la malinconia a Kyoto: ultima giornata da scimmie – my roundtheworld 101 -143

12 settembre 2014

perche` permetti ad una gioia effimera di cancellare la tua malinconia?

* * *

questo splendido borforisma non e` mio, anche se mi piacerebbe che lo fosse; e` la traduzione dell’iscrizione che sta su un tempio buddista di Kyoto.

. . .

commenti:

gelsobianco 12 settembre 2014 alle 17:51
ecco lo spirito “orientale” che io sento molto.
la malinconia… io “amo” la mia malinconia.
ti abbraccio, Bort!
🙂
gb
la tua compagna di viaggio

bortocal 13 settembre 2014 alle 0:38
qui si fa della malinconia non uno stato d’animo, ma la giusta dimensione della vita.
viva la malinconia consapevole.

gelsobianco 13 settembre 2014 alle 2:49
intendevo proprio la giusta dimensione della vita!
viva la malinconia consapevole che io ho nel mio “cuore”.
non dimenticare che io sono figlia anche dell’”oriente” un po’!
ti abbraccio, Bort!
🙂
gb

gelsobianco 13 settembre 2014 alle 2:52
Bort, con te si va oltre…
Sto ripercorrendo un cammino mio!
🙂
gb

bortocal 13 settembre 2014 alle 11:23
carissima, e` il cammino dell’Oriente…
qui io trovo conferme a una visione della vita che goccia dopo goccia, viaggio dopo viaggio mi e` entrata nel cuore e lo ha cambiato un po’.
immagino te che ci sei vissuta per anni.

gelsobianco 14 settembre 2014 alle 4:14
io ho viaggiato per anni in Oriente ed altrove.
non ho esattamente vissuto in Oriente.
poi ti dico in pvt.
amo la dolce malinconia da sempre.
🙂
gb

bortocal 14 settembre 2014 alle 5:19
viaggiare a lungo in un mondo e` quasi come abitarci

gelsobianco 14 settembre 2014 alle 5:39
non esattamente per me!
io, per esempio, non ho mai fatto la spesa in oriente!
ti dirò in pvt!
🙂
gb

bortocal 14 settembre 2014 alle 5:43
ahh ahh, bel colpo di concretezza, la spesa.
ma magari qualcun altro la faceva per te… 🙂

gelsobianco 14 settembre 2014 alle 5:45
sì, non morivo di fame!
🙂
gb

bortocal 14 settembre 2014 alle 5:46
lo immaginavo…
ma, a proposito, credo di dovere uscire a pranzare… 😉

gelsobianco 14 settembre 2014 alle 5:48
buon pranzo, Bort!
Abbraccio vero
gb

. . .

Patrizia Caffiero 12 settembre 2014 alle 22:31 · ·
è talmente bortocalesca…poteva sostituire addirittura la tua frase di sottolineatura del blog.
Spiazzante, davvero.
Intensa.
Naturalmente non vuol dire: restiamo tristi. E’ molto più “oltre”

bortocal 13 settembre 2014 alle 0:39
come succede molto spesso, anche il tuo commento va oltre, molto oltre; grazie.

. . .

Krammer 13 settembre 2014 alle 0:13
potentissima! veramente bella e profonda

bortocal 13 settembre 2014 alle 0:40
buddismo

Krammer 17 settembre 2014 alle 16:44
grande cultura

bortocal 18 settembre 2014 alle 10:47
appunto: buddismo 🙂

. . .

edoardo 13 settembre 2014 alle 3:42
il Wabi Sabi permea l’animo del Giappone.è la visione buddista sulla transitorietà’ delle cose.
visione della vita che non e’ allietata della speranza cattolica di un futuro paradiso dove si ritroverà tutto e tutti ma dalla malinconica certezza dell’impermanenza e basta.
il cristianesimo e’ una religione antropocentrica che ci ha permeati mentre per i giapponesi al centro di tutto c’e’ la natura per cui dopo la propria morte non si aspettano niente.
e’ solo uno dei tanti cicli naturali che si conclude.
puo’ darsi che la mistica atmosfera di Kyoto, anche se avvilita da turisti vocianti, macchine fotografiche e folla esagerata, ti abbia permeato.

bortocal 13 settembre 2014 alle 11:27
si`, continuando a pensarci, credo di avere capito che una frase come questa e` il vero segreto dell’anima collettiva giapponese.
la cosa che mi risulta inspiegabile, pero`, e` come mai questo popolo che dovrebbe avere una visione religiosa della natura, l’ha poi devastata piu` di ogni altro.
forse e` un problema di shintoismo, piuttosto che di buddismo?
e in secondo luogo, come ho gia` osservato, come si concilia la forte importanza dei cimiteri rispetto ad altri paesi di tradizione buddista.

