Noah, il film della nuova barbarie – my roundtheworld 15 -238

19 luglio 2014

so che i pochi che stanno leggendo questi resoconti del mio viaggio intorno al mondo, alla quindicesima puntata non ancora entrati nel vivo, troveranno di cattivissimo gusto che io, dopo avervi portato quasi già sulla scaletta dell’aereo in procinto di atterrare ad Hong Kong, faccia adesso un passo indietro per parlarvi del film Noah, uscito da pochissimo e che ho visto – letteralmente VISTO, senza audio, con i soli sottotitoli in inglese – sull’aereo.

non aspettatevi tuttavia una recensione cinematografica vera e propria di questo filmaccio di Darren Aronofsky, che non la merita affatto:

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un polpettone gigantografico, pieno di effetti speciali, che considera la Bibbia come se fosse Il Signore degli Anelli, cioè un canovaccio di storia fantastica da modernizzare a piacimento.

* * *

nel film, Noah è un ecologista integralista e non l’autore di un tentativo divino di rinnovare l’umanità per provare un nuovo inizio meno contrassegnato dal male.

Dio è il grande assente del film, Dio non parla né in fondo propriamente agisce; esistono simboli, suggestioni, interpretazioni, da cui Dio si tira fuori.

e così Noah intende in un modo ben diverso da quello biblico la sua missione: che non è, per lui, quella di rigenerare l’umanità dopo avere punito i  malvagi, ma di salvare gli altri esseri viventi, gli animali innocenti, dal necessario sterminio compiuto dagli esseri umani che non rispettano la natura.

così per Noah la sua stessa famiglia è destinata ad estinguersi, una volta esaurito il suo compito (visto che è formata, oltre che dalla madre, da tre figli maschi).

e se alla famiglia viene ad aggiungersi Ila, una ragazza sfuggita a stento alla morte, il quadro non cambia, perché Ila, a seguito delle brutalizzazioni e delle violenze subite, è sterile.

* * *

la situazione si complica quando l’intervento miracoloso del nonno di Noah, ancora vivente – per forza: e` Matusalemme! – e nascosto nella foresta (ma non per questo salvato dal diluvio per la sua giustizia), restituisce a Ila la capacità di generare.

cosi` Ila, ancora sull’arca (in barba ad ogni cronologia gravidica), genera due bambine, le spose predestinate di Japhet e Cam (preferisco usare i nomi tradizionali, che risultano diversamente trascritti nel film).

lasciamo perdere ogni completa mancanza di verosimiglianza di questa gravidanza illegittima che avrebbe portato nel mondo ebraico reale alla immediata lapidazione dei due adulteri; da integralista fanatico qual è, Noah questo se lo dimentica, ma è pronto comunque ad uccidere le gemelline, che potrebbero consentire a Cam e Jafet di generare.

Noah suscita un orrore profondo – ma ancora inadeguato e direi quasi inespressivo per la rozzezza dei modi nei quali è detto e rappresentato – nei suoi, nella moglie, in Sem, ma soprattutto in Cam, che arriva al punto di volere ucciderlo; e` aizzato in questo dal grande oppositore di Noah, Tubal-cain, il discendente di Caino, che è riuscito, in barba ad ogni volontà divina, a penetrare nascosto nell’arca stessa, dove vive nascosto da Noah, ma non da Cam, di cui invece si è fatto quasi amico.

ma rispetto a Noah, caso palese di paranoia pericolosa, questo personaggio è quasi simpatico e riesce a far sembrare espressione del buonsenso la ripetizione, ortodossa da parte sua, del comando biblico alla specie umana di dominare la Terra sottomettendo gli altri animali ai suoi bisogni e di crescere e moltiplicarsi.

insomma, il vero credente in Dio è poi, assurdamente, il discendente del primo omicida e il teorico del valore positivo dell’omicidio.

* * *

ma come Noah, il padre, alla prova dei fatti non riesce a garantire la fine dell’umanità sulla Terra a quel che lui ritiene Dio: non ce la fa ad uccidere le due neonate (cosa peraltro assolutamente comune nei tempi nei quali era uso sacrificare il primogenito agli dei) e per la vergogna si rifugia nell’alcool dopo la fine del diluvio, così Cam – tale il padre tale il figlio -, quando deve calare il pugnale, lo fa nel corpo del nuovo Caino, e non in quello del padre completamente schizzato, lui che è discendente per suo tramite di Seth.

e il bello è che l’ammazzato muore comunque felice di essere ucciso da lui, per essere riuscito a riportare, prima ancora che il diluvio cessi, l’omicidio nella nuova umanità – decisamente inguaribile: e anche Dio veda di rassegnarsi se il prodotto gli è riuscito così male.

