quant’e` difficile il Giappone, e anche Osaka! – my roundtheworld 90 2a parte -149

ed eccomi, il 7 settembre sera, di nuovo ad Osaka, citta` che si impone alla mia mente quasi soltanto come visione notturna, complicata, sfuggente.

adesso comincio ad orientarmi un poco e per la prima volta non mi perdo nel rientrare al mio cabine hotel: ecco il canale che anticipa di tre caseggiati quello al quale dovro` svoltare a destra, ecco la statua della liberta` in formato mignon in alto su un mezzo grattacielo, ecco la Citibank dove sono finalmente riuscito a prelevare col bancomat, ecco i localini e le birrerie.

basta! non ne posso piu`, la verita` e` che oggi sono stressato dal Giappone e sogno il momento in cui scappero` da questa terra troppo complicata.

* * *

e va bene, voi giapponesi indicate il pianterreno come primo piano, ma non e` una novita` assoluta, anche nel Vietnam era cosi`.

se per voi il pianterreno e` il primo piano, alterate del tutto la nostra percezione occidentale della fatica che ci costera` fare le scale, cosi` che quando alla reception ti dicono che la tua sistemazione e` al secondo piano, tu pensi alle due rampe di scale da fare col tuo pesantissimo bagaglio, e invece ce ne e` uno solo.

poco male, ma il disorientamento mentale vi sembra niente?

* * *

avete la guida a sinistra, sara` mica un fatto strano? altri paesi ce l’hanno; certo, e` una piccola scocciatura per chi e` abituato a orientarsi istintivamente sulla base della direzione del traffico, ma insomma si potrebbe superare anche qui, come si supera altrove.

ditemi pero` perche` non mettete i nomi delle strade agli incroci, o meglio soltanto a quelli principalissimi, ad esempio all’inizio di una grande strada, ma uno mica puo` farsi un paio di chilometri ogni volta per andare a vedere in che strada si trova…

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e poi lasciamo perdere che Kyoto rappresenta la tradizione del Giappone e che ha ben 14 siti dichiarati patrimonio dell’umanita` dall’UNESCO, ma vi sembra una buona ragione per mettere qui i nomi delle strade soltanto in giapponese?

* * *

ma veniamo alle piantine o mappe che sistemate qua e la` con una certa parsimonia e non sempre c’e` la scritta in inglese You are here; comunque si vede la macchiolina rossa, e si intuisce lo stesso, d’accordo…

ma io ho impiegato quasi una settimana a rompermi la testa perche` non coincidevano per niente con quelle della guida della Lonely Planet, e solo alla fine ho avuto la conferma di quello che era diventato un sospetto: voi mettete l’Est dove noi mettiamo il Nord, e quindi il, Sud sta al posto dell’Est, e via dicendo.

e voi pensate che un povero cristiano possa orientarsi, anche restando una decina di minuti a cercare di far combinare le carte ruotando mentalmente ora una mappa ora l’altra, soprattutto dopo che ha scoperto su una di queste la freccetta che indicava l’Est IN ALTO?

ma c’e` di peggio, perche` NON TUTTE le mappe sono orientate in questo modo, ed e` quasi altrettanto facile imbattersi in una mappa di impostazione occidentale poco dopo averne vista una con l’orientamento giapponese!

* * *

lo stesso dicasi per la scrittura; va bene, voi scrivete dal fondo della pagina in basso a destra e le vostre righe sono verticali: si legge risalendo la pagina con lo sguardo dal bordo di destra, dove per noi finisce, e l’ultimo ideogramma sta scritto in alto a sinistra, dove per noi la pagina comincia.

fa un effetto abbastanza buffo vedere in metropolitana qualcuno che legge il libro da quello che per noi sarebbe il fondo, e dover pensare che l’ultima pagina e` in realta` quella di copertina.

ma perche` poi questo sistema non e` universale e nella pubblicita`, nelle segnalazioni stradali, nelle scritte comuni scrivete anche voi all’occidentale, in orizzontale e da sinistra verso destra?

un sistema come un altro, d’accordo, che semmai fa pensare a quanto sia in realta` artificiosa quella convenzione che chiamiano ragione e che puo` cambiare completamente nelle sue fondamenta piu` banali da una regione del mondo all’altra.

* * *

e vi sembra possibile che proprio il Giappone, il paese che fino alla fine del secolo scorso era la seconda potenza economica mondiale, totalmente immersa nel modo di produzione capitalistico, a volerlo chiamare ancora cosi`, sia anche quello, in tutto il mio viaggio, nel quale lo stress dei prelievi bancari e` massimo, maggiore di gran lunga di quello che si puo` provare nella Cina che si dice comunista?

qui le banche ordinarie non accettano i bancomat o la carte di credito occicentali: solo i supermercati Seven, tutti dotati di bancomat, e gli uffici postali, ma solo in teoria, perche` in pratica poi non li accettano neppure loro, dopo essersi divertiti a farvi fare chilometri per trovarli.

per cui in sostanza non rimane che la Citibank in ogni citta`, per prelevare allo sportello, in quanto banca straniera…, e bisogna scoprire e memorizzare dov’e`.

* * *

aggiungete, voi di Osaka non c’entrate, ma forse e` giunto il momento di dirlo, che io sto nel pieno della sindrome di Stendhal, io che comincio a parlare da solo.

mi spiego: se un viaggio di due settimane puo` concentrare le esperienze e le emozioni di un paio d’anni, un viaggio che oramai ha superato i due mesi, comincia ad assomigliare ad una bella fetta di vita.

ma tutto e` troppo pieno e la mente non riesce a reggere allo sforzo di memorizzare tutto quello che sta vivendo; ampie lacune di dimenticanza necessaria si infiltrano ovunque e determinano una situazione generale di straniamento.

per fortuna ancora in forma leggera, ma capita di chiedersi al risveglio dove si e`.

oppure, altra sensazione stranissima, da quando mi sono staccato da terra, per volare da Ho Chi Minh City a qui, mi sembra di essere entrato in un altro viaggio, diverso da quello iniziato due mesi fa e mi capita di pensare: “durante quel viaggio li`”.

* * *

e la nostalgia dove la mettete? la mancanza di contatti fisici diretti con le persone care?

e per fortuna esiste internet, esiste la telefonia cellulare, e almeno a livello scritto, quella di SMS o di chat, per contenere i costi, e i legami non si perdono del tutto; per fortuna esiste il blog che ti fa pensare che menti amiche ti sono vicine e ti seguono nel viaggio cosi` attentamente come se quasi fossero fisicamente presenti.

che un viaggio attorno al mondo di quasi cinque mesi sarebbe stata un’esperienza dura lo avevo messo nel conto: ecco, ora ci siamo, sono davanti a questa durezza, quando l’entusiasmo, a momenti, cede il passo allo sconforto, quando cerchi un pretesto che ti salvi la faccia per tornare a casa: due mesi bastano, due mesi sono troppi.

* * *

e quindi, Osaka, adesso tocca a te essere al centro della mia crisi di rigetto, adesso io urlo: liberatemi da questo paese soffocante e chiuso, dove mi sento perso ad ogni passo, dove le bellezze straordinarie che vedo non riescono a togliermi la cupezza dal cuore.

. . .

nelle parti in neretto ho riprodotto la seconda parte del post NARA E I SUOI CERVI, ED ADDIO A OSAKA, GIAPPONE – MY ROUNDTHEWORLD N. 90 – 581.

le foto della giornata sono andate perdute, quindi quella unica del post è presa da un’altra giornata.

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