edoardo 13 settembre 2014 alle 19:46
il mio nipotino Yumeto di 5 anni va ancora all’asilo e deve indossare una divisa, camicia, giacca pantaloni calzettoni e scarpe, assolutamente identica a tutti gli altri bambini inoltre e assolutamente vietato personalizzarla con spille adesivi dcc.
un educazione che fin da piccoli gli inculca che non sono individualità’ ma parte di un gruppo.
ed anche i lavori scolastici devono essere svolti in gruppo.
la disciplina e’ ferrea e finalizzata ad un autocontrollo totale.
il culto dei morti e’ molto vivo, in casa hanno tutti una specie di altarino dove invece di san gennaro e la madonna hanno le foto dei loro cari.
pensa che la prima volta che sono andato a trovare i miei consuoceri mio figlio mi ha raccomandato di portare foto dei miei genitori nonni ecc.
ha fatto molto colpo mio padre e mio nonno (caduto sull’Isonzo) in divisa e quando mi hanno mostrato le loro ho visto tutti i cattivi dei film della mia infanzia. rigidamenti sull’attenti le loro divise cachi con al fianco la katana, spada famigliare degli ufficiali e sottufficiali.
by the way il padre del mio consuocero e` uno dei pochi marinai sopravvissuti nell’epico scontro delle Midway.
ti faccio un esempio molto più’ significativo di tanti discorsi.
vado in un ristorante di pesce ed al cameriere dico che vorrei mangiare del marluzzo (nota che ho detto marluzzo e non merluzzo)… espressione di grande imbarazzo seguito da un “honto ga” espressione tipica quando non si comprende. ”ciotto matte kudasai” aspetti un attimo.. e interpella un altro cameriere.. dopo aver confabulato un poco chiamano il capo, altra confabulazione poi questo viene al mio tavolo e dopo un inchino cerimonioso mi dice “gomennasai kono sakana ga motte imasen”.. mi scuso profondamente ma non abbiamo questo pesce.
a questo punto mi sorge un dubbio, prendo il mio vocabolario e vedo che invece di merluzzo ho detto marluzzo. (ho detto merluzzo per farti capire meglio. in realtà’ il nome del pesce era kimmedai che io ho pronunciato kemmedai… tradito dalla somiglianza con l’italiano).
mi sono scusato e dopo aver pronunciato il nome giusto il cameriere, con un visibile sorriso di sollievo, mi ha detto che l’avevano e come lo volevo cucinato.
da cio’ si evince che il giapponese e’ abituato ad osservare in tutto e per tutto la regola. di fianco a questa non ha alcuna visuale. la regola pura e basta.
in italia avrebbero capito al volo senza neppure correggermi, questo diverso comportamento indica una mentalità’ elastica e seducente che spazia oltre la regola, ma con grandi negatività’ quanto al vivere in comunità.

bortocal 14 settembre 2014 alle 0:18
contributo prezioso alla comprensione del Giappone.
in questo i giapponesi sono un poco tedeschi.
e hai spiegato bene anche la logica del kamikaze, che e` pure dentro questa cultura.
grazie!

gelsobianco 14 settembre 2014 alle 4:28
i tedeschi però hanno fatto nascere lo Sturm und Drang!
Sai che amo i tedeschi! 😉
g
b

bortocal 14 settembre 2014 alle 5:18
anche io, lo sai.
poi bisogna capire bene che cosa e` uno Sturm und Drang tedesco, perche` noi lo italianizziamo parecchio, secondo me… 🙂

gelsobianco 14 settembre 2014 alle 5:22
Bisogna “vedere” in tedesco coloro che hanno “fondato” e portato avanti lo Sturm und Drang.
Ciao, Bort!
Ne riparliamo!
gb
Esistono tanti falsi pregiudizi sui tedeschi anche…

bortocal 14 settembre 2014 alle 5:34
pensavo appunto ad autori come Goethe, Schiller o Herder che nei loro anni giovanili fecero parte del movimento (chiamato cosi` da un critico svizzero, spregiativamente).

gelsobianco 14 settembre 2014 alle 5:37
pensavamo nello stesso modo!
🙂
gb
non amo gli svizzeri!

bortocal 14 settembre 2014 alle 5:45
eh eh, chi ama gli svizzeri?

gelsobianco 14 settembre 2014 alle 5:51
mah…
😉 

. . .

tramedipensieri 13 settembre 2014 alle 11:17
Ohhhh… c’è tutta la dolce malinconia che mi accompagna…

bortocal 13 settembre 2014 alle 11:28
chi e` malinconico e` anche meno aggressivo, secondo me.

tramedipensieri 13 settembre 2014 alle 11:29
🙂

. . .

