San Francisco, ritorno a Los Angeles – my roundtheworld n. 113 (3a parte) -71

25 ottobre 2014

del grande parco Golden Gate ho visto soltanto una piccola parte, ma e` gia` sera e il rientro, che sara` direttamente rivolto alla stazione del bus per Los Angeles, prendendosi tutto il tempo necessario, non e` entusiasmante.

con le ombre calanti il popolo vagabondo degli homeless sta levando le sue tende, nel senso inusuale che coloro che hanno un tenda canadese hanno cominciato a piantarla in ogni dove, e ci sono anche delle tende “autoreggenti” che stanno sui marciapiedi; gli altri, che non hanno neppure quella si stendono in qualche modo avvolti in qualche cosa; ma alcuni fanno gruppo ad un falo`.

ma la cosa piu` sconvolgente e` che la penombra sembra togliere progressivamente ogni freno inibitore a questo popolo che mi fa davvero paura (ed e` raro che io provi questa reazione) e mi viene da chiamarlo di zombie, perche` ora mi e` immediatamente chiara la vera origine di questo tema da film horror.

molti di loro, gridano, imprecano, parlano da soli, ridono al nulla: direi che un terzo di loro, a occhio, e` palesemente in preda ai propri incubi e allucinazioni.

credetemi: quando si leggono fatti di cronaca violenti negli USA, d’ora in poi io mi meravigliero` semplicemente che non siano molto piu` frequenti, dato il numero altissimo di pazzi non curati che vanno in giro.

e mi chiedo anche se per qualche motivo il numero degli alienati qui sia cosi` spaventosamente alto: forse per la mancanza di cure pubbliche, che da noi riducono la visibilita` del problema?

oppure perche` davvero la nazione che ha scritto nel primo articolo della sua costituzione il diritto di ogni individuo alla felicita` e` anche quella che rende totalmente infelice una parte cosi` ampia dei suoi figli? 

* * *

in ogni caso riesco a passare indenne nei pochi chilometri che mi separano dalla via principale del centro, la Market Avenue, dove riprende la sfilata dei negozi di iper-lusso con i barboni a decine sdraiati davanti alle vetrine, come nella peggiore delle sceneggiature: qui pero` sono pacifici, per non dire inerti.

ma prima ecco in un passaggio pedonale davanti alla piazza del Municipio un complesso di giovani che fa una musica piuttosto bella che ha risvegliato tutte le immagini di liberta` della citta`.

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ed ecco chi danza davanti ai musicisti: un ragazzone biondo pesantemente truccato da donna ondeggia lentamente in melodie che vorrebbero essere armoniose, se non ci fosse gia` una vistosa e precoce pancetta da birra; una donna nera grassissima balla appoggiandosi con un bastone; un ubriaco che sembra latino cerca invano di coordinare i movimenti; una ragazza molto piena di curve si sostiene su trampoli di 20 cm che riescono a mascherare che e` in realta` una nana; intanto passa un grosso signore cinquantenne totalmente vestito da donna con una enorme gonna rosa.

e a me pare di essere finito a meta` strada fra un quadro di Bosch e uno di Grosz, ma come se fossero diventati emtrambi allegrissimi, e, se non avessi fatto tanto chilometri e non avessi i piedi rotti, mi unirei alle danze e sono sicuro che farei anche la  mia porca figura, come si suol dire.

ma l’allegria e` la stessa: lascio San Francisco nella bellezza della musica, e non solo questa, anche quella scozzese suonata su una specie di zampogna da un uomo con la gonna tradizionale a scacchi e i capelli rossi, e soprattutto il ritmo scatenato di un trio nero affiatatissimo, dove a un angolo di strada il percussionista usa bidoni vuoti di tinta, capovolti, e bottiglie di diverse dimensioni infilate in una cassetta di plastica.

o San Francisco, travolgente e pazza!

* * *

con l’occasione inserisco anche il link ad un video su San Francisco, che avevo postato tempo fa e ho scoperto oggi che e` stato bloccato in tutto il mondo per violazione del copyright nel commento musicale; l’ho dovuto ripublicare sul mio canale You Tube poco fa, con la musica cambiata.

e` come un ultimo sguardo retrospettivo a questa citta` che non smette di interrogarti.

ti lascio dopo le 23 sul bus, San Francisco.

. . .

commenti:

passoinindia FEBRUARY 24, 2017 AT 8:00 PM
Sulle musiche di “dont’t worry baby” una frisco che mi mette nostslgia perche è una città che amo molto.

bortocal15 FEBRUARY 26, 2017 AT 7:27 PM
nostalgia, nostalgia…, a me lo dici? 🙂

passoinindia FEBRUARY 27, 2017 AT 6:37 PM
Meglio frisco di los angeles. Almeno per me.

bortocal15 MARCH 1, 2017 AT 7:50 AM
assolutamente d’accordo.
forse perche` San Francisco rientra di piu` nella nostra immagine europea di citta`, a parte la bellezza straordinaria dell’ambientazione.
Los Angeles e` molto interessante, ha un rapporto molto piu` diretto con la natura, ma ha anche qualcosa di mostruoso ed e` priva di una vera e propria identita` sua: e` soltanto un arcipelago di 70 citta` diverse unite da una incontrollabile periferia che dilaga per decine di km.