è qui che viene pronunciata la frase più abietta e disgustosa  del film, nel rantolo finale dell’assassinato: tu adesso sì che sei un uomo.

perché il messaggio che si trasmette alle menti deboli che guarderanno il film è che si diventa uomini ammazzando qualcuno!

e adesso non ditemi beghino se dico che il film andava proibito, perché idee come queste non devono circolare.

* * *

insomma, se ti misuri con un grande mito religioso che non ha né capo né coda gia` di suo ed è totalmente assurdo nella narrazione dei fatti, questa assurdità originaria è come un virus che poi penetra e infiltra tutta la storia, che – portata sullo schermo – dimostra nel modo più evidente la sua totale demenzialità allo spettatore che volesse occuparsene.

hai voglia tu a far cadere in letargo (che nella Bibbia non c’è) tutti gli animali, per dare una parvenza logica alla lunga sopravvivenza senza cibo; hai voglia di far assistere la famiglia di Noah, nella costruzione dell’arca e nella lotta contro i discendenti di Caino, da volonterosi giganti pietrosi presi da qualche fumettone per bambini scemi.

la storia non regge; e, quando i cainiti imbracciano dei rudimentali bazooka a base di polvere da sparo per l’assalto finale all’arca, la perdita di ogni vaga verosimiglianza storica è tale da far considerare perfino una trovata intelligente che la vicenda sia ambientata piuttosto in una specie di preistoria di impellicciati, che ha palesemente poco a che fare col mondo ebraico e babilonese dai quali il mito proviene.

* * *

ma con questo siamo arrivati appunto al centro della questione: ecco un nuovo tipo di cinema che fa leva semplicemente sulle emozioni più grossolane di un pubblico intorpidito dai video-giochi ed incapace di connettere o di ambientare culturalmente o storicamente una vicenda, ma disposto a seguire il ciclo barbarico degli scazzottamenti, degli omicidi realizzati o tentatidelle emozioni più elementari.

è questo il modo delle emozioni puerili e primitive, senza substrato di cultura, o meglio senza più substrato della cultura storicamente definita finora.

ed è inutile dire che è un modo pietosamente semplificato e quasi la voce di una nuova barbarie, perché è esattamente questo che avviene alla fine di ogni civiltà; dirlo, cioè, è una assoluta banalità.

le finezze dell’arte classica cedettero ai rozzi schematismi dell’arte del basso impero quasi due millenni fa: i barbari avevano già vinto prima di arrivare, perché i cittadini dell’impero che avrebbero dovuto difendere la civiltà dal loro assalto erano diventati altrettanto barbari di loro e non sapevano più che cosa difendere.

e noi oggi siamo esattamente nella stessa situazione: quanto più l’arte ufficiale si fa raffinata e solitaria, tanto più avanza una nuova cultura massificata e globalizzata di massa che sta cancellando ogni cultura precedente.

* * *

sia chiaro che di questo film non mi scandalizza affatto tutta la libertà che gli autori del film si sono presi rispetto alla tradizione biblica, anzi questo potrebbe essere l’unico modo serio di gestire un rapporto con questo testo, che del resto è un mito, anzi, per essere più precisi, l’incredibile risultato della mescolanza di due versioni diverse di quello stesso mito, quella generata nel regno di Giuda e quella del regno di Israele.

nata come mescolanza abbastanza insensata di varie tradizioni, così ora la storia è anche trattata: una sintesi fantasiosa di significati simbolici che gli autori del nuovo canovaccio ri-attualizzano liberamente.

* * *

ma ancora una cosa va aggiunta: che la storia di Noè, o Noah, come è chiamato nel film, non è nella Bibbia una storia strettamente necessaria per la costruzione di una interpretazione religiosa del mondo – a differenza di quella di Adamo –, ma assomiglia piuttosto al confuso tentativo di razionalizzare dal punto di vista religioso un fatto incomprensibile e contraddittorio con la visione religiosa stessa.

in questo la storia del diluvio ha qualcosa in comune con la storia della redenzione: qui si doveva spiegare come mai Dio, dopo avere inviato Jeshu sulla terra ad instaurare il Suo regno, secondo tutte le profezie, lo aveva invece lasciato catturare e uccidere dai romani, e la spiegazione trovata è talmente lambiccata da essere palesemente un insulto diretto ad ogni intelligenza critica.

ma anche il diluvio scopre una contraddizione quasi insanabile nel comportamento di Dio verso gli uomini; il che rende  ragione del carattere palesemente assurdo della narrazione originaria.