erratumcorrige 12 settembre 2014 alle 15:32
Meno male. Credevo di essere io quella strana…
Abbraccio forte!

bortocal 13 settembre 2014 alle 0:37
abbraccissimo a te, mia inquietissima amica!

erratumcorrige 14 settembre 2014 alle 22:27
non sono inquietissima, sto benone
ultimamente sono insofferente, quello sì, nei confronti dei giudici implacabili con gli altri e mai con sé stessi
possibile che tutto sia sempre e solo attribuibile all’imbecillità altrui?
io sono stata, sono e sarò fallace/peccatrice, embè?
il saputo che non ha mai sbagliato, non sbaglia e non sbaglierà mi sputi pure in faccia, se ce la fa 🙂
ammiro incondizionatamente chi fa la cazzata, paga di tasca sua e ha il coraggio di ammetterlo
[siamo un popolo di soli medici, e allora gli ammalati ‘ndo stanno? siamo tutti allenatori, e allora chi gioca?]
bisous!

bortocal 14 settembre 2014 alle 23:16
allora, abbraccissimo a te, mia insofferentissima amica!
hai ragione a rivendicare i diritti di chi sbaglia anziche` insegnare come si fa a non sbagliare: siamo talmente rari che fra poco dovremo rivendicare lo status di specie protetta…

erratumcorrige 15 settembre 2014 alle 14:17
“In ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati”. (Philip Roth, Pastorale americana)
voglia di fare 2 chiacchere con te, caro M.io
auffa, manchi
godiamoci la gita, allora, nel frattempo…

bortocal 16 settembre 2014 alle 10:17
ce ne vuole di tempo ancora perche` ci si possa incontrare di nuovo e anche io ho voglia di rivederti.
non ho ancora neppure girato la boa del mio viaggio, ma almeno sono arrivato al posto dove fra qualche giorno lo faro`, la Nuova Zelanda, ovvero la fine del mondo.

. . .

l’11 settembre e` la mia ultima giornata a Kyoto.

impiego la mattina a preparare un pacco, che risultera` di 5 chili, con le guide dei paesi gia` visitati e alcuni regali: vicino alla guesthouse c’e` un ufficio postale, con impiegate gentilissime; l’invio dovrebbe eliminare per sempre il rischio di eccedere il peso e alleggerirmi anche un poco nei trasbordi, considerando che farsi il giro del mondo portandosi dietro piu` di 30 chili assomiglia piu` a un campo estivo per gli alpini che ad un divertimento.

compero la custodia in cartone del pacco stesso, lo confeziono, compilo i moduli, ma alla fine vado ad arenarmi su un problema sciocco: dove deve ritornare il pacco nel caso andasse smarrito? devo dare un indirizzo giapponese.

cerco invano di ottenere che il pacco resti comunque in Italia, alla fine devo arrendermi.

provero` a sistemare lo scatolone come e` nella sacca, ma la occupa quasi completamente: per fortuna che stanotte almeno sull’autous per Hiroshima non ci saranno limiti di peso.

* * *

la visita nel tempo residuo della mattinata al grande complesso di templi relativamente vicino a dove sto e` assolutamente deludente: ci sono restauri in corso e le parti visibili sembrano riadattae a qualche uso civile.

mi rimane soltanto il ricordo di numerosi antichi dipinti che raffiguravano cavalli ed erano sospesi al soffitto, ma non sono neppure sicuro che la loro collocazione fosse proprio questa.

e infatti erano in qualche altro tempio, come dimostrano le (non) fotografie.

a conferma vedi il post l’isola di Miyajima – my roundtheworld 109 2a parte -140 e il video n. 365 in esso linkato, dove li si ritrova…

. . .

la cosa piu` interessante di questo tempio, che venne costruito in contrapposizione ad altri, a seguito di uno scisma nel buddismo giapponese, sono invece alcune scritte di carattere filosofico, secondo i tratti tipici delle filosofie orientali.

ne ho fotografate tre, e qui le riporto, tradotte da me dall’inglese:

la vita ti sta vivendo, adesso.

facci scoprire il significato della nascita e la gioia di vivere.

la nostra malinconia non dovrebbe interrompersi soltanto perche` ci capita un momento di felicita`.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

. . .

l’ho imparato anche io, adesso, che ji in giapponese vuol dire tempio, e dunque il titolo di questo post e` discutibile:

ma che cosa dovevo fare?

togliere la parola tempio e quindi dare un nome incomprensibile?

oppure togliere la parola ji e falsificare il nome giapponese?

