foresta di Cassie, Guanxi, Cina – my roundtheworld 27 1a parte -217

4 agosto 2014

ed ora un passo indietro alla cronaca del 23 luglio a Guilin, Guanxi, Cina.

* * *

dalle due di notte del 23 luglio (2014, e quasi un anno e` passato!) mi trovo dunque a Guilin (Foresta di cassie, in cinese), posto quanto mai sfigato, come sanno i lettori delle mie varie vicissitudini sia all’arrivo, per trovare una sistemazione nel cuore della notte, sia successive.

ma non e` il caso di ripeterle qui; chi non le avesse lette e fosse interessato, oppure chi volesse rileggersele le trova qui, in questo post, e nel successivo (alla fine).

io qui mi limito a qualche foto che non entrera` a far parte del videoclip di oggi:

l’hotel, apparentemente lussuoso

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(ma non sentite l’odorino che c’era in camera…)

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qualche foto malriuscita del panorama dall’undicesimo piano del medesimo, dove stavo.

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e che altro?

* * *

quel che le foto non riescono a dire e` che qui, anche se soltanto a qualche centinaio di km verso l’interno e in una delle localita` piu` turistiche della Cina meridionale, sono gia` nella Cina profonda, dove nessuno parla inglese, e del resto anche io lo parlo in modo renziano…

e se, invece che videoclip, dovessi fare un film sul mio viaggio pieno di contrattempi grotteschi, e` chiaro che le scene piu` importanti sono quelle che restano non girate:

il mio arrabattarmi notturno per trovare una camera,

i dialoghi alla reception dell’hotel tramite traduttore automatico,

il mio essere perso, completamente perso, nella citta`, dove non riesco ad orientarmi, per via della mappa della Lonely Planet incompleta…

* * *

ma risparmiamoci tutto questo, ed entriamo di prima mattina nel parco piu` vicino all’hotel che trovo casualmente cercando di andare verso il fiume.

e` il Parco delle Sette Stelle, giuro! la Cina da` dei punti anche a Beppe Grillo.

. . .

Al risveglio a Guilin, abbastanza precoce, verso le 8, già dalla ampia finestra della mia camera, ma meglio ancora da quelle dello spazio davanti agli ascensori del decimo piano, dove mi trovo, si vede il particolarissimo paesaggio che ha fatto la fortuna della città e probabilmente anche determinato la storia della pittura cinese.

E siccome nessuna descrizione verbale riuscirà a darvene una idea autentica, faccio un’eccezione ed inserisco una immagine presa da internet con google, e dovrete considerarla da ora in poi lo sfondo non detto di tutto quel che verrà raccontato in questa città.

images

Non siamo particolarmente alti, a quanto capisco, a Guilin – 150 metri soltanto, so oggi – e il paesaggio inizia già a Yangshuò, dove il mio solerte compagno di viaggio voleva farmi scendere, ma tutto l’orizzonte è occupato da spuntoni bizzarri, collinette selvose e dalle pareti ripidissime, in cima a molte delle quali sta una pagoda: forme strane che hanno colpito la fantasia degli artisti del paese in passato e sollecitato l’invenzione poetica di nomi bizzarri, che sono così tipici di questa cultura.

* * *

Quanti sanno, ad esempio, che i nomi delle città cinesi, spesso per noi impronunciabili e difficilmente distinguibili fra loro, sono formati da due ideogrammi che ne indicano con esattezza le caratteristiche principali?

I miei lettori di blog dei precedenti viaggi in Cina, sì: sanno già, ad esempio, che Beijng significa Capitale del Nord e Nanjng Capitale del Sud, Shanghai In riva al mare e Hangzhou Isola e acqua.

E alla stessa cultura appartiene la fantasia che indica in modo fabulosamente poetico i luoghi più affascinanti di Guilin: Collina dove si accumulano i colori (叠彩山), Collina della Proboscide dell’elefante (象鼻山), Collina delle Sette Stelle.

Ma è giunto il momento di allargare le prospettive: Guilin, cioè Foresta di cassie.

