per andarci a vivere, troppo isolata……e il rumore del trasporto per la cava.
Immagino che oggi sono venuti i figli e spero che sono stati anche loro contenti come lo sei tu.

bortocal 6 luglio 2014 alle 22:38
azzeccatissimo commento: se pare che tu abbia già visitato la casa, è soltanto perché hai visto il montaggio video che le ho dedicato.
ma l’hai guardata con un’attenzione straordinaria.
a molte domande ho risposto a voce; oggi ci sono stato con figlio, nuora e nipoti: è stata una giornata molto positiva e piena di gioia.

. . .

tramedipensieri 7 luglio 2014 alle 10:56
🙂
sono contenta per te!

bortocal 7 luglio 2014 alle 17:52
ti dico di più, allora.
domenica la casa è stata testata dalla prima visita ufficiale di figlio e famiglia ed è stata decisamente apprezzata: Ettore e Martin ci si sono divertiti meglio che al Luna Park; il più grande successo di pubblico l’ha avuta la trappola per le faine, e loro due hanno fatto amicizia anche con Anna, un bimba artista di 5 anni, figlia di un amico di mio figlio, che vive in una frazione due km più su.
nel frattempo mi è stato anche chiesto se sono disponibile a dare in prestito il pagliaio della foto per tenerci un asino…!
la risposta è stata ovviamente un entusiastico sì. 🙂

tramedipensieri 8 luglio 2014 alle 21:43
Che dirti?….
Mi fa piacere!
Da noi si dice “…a godertela con salute!”

🙂

. . .

in neretto ho riprodotto il post L’INIZIO OGGI DEI MIEI SECONDI SESSANT’ANNI – 456.

aggiungo adesso il link al video di cui si parla in un commento, realizzato con le foto fatte il giorno della prima visita alla casa, prima dell’acquisto: è, o meglio era sinora, un video soltanto privato, realizzato, come altri, per mostrare ai miei figli le varie case di mezza montagna che visitavo in vista dell’acquisto.

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