* * *

decido allora di ritornare esattamente nella zona dove sono stato ieri.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

ma per vedere un’attrazione che era gia` chiusa quando ero tornato dal canyon: un parco di scimmie.

si parla di una montagna in cui vivono delle scimmie selvatiche, ma poi alcune sono state raccolte in questo parco naturale, dove non sono affatto in gabbia, ma libere.

ed eccole comparire per un attimo, a un certo punto del video, le scimmie!

ci sono le scimmie in Giappone.

quelle di Kobe le avevo soltanto sentite urlare, ma senza vederle.

qui invece compaiono rapide un attimo nel bosco.

. . .

l’esistenza di scimmie in Giappone la trovo sorprendente, se solo penso che in Vietnam, paese che potremmo considerare meno avanzato, non solo sono completamente spariti gli elefanti che ancora lo riempivano cento anni fa, ma di scimmie ne sopravvivono solamente in un’isola abbastanza lontana da Nha Trang, e neppure li` ero riuscito ad andarle a vedere, per la cattiva organizzazione della giornata.

ora ho invece finalmente tempo di salire al grande recinto, vederle girellare, giocare, spulciarsi, fare le boccacce e saltare come qualunque scimmia e qualunque essere umano.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

e poi anche tornare a casa, in tempo per la cena – che sara` di nuovo al ristorante con la piastra accesa, che si trova opportunamente sulla strada delle stazione.

* * *

giornata piuttosto insignificante si direbbe, anche se il bottino fotografico, curiosando qua e la`, non e stato scarso.

ma alla fine mi ha lasciato una domanda: queste scimmie giapponesi sono cosi composte, precisine nel cercare i pidocchi nei peli della compagna, miti e civilizzate; invece quelle vietnamite (ma anche quelle nepalesi viste nel 2007, che mi saltarono sulla schiena da un albero e mi rubarono dalle mani un cetriolo che stavo mangiando) sono screanzate, vivaci, prive di rispetto, e la guida dice di stare attenti alla macchina fotografica perche` capita che ve la tolgano di dosso.

ora la mia domanda e` questa: in che maniera le scimmie sentono la cultura umana in mezzo alla quale vivono e in qualche modo vi si adeguano?

* * *

commiato un poco stringato da Kyoto, direi, non e` vero?

eppure nel bottino fotografico della giornta sta anche una foto come quella di copertina, che pare un perfetto ed armonioso acquerello giapponese, e quasi un riassunto di questa citta` sospesa tra cultura e natura.

o meglio, di questa citta` capace di fare della natura una forma di cultura e della cultura un fenomeno quasi naturale.

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. . .

quanto alla partenza serale per Hiroshima, ne ho gia` parlato qui: 

e il sessantesimo giorno Hiroshima – My roundtheworld n. 58 – 539.

ma occorre aggiungere ancora un post e un videoclip, che stavano per essere dimenticati:

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

chi avesse visto l’insieme degli ultimi videoclip, dedicati a Kyoto, e si fosse dimenticato di Osaka, potrebbe restare quasi scioccato all’inatteso fragoroso irrompere di questo.

che testimonia, dentro la grande ultramoderna stazione ferroviaria e nella piazza antistante, il carattere quasi avveniristico del centro della citta` piu` tradizionale del Giappone, la sua storica capitale antica.

sono i due aspetti del Giappone che continuamente si rincorrono: l’esaltazione di un futuro tecnologico esasperato e la conservazione adorante di un passato che rimane la base di una irriducibile diversita` dal resto del mondo.

. . .

nelle parti in neretto ho riprodotto i post LA MALINCONIA A KYOTO.ULTIMA GIORNATA DA SCIMMIE A KYOTO – MY ROUNDTHEWORLD N. 101 – 596.
e vi ho integrato questi altri post:

Kyoto, il tempio the Higashi Hongan-ji – VIDEOCLIP n. 351

Kyoto, Saga Arashiyama – VIDEOCLIP n. 352

Kyoto, il parco delle scimmie di Arashiyama – VIDEOCLIP n. 353

Kyoto, tramonto su Arashiyama – VIDEOCLIP n. 354

Kyoto, la stazione ferroviaria e dei bus – VIDEOCLIP n. 355

3 risposte a "la malinconia a Kyoto: ultima giornata da scimmie – my roundtheworld 101 -143"

  1. Bella la frase “la nostra malinconia non dovrebbe interrompersi soltanto perché ci capita un momento di felicità”. Una malinconia che indica qualcosa di perduto insito in ogni essere umano: un contatto profondo con la natura, il paradiso terrestre, l’amore di un Dio ormai lontano dal nostro modo di essere…

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    1. anche per me, che non sono credente, quella frase suona come una delle piu` profonde che abbia mai letto.

      senza essere neppure buddista, l’ho presa da tempo come faro nella gestione della mia vita.

      quanto a riuscirci, e` un altro discorso.

      la malinconia qualche volta si interrompe, e tuttavia la frase e` bella anche in questo: che non impedisce di goderne, come momenti in se stessi.

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