* * *

Sto studiando la guida, come vedete, ma essenziale per me sarebbe piuttosto capire in che punto esatto si trova l’hotel, per muovermi con conoscenza di causa: ma ogni tentativo di strappare la notizia alla Reception è vano; domina fra tutti un ragazzo dal sorriso sciocco che no capisce la mia domanda; e purtroppo in Cina anche la gestualità – che è la risorsa ultima di noi italiani – non funziona, perché qui anche la gestualità è diversa: 5 ad esempio, mi pare di avere capito, si fa stringendo a cono le cinque dita e 10 si indica formando una X con due dita incrociate, come se fosse il numero latino.

Quindi la mia domanda rimane senza seguito; e qui nessuno parla inglese; nei punti più critici il ragazzo ricorre a un traduttore automatico col computer, e quindi io posso dirgli  oppure no oppure pagare l’anticipo per stanotte; ma quanto a domande più complesse, da parte sua nessuna risposta.

Non importa: esco e decido di muovermi spingendomi sulla strada a destra: da qualche parte arriverò, e questo mi aiuterà a capire dove sono.

* * *

E infatti, lasciatemi fare 500 metri ed eccomi al Parco delle Sette Stelle: fuori carta, maledizione!

Dal piazzale d’ingresso un grande ponte antico coperto di pietra bianca introduce al parco vero e proprio.

Mi muovo verso il lato destro, stracolmo di gente, passando un ponticello e spingendomi verso un ramo secondario del fiume, e poi istintivamente verso la direzione meno affollata: le foto si susseguono, meravigliose, per puro merito del contesto: antiche sculture e scorci sul fiume si alternano in una atmosfera di assoluta purezza che porta fuori dal tempo.

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il resto della descrizione del parco, per alcuni aspetti anche deludente, in seguito, sta nel secondo dei post citati sopra, dal quale e` tratto anche il passo appena riportato.

* * *

Ma nel più bello delle foto a queste sculture affascinanti la macchina si blocca: tutto nero, e compare una scritta: spegni e riaccendi.

Lo faccio, anche lei lo ha già fatto qualche altra volta, e di solito basta eseguire questa operazione perché le cose si rimettano a posto; e invece questa volta no, ogni volta tutto si spegne e compare questa scritta beffarda.

Mi fermo sotto una galleria del percorso (al fresco, relativamente parlando, perché il calore è orribile) a consultare le istruzioni, e mi dicono che la sigla piccolina che compare sullo schermo indica errore di sistema nell’hardware; se il problema persiste rivolgersi al venditore Sony.

Una parola!

La disperazione mi prende: il mio viaggio fotografico attorno al mondo è già finito?

Quasi a beffarmi, la videocamera ha un sussulto e riprende a funzionare: torno velocemente all’affaccio e riesco a scattare una foto: l’inquadratura non è perfetta, vorrei rifarla correggendola, ma ora il blocco è definitivo.

* * *

Continuo molto depresso il giro del parco, dove peraltro ogni interesse è quasi terminato: per il resto l’ampia distesa verde è stata trasformata in una specie di lunapark o Disneyland cinese.

nulla viene risparmiato; ci sono ad esempio delle cascate molto scenografiche, ma sono assolutamente identiche a quelle dietro vetro che si trovano in molti negozi di cineserie anche da noi, soltanto queste sono in scala 100 a 1, e hanno perfino le stesse musichette che di solito sono allegate a quei quadretti tridimensionali da chinatown: ma qui sono dal vivo.

Sì, insomma, sembra di essere entrati in una di quelle scenografie super-colorate che verrebbe da definire da cartolina, se non fosse fare un insulto alle cartoline, che sono molto meno kitsch.

E poi ci sono i pony per i bambini, il parco delle avventure tra gli alberi, i chioschi stracolmi di pubblico mangiante,

Solo un paio di altri punti suscita qualche reazione di interesse più vero, e son una piccola galleria all’aperto di pietre bizzarre naturali, un classico delle cineserie, e una grotta da cui esce un’aria un po’ fetida che sa di zolfo, ad una temperatura bassissima, che non ha nulla da perdere di fronte ad un colossale impianto di refrigerazione artificiale; purtroppo la prima caratteristica impedisce di godere a fondo della seconda.

* * *

Uscendo penso di fare un giro sul grande fiume davanti in una barca di bambù: questi giri in barca sono la principale attrazione turistica del posto, non partirò da Guilin senza averne fatto uno: ma già il costo dell’ingresso al parco è stato esoso, 10 euro (80 YEN), e altrettanti me ne chiede il barcaiolo: rinuncio.

