meraviglioso! San Francisco – my roundtheworld n. 111 -76

non dovrei farla troppo lunga: a San Francisco sono arrivato, da Los Angeles, dopo tre ore di bus, quattro ore di treno (con trasbordo alle 4 di mattina), altre quattro ore di treno e nuovo trasbordo alle 11 per l’ultima mezzora di pullman oramai nella citta`.

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il videoclip, di routine, ha qualche sparuta immagine dei saluti della partenza (ma ancora la mattina del 20 ottobre) e poi dell’ultima mezzora del viaggio accennato sopra, per la maggior parte notturno e senza riprese: qui appunto l’arrivo alla baia in bus, quando la fotocamera e` stata rimessa in opera.

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e siccome ho scelto di scendere non al centro, ma al Fisherman Wharf, cioe` alla zona del porto un tempo destinata ai pescatori, ecco che l’ultimo pezzo l’ho fatto con l’autobus intero tutto per me.

era gia` cominciata la sfilata delle meraviglie, che mi ha fatto capire subito che Los Angeles in realta` e` brutta e non merita: come quando conosci una ragazza e la diresti passabile, fino a che non arrva una sua amica che e` uno schianto e allora trovi bruttina la prima.

perche` molto del bello di una citta` puo` essere il suo rapporto col mare, ma un conto e` stare adagiati su una baia per decine di km, mantenendo il centro ad una decina di distanza dalla costa, un conto e` avere col mare un rapporto cosi` intenso come San Francisco, e averlo assunto come parte di se` e starci in un dialogo a volte muto, a volte fragoroso di onde, e sempre luccicante di colori indicibili, come fa San Francisco.

che sta su un promontorio a guardarsela come bene suo, questa baia, che qui e` diventata un mare interno, chiusa da alture da ogni parte, e ad andargli incontro con ponti sospesi, uno piu` piccolo e bianco, che e’ quello da cui arriviamo e l’altro, quello rosso, sospeso, sul tratto che attraverso un ampio canale porta all’oceano aperto, invisibile dalla citta`.

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ma la baia e il ponte sono poi molto piu` grandi, visti dal vivo, di come si arriva a pensarli attraverso le fotografie: e per questo San Francisco, che puo` ricordare Hong Kong o Sidney, perche` ha il suo stesso tipo di rapporto con l’acqua e l’oceano, e alla stessa maniera tiene lontano da se` questo, per inglobare quella, e` poi diversa, perche` il suo mare e` dieci volte piu` grande e quindi non vi e` vera e propria citta` dal lato opposto.

e io penso anche ad altre citta` veramente di mare, che non si limitano a guardarlo, ma ci giocano assieme: Istanbul, dove l’irripetibile e` che quel mare separa due continenti; New York, forse (che non ho mai visto); in Europa, Napoli che ride con le sue isole e il vulcano alle spalle, in una partita irripetibile, che a volte rischia di essere mortale.

ma questa grandiosita` del tratto di mare interno di San Francisco e` tutta sua e potrebbe ricordare piuttosto quella di Auckland, anche se qui e` ancora maggiore, ma la capitale neozelandese si tiene lontana psicologicamente dal suo mare, non a caso perche` costellato di formazioni vulcanico e l’ultima isola e` il frutto di un’eruzione di soli 600 anni fa: psicologicamente qui il mare e` un pericolo.

a San Francisco, totalmente distrutta da un terremoto e conseguente incendio completo della citta`, solo un secolo fa, nel 1906, il pericolo viene invece dalla terra, e ripetutamente lo ricorda in varie scritte e nei lavori immani per mettere in sicurezza anti-sismica il ponte, che – cosi` come e` – potrebbe essere spazzato via da un grande terremoto.

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mi sono indubbiamente dilungato un po’ troppo con questa citazione del diario di viaggio online 2014, ma non sapevo come altro rendere subito l’entusiasmo che ha creato in me questa citta`, che e` una delle piu` belle del mondo, e che sto rivivendo montando i miei videoclip.

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e forse la piu` bella del mio viaggio, se dimentico la bellezza cosi` tradizionale dell’Avana…

questo video ha tutta l’approssimazione delle riprese sgangherate fatte da un autobus, ma i colori, il cielo, il mare della citta` vi torneranno addosso intatti e vi entreranno sotto pelle.