la quale deve spiegare come mai l’umanità, alla fine dell’era glaciale, fu quasi completamente cancellata da una catastrofe climatica che in pochi decenni innalzò la temperatura del pianeta di una decina di gradi, determinando alluvioni catastrofiche, dissesti idrogeologici incredibili, dai quali solo pochi si salvarono.

e ancora, come mai in una sola notte, verso il 6700 a. C. si aprirono i Dardanelli, come ultima ritardata conseguenza della fine della glaciazione, e un immane precipizio di acque seppellì in poche ore una intera civiltà nata sulle rive del Mar Nero, fino ad allora al di sotto del livello del mare, come oggi il Mar Caspio o il Mar Morto.

se dunque era stato Dio a creare l’uomo, e in particolare l’uomo ebreo, dicendogli di moltiplicarsi e di dominare la Terra, come mai poi Dio si era come pentito e aveva viceversa come moltiplicato i suoi sforzi per farlo sparire del tutto, e però, nonostante tutto, non aveva condotto a termine la sua opera e aveva consentito che qualcuno si salvasse?

alla storia di Noè (anzi, alle due diverse storie di Noè, poi fuse in una sola da Esdra, il redattore finale del Pentateuco, per aggiungere confusione a confusione e contraddizione a contraddizione) l’arduo compito di dare una risposta.

* * *

bene, come si pone il film di fronte a questa problematica di sfondo?

da nessun punto di vista, direi: la ignora completamente –

del resto viviamo in mondo palesemente ateo nella sostanza, perfino là dove si dichiara credente pro forma, ma la fede religiosa oggi è fede nel pro forma e non ha più niente di sostanziale (tranne forse che nell’islam), e alla tradizione sostituisce una problematica tutta contemporanea.

* * *

e questo ha qualcosa a che fare con le prime impressioni del tuo viaggio, bortocal?

è giusto quello che vedremo fra poco, allo sbarco, oramai imminente, ad Hong Kong.

il fatto è che è venuto a crearsi un collegamento fra alcune cose viste ad Hong Kong e le riflessioni da esse suscitate da quel film.

. . .

e voi sapete già che io non viaggio da turista, ma da esploratore, e il viaggio è per me prima di tutto un condensato di esperienze e riflessioni; un viaggio può cambiarti la vita.

e adesso perdonatemi l’auto-citazione da un commento, che è una cosa sempre decisamente kitsch:

visitando e ammirando non credo di rilassarmi né di-vertirmi, nel senso originario del termine.

la contemplazione della bellezza resta per me sempre la strada più breve per conquistare qualche verità.

. . .

commenti:

lucia 21 luglio 2014 alle 10:43
Dici:
nel film Noah è un ecologista integralista.
In questa asserzione mi hai ricordato ciò che aveva “profetizzato” il filosofo russo Soloviev.
L’ecologismo portato all’esasperazione, non più l’uomo al centro della creazione, l’uomo è colui che rovina la terra e questi orridi film fanno sembrare simpatici i protagonisti per far passare quell’idea.
Ma chiedo, per esempio, la terra di Taranto la rovinano i tarantini o l’Ilva?
Nella finzione del racconto di Soloviev, l’Anticristo è un uomo di genio che conquista il potere nei futuri Stati Uniti d’Europa presentandosi come «un convinto spiritualista», umanitario, attento a fare soltanto il bene di tutti, perché memore degli insegnamenti di Cristo. È pacifista, ecologista, filantropo, animalista, crede nei benefici della scienza e nel perdono per tutti. Le masse, conquistate dal suo messaggio, lo seguono.

bortocal 21 luglio 2014 alle 16:17
interessante.
però nel film non ho trovato Noah per niente simpatico; non so il resto del pubblico, ma a me pare evidentemente paranoico.
anzi, se posso azzardare una interpretazione il film ha degli aspetti evidenti di propaganda anti-ecologista: difende alla fine la visione cristiana tradizionale.
e tuttavia il messaggio biblico, quindi anche cristiano, che – a differenza di altre religioni – pone l’uomo al centro della natura come padrone del mondo, è oggi – a mio parere – inaccettabile, e non a caso ha prodotto la civiltà industriale che sta distruggendo il pianeta e dunque anche l’umanità stessa.
quel messaggio è la promessa di un suicidio programmato, che del resto gli ebrei come cultura continuamente perseguono.

