San Francisco, preferisco camminare: secondo giorno – my roundtheworld n. 112 (1a parte) -75

24 ottobre 2014

il diario dei giorni di San Francisco fu molto frettoloso nel 2014 e mescolo` confusamente le esperienze del secondo e del terzo giorno, tanto da costringermi a un faticoso lavoro postumo di riorganizzazione radicale delle parti per evitare un post di risulta sterminato che avrebbe riassumto due giornate diverse, ma raccontate come fossero state quasi una giornata sola.

e il titolo del breve post scritto il terzo giorno spiega bene il perche` di questa fretta:

non la faro` tanto lunga: e` il terzo giorno che esploro san Francisco e non mi sono ancora stancato, ma forse sara` meglio aspettare i montaggi video per una descrizione piu` accurata dei vari passaggi e qui limitarsi ad alcune osservazioni generali.

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intanto non tutto fila sempre liscio in un viaggio cosi` lungo: il problema di questa notte e` che su 8 posti letto in camerata due erano occupati da grassoni di mezza eta` che russavano terribilmente (e ho lasciato i tappi per le orecchie nel bagaglio a Los Angeles): risultato, le 5 ore scarse di sonno che mi hanno tolto un bel po` di slancio e di brio, con l’aggravante del tempo grigio e decisamente autunnale, che poi pero` gradualmente si e` dissolto, salvo la nebbia sulla baia verso l’oceano che e` rimasta tutto il giorno regalando una vista inedita del ponte sospeso con i piloni che emergevano appena.

anche adesso dall’ostello si sentono continuamente le sirene delle navi che avvisano della loro presenza percorrendo la baia in condizioni di mancanza di visibilita`. […]

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come dovrei fare ora a riempire questi buchi della cronaca?

le immagini mi aiutano a ricordare il risveglio nell’ostello, che dalla finestra della camerata schiude gli occhi sulla meraviglia della baia.

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li` discendo, in circa un chilometro, con la vaga idea di andare in battello ad Alcatraz.

dove, scopro, arrivando alla biglietteria, che c’e` perfino una mostra di Ai Weiwei, il grande artista cinese contemporaneo che e`la passione di mia figlia Sara.

sarebbe una grande motivazione riportarle le immagini di questa mostra, ma l’idea di farmi un’ora di coda, se non due, mi demotiva del tutto.

per fortuna fuori c’e` un grande plastico con la riproduzione in scala del penitenziario, cosi` precisa che mi pare di poter quasi dire di esserci stato, almeno virtualmente.

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e poi, diciamo la verita`, guardando il plastico, il posto non e` proprio cosi` affascinante in se stesso, a parte la posizione…

potrei poi citare anche questa frase scritta poco prima:

perche` a me non viene voglia di incoraggiarla neppure indirettamente, una civilta` che produce come proprie opere d’arte dei delitti. (SANTA MONICA, LOS ANGELES, INDIA – MY ROUNDTHEWORLD N. 110 – 613).

e, come monumenti da visitare, dei penitenziari, aggiungo adesso.

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questo, al porto di San Francisco, e` un ritorno, il 22 ottobre: e` qui infatti che ero sbarcato dall’autobus, arrivando da Los Angeles, il giorno prima.

ma adesso c’e` piu` tempo di oziare girando sui moli e di fronte all’altro grande ponte che passa attraverso la baia, non sono piu` foto rapide e distratte sulla strada dell’Ostello della Gioventu`.

ma che cosa mettero` d’altro sul piatto positivo della bilancia di questa citta` che non ha ancora smesso di meravigliare e che ti offre cento sorprese mentre cerchi qualcos’altro?

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indubbiamente anche questa mostra, che mi trattiene per un’oretta, il secondo giorno, ma non e` grandissima.

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neppure di questa avvincente mostra sulla costruzione del futuro parla il frettoloso diario di viaggio 2014.

e` un incontro casuale, camminando lungo le strade del centro, e lo colgo al volo: e` il mio modo preferito di viaggiare e forse addirittura la mia filosofia di vita affidarsi un poco al caso, sicuri che alla fine dimostrera` una logica stringente che non si era capita.

l’esposizione, nei locali luminosi ed ipermoderni di un grattacielo, del quale occupa un piano, traccia un quadro veramente stimolante del sapere del futuro, in un’ottica multidisciplinare.

qui si incontrano l’architettura, la tecnica, l’informatica e la biologia.

non chiedetemi bene come, e temo che neppure il videoclip riesca a darne un’idea.

comunque forse puo` suscitare delle curiosita`, il che in fondo e` ancora meglio.

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ci metto il Memorial per Luther King immerso in giardini meravigliosi fra il museo di arte contemporanea, purtroppo chiuso perche` in ampliamento, e quello della creativita` dei bambini;

eccole, qui adesso, semplicemente, le immagini del Memorial, sempre dal secondo giorno a Frisco.