Il mio budget ideale è di 60 euro al giorno, e per ora ci sono dentro esattamente, non è il caso di sovraccaricare, anche se girare in barca forse evita le fatiche del muoversi a piedi.

* * *

Il caldo comunque è tale, assieme alla fatica, che mi pare che la cosa migliore sia un rientro all’hotel per provare a gestire il problema della videocamera e rispondere alle domande affannose che mi sto facendo: escluso di trovare facilmente una assistenza Sony a Guilin, che fare?

Comperare un’altra videocamera, necessariamente di poco prezzo, e affliggermi con foto di scadenti qualità, con le quali smentire la mia balzana teoria dell’essere come effetto della comunicabilità?

Ma allora occorre pur dire che la qualità dell’essere dipende dalla qualità della comunicazione possibile.

e che l’eccesso contemporaneo di comunicazione, contrariamente alle apparenze, sta logorando l’essere stesso, perché la sovrabbondanza di comunicazione non potenzia l’essere, ma lo indebolisce, rendendo meno significativa la comunicazione stessa.

In ogni caso, eccomi in hotel; mi ricordo anche che la videocamera mi è caduta, uno di questi giorni, ma pareva sena danni apparente, e invece…

Allora ricorro ad una specie di interpretazione paranormale: la videocamera è stressata; e a differenza da me ha dei meccanismi interni che lanciano l’allarme bloccando l’operatività in caso di stress eccessivo.

Io invece continuo potenzialmente a funzionare: ma non starò abusando di me stesso e della mia mancanza di segnali evidenti di pericolo?

Tutte queste extrasistoli, ad esempio?

* * *

in ogni caso, ecco una nuova occasione per una bella dormita sotto l’aria condizionata assolutamente necessaria, ma che mi procura risvegli con la gola secca e una tendenza alla tosse fastidiosa.

Quando al risveglio, già pomeridiano, mi reco col taxi alla stazione ferroviaria per fare il biglietto per l’indomani (credevo), il termometro esterno indica tra i 41 e i 43 gradi, e qualche ora fa faceva sicuramente più caldo ancora.

. . .

il guasto della videocamera (il primo di una lunga serie!, come tutti già sanno): rimane bloccata la mattina all’inizio della visita del Parco delle Sette Stelle.

e questo mi  costringe il 23 luglio pomeriggio, dopo il rientro all’hotel, alla affannosa ricerca di soluzioni descritta nella cronaca del momento

. . .

Uscendo, per prima cosa cerco di risolvere il problema della videocamera che mi ha lasciato in asso e mi reco al labirintico intrico di centinaia di negozi e negozietti che si trova al grande passaggio pedonale sotterraneo vicino all’hotel; un guardiano dice di non conoscere nessun negozio Sony, ma basta fare una ventina di passi per trovarne uno.

Ma quando provo a mostrargli il problema, la videocamera funziona di nuovo! perfettamente!

Risalgo, ma basta l’uscita all’aperto per bloccarla nuovamente: mi sembra di giocare al gatto col topo.

Discendo, ma l’addetto non sa come affrontare la questione, mi porta da un altro a una ventina di metri, e neppure questo sa farci niente.

Dunque dovrò vedere io se capisco da che cosa dipende il problema.

. . .

come promemoria, ecco la foto di un negozio di videocamere nei sottopassaggi della piazza principale di Guilin.

DSC02101

* * *

Ma intanto sarà il caso che mi compri della calze leggere: non ne ho portate da casa; e qui la cinese di una bancarella riesce a piazzarmi dieci paia di calze basse di nylon: non le voglio, sono da donna, cerco di dire; ma lei mi indica a gesti che resteranno molto basse, praticamente invisibili; quindi le prendo ad un prezzo certamente esoso per i livelli locali; salvo scoprire arrivato all’hotel che invece le calze arrivano al collo del piede e producono un imbarazzante effetto en travesti.

Ma comunque che freschezza questo nylon!

Uno dei segreti della vita femminile meglio conservati: vale davvero la pena di fregarsene di questa spece di manifesto non voluto di ambuiguità sessuale e di scegliere la comodità!