lucia 21 luglio 2014 alle 20:14
La storia è nella Bibbia: Genesi capitolo 7
Il protagonista che trovavi quasi simpatico era il discendente di Caino e avevo capito fosse co-protagonista. Pardon
Hai scritto:
nel film Noah è un ecologista integralista […]
Sei dentro in pieno con la visione di Soloviev, aveva previsto che l’avidità e l’egoismo di molti uomini avrebbe succhiato come una sanguisuga la bellezza del creato infondendo veleno.
Ma questo lo permettono coloro che credono e promettono che il progresso e la scienza metteranno a posto tutto. La scienza oggi viene e venduta agli occhi degli stolti come onnipotente.
Io è da un pezzo che ho smesso di credere a queste balle colossali.

bortocal 22 luglio 2014 alle 0:39
le due storie del diluvio, incompatibili fra loro, ma fuse insieme a farne apparentemente una sola dal redattore finale della Bibbia, Esdra, sono nei capitoli 6-9 della Genesi, dove il personaggio del cattivo discendente di Caino non c’è: a differenza di quel che fai capire tu i discendenti di Caino sono nominati nel cap. 4, ma al di fuori della storia del diluvio.
quando ho scritto che “questo personaggio è quasi simpatico” non mi riferivo a un giudizio personale, ma a quelle che mi parevano le intenzioni dell’autore: ma devo ammettere di non avere neppure concepito l’idea – per me palesemente mostruosa – che l’autore condivida le idee di ecologismo paranoico di Noah e voglia rappresentarlo sempre come un personaggio positivo, che alla fine non riesce ad essere all’altezza del suo ideale auto-distruttivo.
(devo riscrivere la recensione?)
ma se è così le idee di Soloviev sono piuttosto dell’autore del film e tu le ritrovi in me solo indirettamente, perché ne riferisco.
io vedo la scienza come fatto umano, e in quanto tale non è né completamente positiva né negativa, ha in sé le stesse contraddizioni di tutti noi; certamente però è molto più positiva del fanatismo religioso, e questa non so se sia l’opinione anche di Soloviev: il fatto che lo citi tu mi fa pensare di no.
ancora qualche osservazione sul film rispetto alla Bibbia.
il film è anacronistico rispetto al testo biblico perché mostra come vivo e attivo Matusalemme, il nonno di Noè, che invece doveva essere morto da 69 anni quando ci fu il diluvio, che nel film invece lo spazza via.
neppure Noah mostra di avere i 600 anni che aveva, secondo la Genesi, al momento del diluvio, né i suoi tre figli, che nella Bibbia sono gemelli, mostrano i 100 anni esatti che avevano già raggiunto anche loro.
la Bibbia spiega come fecero i figli di Noè a moltiplicarsi dicendo che sull’arca c’erano anche, non nominate, le loro mogli e le mogli dei loro figli.

. . .

edoardo 19 luglio 2014 alle 22:16
il grande Einstein affermo’ che ”la bibbia non e’ altro che la raccolta di truculente leggende delle primitive tribù’ ebraiche”.
ed il ragazzo non mi sembra sia stato poco intuitivo..!!

bortocal 20 luglio 2014 alle 16:04
c’è qualcosa di peggio, che Einstein non ha detto.
che le leggende altrettanto primitive di altri popoli, come quello greco, avevano dei contenuti morali molto più evoluti ed umani, cioè quelle tribù erano molto primitive.
i padri del cristianesimo che demolirono la grande mitologia pagana si guardarono bene dall’applicare gli stessi criteri di valutazione al testo che consideravano sacro e che conteneva ben di peggio; basta ricordare che l’Iliade si conclude con la pietà del vinto, che è del tutto sconosciuta alla Bibbia ebraica che incita continuamente allo sterminio del nemico che occupa la Palestina (per il semplice motivo che ci stava prima che arrivassero gli ebrei); e le conseguenze di questi millenni di istigazione biblica all’odio razziale li abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi.
ma il peggio devo ancora dirlo: la costruzione della Bibbia ebraica non è così antica come ci hanno abituato a credere e l’organizzazione del Pentateuco o Torah ad opera del sacerdote invasato Esdra che riportò in Palestina un gruppo di fanatici nostalgici non risale a prima del V secolo: in Grecia fiorivano Erodoto, i tragici greci, i sofisti, Socrate, per fare un confronto.
decisamente il mondo ebraico che conosciamo, quello fondato nel 5o secolo avanti Cristo, ha un’origine (accuratamente mimetizzata e tenuta nascosta) che spiega molto della sua storia successiva e del delirio integralista col sogno dell’impero ebraico mondiale che ebbe in Jeshu uno dei suoi ultimi rappresentanti attivi nell’epoca antica.

. . .

il post riproduce, con piccole correzioni e integrazioni, questo:
NOAH, IL FILM DELLA NUOVA BARBARIE – MY ROUNDTHEWORLD N. 15 – 483.

la foto, di repertorio, e` aggiunta.

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