. . .

su quell’autobus, peraltro, segue una nuova avventura, che nessun video poteva immortalare.

purtroppo le due batterie della fotocamera si sono esaurite a questo punto, come e` logico dopo una giornata cosi` intensa; e il racconto di queste esperienze e` rimasto affidato soltanto alla mia precaria memoria personale.

. . .

e accanto a me si sistema una quarantenne spigolosa con gli occhiali e i capelli a caschetto: mi chiede di abbassare il bracciolo, rimasto incastrato, ma male faccio a provvedere perche` immediatamente vi si butta contro appoggiando la testa sulla mia spalla.

ora io vi ho tenuto accuratamente nascosto che nell’ultimo mese i dolori alla spalla apparsi tempo fa non sono scomparsi del tutto, ma riaffiorano, in particolare quando sono stanco, e questa testa pesantissima appoggiata sulla spalla sinistra mi da` decisamente fastidio, per non dire che mi fa male addirittura; quindi mi agito pensando che questo possa indurre ad una maggiore discrezione…

invano; la situazione cambia soltanto quando vengono spente le luci: e nel senso che a questo punto la testa scivola scivola, percorrendomi tutto e va a fermarsi sul fianco, in una posizione prossima a diventare decisamente imbarazzante.

inutile agitarsi, quella testa sembra di piombo; ad un certo punto comincio perfino a preoccuparmi vista la sua completa mancanza di reazioni: sara` mica un caso di morte improvvisa?

ma la mano che si appoggia sulla coscia mi toglie anche questo dubbio e anche la testa si protende ancora avanti con lei.

* * *

quando l’autobus si ferma per una sosta intermedia e si riaccendono le luci la donna non mi guarda: ma ha le gambe sconvolte da un tremito convulso…

nel bus c’e` la connessione internet, e quindi riesco a connettermi al mondo, dopo il primo colpo di sonno.

ecco una mail di Chaney, che e` tornata in Vietnam, ha avuto uno scontro violento con la madre, e mi annuncia che medita il suicidio.

ma di questo meglio parlare in un prossimo post, credo…

* * * 

e con questo chiudo il post dalla hall dell’ostello di Los Angeles Santa Monica, dove sono tornato stamattina alle 9 e dove sto cercando di riprendermi da tutte queste emozioni, aspettando le 2 del pomeriggio per il check-in.

forse dovevo pormelo prima questo problema: se si hanno vicine delle persone che in questo periodo stanno soffrendo, per i piu` diversi motivi, e tutti molto gravi, che impressione puo` fare su di loro il fatto che io scriva delle esperienze positive che questo viaggio mi sta regalando?

questa non e` una forma di mancanza di delicatezza nei loro confronti?

non sapendo la risposta, io continuo, anche se ogni volta – credetemi – devo scostarmi di dosso qualche pensiero triste dal cuore, per potere scrivere.  

. . .

commenti:

principotta 25 ottobre 2014 alle 22:56
Quante esperienze croccanti, bortocal! 🙂

bortocal 25 ottobre 2014 alle 23:36
non ho ancora capito se sono io che cerco loro o se sono loro che si passano parola, si dicono: eccolo, e` arrivato finalmente… 😉

principotta 26 ottobre 2014 alle 15:12
🙂 ti cercano…come quando un libro mi chiama…

. . .

tramedipensieri 26 ottobre 2014 alle 18:37
Che bell’incontro!
:))))

bortocal 27 ottobre 2014 alle 3:57
taci, credevo che certi rischi li corressero soltanto le ragazze che girano il mondo da sole e non anche degli ultra-sessantenni decisamente poco attraenti…

tramedipensieri 27 ottobre 2014 alle 8:18
Ahah ahahh
e li chiami ancora
rischi?

bortocal 27 ottobre 2014 alle 8:20
come devo chiamarli, allora, fastidi? 🙂

tramedipensieri 27 ottobre 2014 alle 9:23
Ogni incontro è una piccola grande fortuna 🙂
ecco come la si dovrebbe chiamare …

bortocal 27 ottobre 2014 alle 15:17
hai ragione tu.
la sorpresa e la conoscenza di una nuova esperienza vale piu`del fastidio che al momento puo` provocarci.

tramedipensieri 27 ottobre 2014 alle 16:04 · ·
Lo sapevi già.
In cuor tuo lo sapevi…. 🙂

bortocal 27 ottobre 2014 alle 16:24
l’ho sempre saputo; per questo posso concedermi ogni tanto il gusto di dimenticarmelo… 😉

. . .

nelle parti in neretto ho riprodotto il post SAN FRANCISCO, CHE GIORNO L’ULTIMO GIORNO – MY ROUNDTHEWORLD N. 113 – 620., integrandola con quest’altro post, invece inserito qui sopra nel testo, con piccoli adattamenti, in caratteri normali:

San Francisco, goodbye: dalla sera alla notte – VIDEOCLIP n. 580 – bortoround

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3 thoughts on “San Francisco, ritorno a Los Angeles – my roundtheworld n. 113 (3a parte) -71

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