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il ponte sospeso e’ dunque la seconda meraviglia di San Francisco, dopo la posizione della citta`​, e, per il colore analogo, anche se piu` marcatamente tendente al rosso, mi ricorda il grande portale buddista visto vicino a Hiroshima, di cui ho parlato in un post molto recente.

entrambi finiscono col rappresentare il rapporto dell’uomo col divino, che vedo rappresentato dal mare.

e il Giappone antico vi si rapporta facendone nascere quel gesto colorato, quella specie di preghiera scritta in ideogrammi, che e` la sua invocazione al paesaggio; mentre l’America moderna lo scavalca, lo taglia alla vista; non si puo` dire che lo ferisca, ma lo ridimensiona e afferma la sua forza, la sua voglia di vivere, i suoi bisogni di traffico e commerci.

gia`, perche` l’enorme ponte, a vederlo da vicino, a camminarci sopra, e` fragoroso di un flusso ininterrotto di auto e camion, che lo fanno vibrare, e sono la voce del commercio e del lavoro.

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occhio alla prima frase, soprattutto.

e, quindi, andateci a San Francisco a vederlo di persona, il Golden Gate, se questo videoclip non vi basta.

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quindi ci sono arrivato a piedi nel pomeriggio, fino al ponte, partendo dall’ostello, scelto con cura e forse il piu` bell’ostello che abbia mai visto: isolato nell’area di un vecchio forte dismesso  sulla punta di un promontorio non troppo elevato, ma capace di darti una vista del ponte, e soprattutto immerso in un parco grandissimo e silenzioso, con le finestre che danno sui prati.

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che altro aggiungere?

nulla.

le immagini – dell’arrivo all’ostello, della breve esplorazione dell’immenso parco nel quale e` immerso e del ritorno giu` al porto – parlano da sole.

la bellezza del mare e del cielo di Tahiti dentro una metropoli, che pero` e` a sua volta natura…

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ma, a proposito delle immagini finali del videoclip, devo aggiungere un’altra piccola citazione dal diario di viaggio online, presa in verita` dalle note sul giorno successivo:

un’altra piccola cosa fastidiosa e` che [il primo giorno], appena arrivato, ho trovato sulla spiaggia una specie di palestra all’aperto per culturisti, piu` sciolta e simpatica di quella di Venice a Los Angeles, l’ho anche fotografata da lontano; e quando mi sono avvicinato, chi c’era a esercitarsi? i tre maschioni tedeschi catatonici, qual piu` qual meno, dell’ostello di Santa Monica! be’, non hanno neanche risposto al saluto, non ho capito se perche` troppo impegnati a resistere alle flessioni…

anche se, ammettiamolo, a parte l’utilita` di un certo esercizio nel parlar tedesco, non mi sono perso molto: immaginatevi la conversazione con dei tipi che, appena arrivati a San Francisco, si buttano in spiaggia a coltivare i muscoli senza pensare ad altro.

si parla di metrosessuali, vero? persone che sono cosi` innamorate di se stesse da non riuscire neppure ad essere gay.

ecco, mi sono tolto questo sassolino dalla scarpa…

* * *

e di qui mi sono fatto una camminata sulla lunga spiaggia semi-selvaggia che segue il porto sulla costa nord ed e` destinata in una parte a riserva per il recupero di una specie di uccelli in via di estinzione, ma si direbbe che ci stiano benissimo, perche` dilagano dappertutto e vengono fiduciosi a becchettare quasi in mezzo alle gambe, e forse sono in via di estinzione per questa loro eccessiva fiducia nel mondo. 

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onestamente, la sequenza di immagini montate in questo videoclipappartiene piu` alla categoria della nevrosi che a quella della fotografia.

io camminavo nel meraviglioso paesaggio che, a meno di un chilometro dall’ostello, nel cuore stesso di San Francisco, permette di camminare per almeno un miglio non dico in un paesaggio quasi da Polinesia (ma con la metropoli ancora vicina e soltanto alle spalle), ma in una vera e propria riserva naturale per la protezione di una specie di uccelli selvatici rarissimi.

ma che si lasciano accostare e fotografare da vicino, come se fossero domestici.

perdonate, quindi, se il cliccare del dito sulla fotocamera e`stato piu una specie di riflesso automatico di felicita` che una vero e proprio fotografare.

ma del video si riscatta almeno il commento, musicale?, che trovo veramente azzeccato.