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e` un mio modo anche di mettere alla prova la grande America democratica che di questi tempi rischiamo di lasciarci alle spalle.

per questo, come commento audio ho messo il grande discorso di Martin Luther King, I have a dream

con mia sorpresa, il video per questo solo motivo risulta bloccato in alcuni paesi:

spero che non ci sia tra questi anche l’Italia, io non lo posso controllare…

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e poi lo spettacolare municipio, con la sua cupola alta 92 metri, un vero pezzo di Europa in California,

con una grandiosita` di nuovo incredibile, che dimostra che fino alla prima guerra mondiale l’America si e` semplicemente sentita un pezzetto di Europa decentrata.

quel che non avevo scritto, nella fretta, nel diario 2014 e` che nel municipio si stavano svolgendo dei matrimoni:

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e quello fotografato sotto l’immensa cupola e` cinese.

va ad aggiungersi a quello di Auckland, in un altro punto emblematico per la storia neozelandese.

come quello, ci riporta ad un discorso profondamente interiorizzato di integrazione culturale, e qui di America, se non di sola California, democratica.

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non c’e` un vero e proprio tema unitario in questo videoclip: sono soltanto occhiate buttate sulla citta` mentre ne percorro le strade piu` centrali.

mi soffermo con la videocamera un attimo su quello che mi colpisce di pi`, o che corrisponde meglio alla mia sensibilita`.

e` mettendole assieme che mi accorgo che sto dando un’altra pennellata al ritratto di questa citta` estroversa e democratica.

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forse vi sembrera` che la convivenza di popoli e culture diverse sia un fatto comune in ogni altra grande citta` dei nosttri tempi, e perfino nei piccoli centri.

eppure io trovo che questo modo interculturale di esistere in San Francisco abbia un’aria un poco speciale.

e, in ogni caso, sono contento di poterlo documentare, ora che rischia di diventare a sua volta un ricordo del passato.

il commento musicale, una canzone degli anni Settanta, rimane all’interno di quest’aria volutamente un pco retro` e nostalgica.

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Castro, il quartiere gay, che conclude quasi le esplorazioni del secondo giorno di camminate.

che consiste poi in in incrocio e due lati di un caseggiato, con una grandissima bandiera con i colori dell’arcobaleno in cima a tutto, e gli stessi colori nelle strisce pedonali, e sul marciapiede incise le icone del movimento di riconoscimento dei diritti gay, da Oscar Wilde a Virginia Wolf, ad un sacco di americani, ovviamente;

montando il videoclip mi ha colpito adesso negativamente questa rigida chiusura culturale nel rivendicare al mondo anglosassone l’esclusiva della liberazione omosessuale.

o meglio della normalizzazione mercantilistica dell’omosessualita`.

del resto il quartiere non e` risultato entusiasmante, in confronto al lontano ricordo libertario e assolutamente trasgressivo e quasi delirante dell’Amsterdam omosessuale di molti anni fa.

la chiusura del videoclip e` provocatoria e vorrebbe porre qualche domanda su questa presunta liberazione americana dei gay, ma forse poi soltanto californiana.

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. . .

e il parco immenso nel quale la sera ritorno perche` in mezzo ci sta l’ostello, 

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e dietro l’obiettivo, dietro il filtro delle parole ci stavo sempre io, con la mia malinconica disperata felicita`.

questo videoclip non ha niente di turistico, ma e` solo la testiminanza di un lungo camminare sulla strada del ritorno, e forse proprio in questo si percepisce, meglio che in altri miei, l’autentico carattere di questa citta` che innamora.

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commenti:

tramedipensieri FEBRUARY 6, 2017 AT 12:29 PM
… maliconico, Bortocal?….

cor-pus15 FEBRUARY 6, 2017 AT 10:36 PM
si`, cara marta, ritornare su queste foto mi ha restituito proprio lo stato d’animo di quella sera calante sul mio lungo ritorno all’ostello in mezzo al tramonto: una limpida, perfetta, felicissima malinconia…
e` difficile spiegarlo, vero? come ci puo` sentire pieni di malinconia e per niente infelici, se si accetta che il limite, l’imperfezione, la moderata infelicita` sono la nostra condizione normale.
se li si sente in positivo, ecco che non smetti di essere malinconico, ma ti senti sereno, e questa serenita` sembra la forma piu` perfetta di felicita` che ci e` consentita.

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nelle parti in neretto ho riprodotto il post SAN FRANCISCO, PREFERISCO CAMMINARE – MY ROUNDTHEWORLD N. 112 – 618., ridistribuendone meglio le sequenze interne ed integrandolo con questi altri, invece inseriti nel testo in caratteri normali:

San Francisco: perche` non vado ad Alcatraz – VIDEOCLIP n. 555

San Francisco, il Fisherman’s Sharf – VIDEOCLIP n. 556

San Francisco, Downtown – VIDEOCLIP n. 557

San Francisco, Autodesk Gallery, Esposizione – VIDEOCLIP n. 558

San Francisco, il Memorial Martin Luther King all’esterno – VIDEOCLIP n. 559

la San Francisco interculturale – VIDEOCLIP n. 560

San Francisco, matrimonio alla City Hall – VIDEOCLIP n. 561

San Francisco, Castro: Have a gay day – VIDEOCLIP n. 562

San Francisco, dal pomeriggio alla notte – VIDEOCLIP n. 563

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3 thoughts on “San Francisco, preferisco camminare: secondo giorno – my roundtheworld n. 112 (1a parte) -75

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