* * *

Adesso non resta che andare effettivamente in stazione per il biglietto del treno, che è l’unico mezzo di trasporto che collega, in circa 24 ore, Guilin con Kunming, la capitale dello Yunnan, una delle regioni più belle della Cina e quella appunto che confina col Laos, che è la mia prossima tappa.

Come sempre, è una specie di stress affrontare queste situazioni in Cina, con le biglietterie che sono suddivise per meta (ma io non so leggere le mete); la serendipity mi guida ad uno sportello dove c’è una coda più breve e un’impiegata giovane, che dunque da qualche probabilità in più di sapere l’inglese.

A sorpresa la ragazza si predispone a farmi il biglietto senza obiezioni, e parla anche l’inglese: quanto a capirlo, è un altro discorso.

Chiedo un biglietto per l’indomani e all’uscita scopro che me lo ha fatto per dopodomani; ci sono solo posti a sedere, e allora va bene lo stesso, pazienza; le chiedo a che ora parte il treno e mi indica un orario immaginario di non so che cosa.

Insomma la serendipity ha deciso di tenermi a Guilin un giorno in più: mi adeguo; e l’ora di partenza, poco dopo mezzogiorno di dopodomani, la ricavo dal biglietto.

* * *

commenti:

gelsobianco 5 agosto 2014 alle 3:23
puoi trovare l’incanto in Cina inaspettatamente!
usa calze di cotone, non di nylon. credimi.
e… riposa un po’ di più.
quel caldo umido fa male al fisico.
un abbraccio
gb

bortocal 5 agosto 2014 alle 14:09
e no, sulle calze di nylon non vi credo,
ma purtroppo il mouse è impazzito di nuovo…

bortocal 6 agosto 2014 alle 8:10
oggi il mouse e il netbook funzionano di nuovo, forse perché ho deciso di fermarmi a Luang Prabang per provare a risolvere il problema in un negozio di informatica, e chiaramente, se il problema non si manifesta, non posso neppure pretendere che lo affrontino.
un’altra commentatrice, in privato, mi ha scritto sullo stesso argomento dei calzini di nylon del resto oramai quasi del tutto buttati a paio a paio).
credo che vogliate conservarvene l’esclusiva… 🙂
sto andando a ritmi assolutamente blandi rispetto ai miei standard normali di viaggio, vuoi per gli anni in più, vuoi per la consapevolezza che devo durare altri 4 mesi; tanto è vero che non sono neppure dimagrito, a differenza del solito, e sto mangiando benissimo.
sulle sorprese della Cina, concordo.
e tuttavia quel paese alla fine mi ha dato un senso di soffocamento.

. . .

bortocal 6 agosto 2014 alle 8:11
commento ricevuto via mail:
A proposito di calzini la tua commentatrice ha ragione e quelli di cotone vanno meglio ma dovrebbero essere abbastanza sottili.
Il nailon ti da impressione di frescura ma fa sudare il piede.
Quei famosi sandali preistorici ti accompagnano sempre?
La macchina fotografica continua a comportarsi bene?

bortocal 6 agosto 2014 alle 8:15
la videocamera ha ricominciato a mandare segnali di guasto: fa foto leggermente difettose: un angolo opaco, ma in sostanza sta fotografando e filmando, e anche parecchio.
vorrà dire che ritoccherò le foto al rientro.
i famosi sandali fatti a mano dai berberi con pelle di cammello e suola di pneumatico acquistati nel sud del Marocco nel 2001, se non sbaglio l’anno, sono defunti un paio di viaggi fa e ora sostituiti da altri molto meno originali.
sulle calze di nylon, ho risposto a gelsobianco qui sotto: ma se fosse come dite, perché voi donne vi ostinate a portarle? 🙂

. . .

gelsobianco 26 giugno 2015 alle 0:09
“Cina davvero capace di incantare”
Sì, ho in me la Cina che incanta.
🙂
gb

bortocal 26 giugno 2015 alle 6:38
ed eccoti in un fortunato ritorno sul luogo del delitto… 🙂

. . .

in neretto ho riprodotto il post FORESTA DI CASSIE, GUANXI, CINA – MY ROUNDTHEWORLD N. 27 – 498. , e l’ho integrato con questi:

Guilin, il Parco delle Sette Stelle – videoclip n. 87

Guilin, lungo il fiume Li` – videoclip n. 88. 1a parte

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