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il Golden Gate di San Francisco lo avete sempre visto nelle sue spettacolari immagini frontali, prese guardando verso l’oceano aperto…

ma che effetto fa camminarci sopra? che vedute ci sono da li` sopra?

che cosa si vede guardando DAL PONTE, nella stessa direzione, verso il Pacifico?

e come e` avvicinarcisi?  che effetto fa, visto da sopra?

come e` il traffico che lo attraversa?

e poi la domanda che non vi aspettavate? che effetto fa cavalcare, proprio sotto il ponte, le enormi onde che l’oceano spinge verso l’interno della baia?

bastano, per conoscere il Golden Gate, le immagini indimenticabili che ne ha lasciato Hitchcock nel suo Vertigo? (La donna che visse due volte, nel titolo italiano)

a questa ed altre domande simili risponde questo video, che e` certamente anche un inno al mio vero e proprio feticismo da Golden Gate.

ma ancora una volta. come gia` in qualche camminata a Los Angeles, il percorso che porta al Golden Gate e sotto il ponte e` un viaggio nel grande cinema americano.

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si passa il ponte, si dimentica la citta` alle spalle, e ci si ritrova soli davanti all’oceano.

e` lo stesso dove fino a ieri si andava a vedere tramontare il sole la sera sulla spiaggia di Santa Monica a Los Angeles, solo qualche centinaio di km piu` a sud.

ma sembra un altro oceano, tanto quello veniva quasi a contatto con te in una dimensione quasi domestica, e questo invece rimane un gigante selvaggio e irraggiungibile che intimorisce.

e come diventa modesto, un segno quasi trascurabile, il ponte di ferro che appare una sfida al cielo soltanto se visto dall’interno della baia.

ma non riesce piu` a segnare il paesaggio di una forza invalicabile, ora che e` l’oceano opaco, con la sua potenza controluce che gli si oppone, lasciandoselo alle spalle.

lo salutiamo, per l’ultima volta da vicino, passando sotto alle sue fondamenta per riaffacciarci sulla baia, come riemergendo, attraverso il piccolo passaggio coperto, da un mondo in un altro.

e dopo queste sensazioni non rimane che la via del ritorno che riporta alla riserva naturale in riva al mare, agli uccelli selvatici, ad uno stupefacente volo di pellicani in formazione.

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la posizione stessa della citta`, il suo ostello, la costa selvaggia a due passi dalla citta`, fin quasi ad esserne parte, il ponte sospeso: le meraviglie potrebbero essere finite.

e invece, ecco al ritorno che mi attira la vista di una cupola orientaleggiante che sporge dagli alberi, e all’inizio penso che possa far parte degli studi di Lucas, che le sono affiancati.

ma e` invece una autentica sorpresa, totalmente taciuta dalla guida Routard, che riconosco soltanto in base alla cartina della citta` distribuita alla reception: si tratta dell’edificio costruito per una Esposizione intermericana del 1915, quando San Francisco si esibi` al mondo ricostruita in dieci anni dal terremoto.  

la grandiosita` e il fascino di queste strutture classicheggianti, quasi sul punto di diventare rovine, perche` stranamente non piu` utilizzate dopo, sono davvero difficili da descrivere, e a sorpresa restituiscono l’immagine imprevedibile di un’America gia` antica, una specie di frammento di Leptis Magna o di antico Egitto che silenziosamente si e` insinuato a fare da contraltare ai grattacieli, a volte bizzarri, che si vedono due o tre chilomtri piu` in la`.

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la musica del video e` un pezzo di Charles Ives, il padre della musica classica americana, vissuto proprio in quegli anni, e contribuisce, credo, a riportare l’edificio nel suo tempo, gia` indicato dai notevoli influssi stilistici del liberty su un impianto di architettura accademica ancora ottocentesca.

dell’edificio ho saputo nei dettagli soltanto adesso, andandolo a cercare in wikipedia: a me pare che sia straordinariamente significativo per piu` di un motivo.

e` del 2015: la prima guerra mondiale e` ancora nella dimensione prevalente una guerra civile europea, anche se il potere dell’Europa d’allora era tale da farne una guerra combattuta in diversi continenti.

gli USA entreranno in guerra due anni dopo soltanto, in quel 2017 che ne vede uscire la Russia, con la sua rivoluzione d’ottobre, e ne determineranno l’esito, assidendosi come vincitori alla conferenza di pace e dettando i nuovi equilibri continentali.

due scelte cruciali che caratterizzano il successivo secolo americano.

che non e` un secolo breve, visto che dura 100 anni esatti, dal 1917 al 2017, e la presidenza Trump, se non sbaglio, ne segna la fine riconosciuta, per quanto inconsapevolmente.

questo edificio dunque e` costruito giusto alla vigilia dell’inizio di questo secolo americano, nel quale siamo vissuti sinora.

e la sua struttura lo rappresenta bene: e` ancora totalmente sotto l’influsso della coetanea architettura europea (potrebbe venire in mente, per un parallelo, la Stazione Centrale di Milano di pochi anni dopo, affetta da un simile gigantismo pseudo-archeologico): in sostanza gli USA non hanno ancora trovato un vero e proprio stile americano, come sara` soltanto pochi anni dopo, con l’invenzione dei grattacieli di Manhattan.

cosi` come la musica di Ives, innovativa e rivoluzionaria, appare qui ancora accademica, pur se attraversata da un entusiasmo sconosciuto alla coetanea musica del decadentismo europeo.

nello stesso tempo, il Fine Arts Palace e` attraversato anche da una malinconia che e` legata alla storia della citta`, alla sua drammatica distruzione, dal terremoto di un decennio prima, e alla sua strabiliante ricostruzione.

ma niente di tutto questo io sapevo aggirandomi in quel tramonto tra queste strutture imponenti.

ho letto che anche alcune scene di Vertigo di Hitchcock sono state girate qui: non le ricordo e non le ho ritrovate.

pero` mi piace immaginare di avere rivissuto le sue stesse impressioni, quando anche lui si sara` trovato davanti, abbastanza a sorpresa, questo grandioso e sconosciuto monumento.

solo una delle foto fatte quel giorno all’unico edificio rimasto della esposizione inter-americana del 1915 rende, e anche questa soltanto vagamente, l’idea delle dimensioni davvero ciclopiche di queste finte rovine classiche, poi diventate davvero rovine, e alla fine ricostruite, dopo essere state per qualche decennio sede di un importante museo scientifico fondato da un fratello di Oppenheimer, allontanato dall’insegnamento negli anni Cinquanta, che furono negli USA quelli della caccia ai presunti o veri comunisti.

ovviamente e` quella scelta a fare da copertina a questo post,  anche se tecnicamente lascia molto a desiderare.

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ma neppure questo basta ancora, si direbbe, perche` la meraviglia successiva, che davvero assieme alla precedente andrebbe tutelata dall’UNESCO, e` il quartiere che affianca il grande edificio del Fine Arts Palace, e fu costruito assieme a lui in quegli stessi anni, in una bizzarra e travolgente mescolanza di stili architettonici mediterranei ed europei.

ogni casa li` e` un piccolo gioiello colorato, piena di fantasia e di voglia di vita.

monumento grandioso e allo stesso tempo umile e modesto, di una citta` ferita a morte dal terremoto di un decennio prima, che non si e` arresa al lutto.

gioiose sono perfino le decorazioni di Halloween che tempestano ovunque: Halloween, che e` la festa della morte, sbeffeggiata e irrisa come cosa propria, e che e` la festa piu` sentita in questa America violenta e assieme ottimista.

no, nessuna parola da aggiungere oggi al diario di viaggio 2014.

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nelle parti in neretto ho riprodotto il post MERAVIGLIOSO! SAN FRANCISCO – MY ROUNDTHEWORLD N. 111 – 616., con adattamenti e anche un passo dal diario del giorno successivo, e l’ho integrato con questi altri, invece inseriti nel testo in caratteri normali, e a loro volta adattati un poco a volte:

da Los Angeles a San Francisco – VIDEOCLIP n. 546

attraverso San Francisco in bus: il porto, the Fisherman Wharf – VIDEOCLIP n. 547

San Francisco: dal Fisherman Wharf all’ostello della gioventu` e avanti – VIDEOCLIP n. 548

San Francisco: la spiaggia della Peninsula dalla parte della baia – VIDEOCLIP n. 549

San Francisco: verso il Golden Gate – VIDEOCLIP n. 550

San Francisco: andando sopra il Golden Gate – VIDEOCLIP n. 551

San Francisco, attorno al Golden Gate: di fronte all’oceano e ritorno in citta` – VIDEOCLIP n. 552

San Francisco, il Palace of Fine Arts – VIDEOCLIP n. 553

aspettando Halloween nella sera di San Francisco – VIDEOCLIP n. 554

 

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