come San Diego mi porta a Tijuana – my roundtheworld n. 118 (1a parte) -65

siamo passati al giorno 28; il 27 e` stata la prima giornata del mio roundtheworld completamente priva di video e riprese, oltre che devastata dalla sfiga ampiamente raccontata qui:

UNA PARTENZA PROVVIDENZIALMENTE MANCATA – MY ROUNDTHEWORLD N. 116 – 626.

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la novita` e` dunque che, parlando sinceramente, forse per la prima volta comincio a sentirmi stanco di questo viaggio

– e mi immagino quanto possano essere noiosi questi resoconti per i lettori:

sono al terzo mese e mezzo, al centoottavo giorno (e ne mancano 32 alla fine) e siccome questo viaggio non e` una vacanza, ma un’esplorazione, o forse un pellegrinaggio nelle terre dell’umano, comincia a mancarmi la quotidianita`,

direi che sento una mancanza di banalita`, o se volete di radici, visto che le radici sono di sicuro una banalita`.

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ho cercato di rimediare passando complessivamente piu` di 10 giorni in quel di Los Angeles, provando a farmela sentire quasi come una seconda casa, cosa molto facile per via del clima, ma che avrei indubbiamente preferito fare a San Francisco.

e avevo cominciato anche prima tendendo a rendere le mie sistemazioni sempre piu` stanziali, via via che il viaggio si prolungava, dato che, in tanti avvicendamenti, ho cominciato sentire piu` il bisogno della stabilita` che della varieta` (gia` ampiamente assicurata).

e riparto da Los Angeles, avendola visitata per molti giorni ampiamente e senza annoiarmi mai, con l’orgoglio di non avere neppure visto Hollywood (che credo sia piu` un luogo virtuale che reale) e di non aver fatto l’obbligatorio giro in autobus per i luoghi notevoli turisticamente della citta`.

* * *

della California mi restano in mente i colori della sua eterna primavera, la mancanza di una sola goccia di pioggia e di un solo giorno che non avesse, almeno in una sua parte, regalato un cielo limpidissimo; ma anche i suoi derelitti, che sono l’altra faccia di questo benessere americano.

cosi` che quando il treno comincia a scendere verso il confine del Messico, mi ritrovo, a bilancio, ad avere una immagine dell’America ancora piu` dura di quella con la quale sono partito, anche se ho notato un certo avvicinamento di questo paese a certi standard minimi che noi consideriamo civili (trasporti pubblici, sanita`)

e nello stesso tempo mi rimane l’invidia per la perfetta connettivita` internet che oramai ha plasmato l’intero vivere civile, semplificandolo enormemente, ma anche frantumandolo individualisticamente.

* * *

il treno che procede molto lentamente verso sud e impieghera` due ore e mezza a raggiungere San Diego, non poi cosi` lontana da Los Angeles, mostra un paesaggio fisico ed anche umano che rapidamente scivola verso il latino-americano.

superate le ultime lontanissime periferie di Los Angeles si entra in un paesaggio di canaloni aridi, poi a tratti il treno si accosta e a volte fiancheggia addirittura un mare che, sembra incredibile, e` ancora piu` azzurro, con spiagge quasi completamente solitarie e libere, con qualche isolato ombrellone privato buttato li` liberamente o qualche surfista che esercita le onde.

DSCF5331

* * *

San Diego si profila lentamente, con la sua nuova periferia, ancora piu` assolata e in qualche modo piu` autentica di quella di Los Angeles, poi con le distese collinari di case di Old Town, e infine si fa conquistare con la discesa nella sua variopinta stazione  di Down Town.

la guida Routard e` talmente succube culturalmente dell’americanismo perfino un poco datato del tempo nel quale e` stata scritta, che non accenna mai neppure all’esistenza di questo treno, e neppure mette la stazione nella piantina del centro della citta`:

ho ricavato solo, imparandomela quasi a memoria, da una citazione fuori contesto, che il modo piu` semplice di andare al Messico da San Diego e` di prendere un trolley (?) chiamato Linea Blu.

. . .

DSCF5382

nel piazzale pieno di palme sormontato dalla cupola della stazione, variopinta di ceramiche tipicamente sud-americane, ci sono alcune linee tranviarie dagli squillanti vagoni rossi: da qualche parte ci saranno anche i vagoni blu, penso, in stato piu` o meno confusionale (chissa` perche` sul treno ho continuato a sonnecchiare…).

ma basta guardare meglio per vedere che in testa ai vagoni rossi sta giusto scritto Blue Line, per cui non resta che salire, dopo un’ultima occhiata a questa citta` sistemata in una baia bella, anche se non scenografica come quella di San Francisco, e che sembra oramai abitata solamente da latinos.

* * *

penso che il biglietto si paghi a bordo, come a Los Angeles o a San Francisco, ma qui invece ci sono soltanto dei minacciosi cartelli che avvertono che non si puo` salire a bordo senza averne acquistato uno, e intanto che provo a chiedere dove, il tram parte…

va be`, gia` mi immagino qualche pesante multa da pagare, e invece mi va liscia: servono 40 minuti soltanto, per arrivare al confine messicano.

. . .

ma naturalmente il Messico a cui guardo oggi, dopo l’elezione di Trump presidente, lo vedo con occhi diversi: e il muro?

quello voluto da Clinton e Obama, che lui vuole soltanto completare?

per caso mi pare ora di riconoscerlo proprio nell’immagine che Youtubeha proposto per la presentazione del video.

in ogni caso quel muro lo si attraversa per superare il confine tra USA e Messico; ed e` impressionante, come si vede dalla foto dell’ingresso nel paese neo-latino.

DSCF5400

un’opera immane come una avviata muraglia cinese che non salvo` l’impro dai mongoli o i semi-scomparsi limites romani, che non fermarono i barbari.

varcandolo sembra proprio di entrare nell’immendo carcere di una nazione meno sviluppata.

ma oggi non sono piu` sicuro che il carcere, dorato, non sia piuttosto quella luminosa California piena di miserabili abbandonati a se stessi che mi lascio alle spalle.

. . .

nelle parti in neretto ho riprodotto la prima parte del post COME SAN DIEGO MI PORTA A TIJUANA – MY ROUNDTHEWORLD N. 118 – 629., integrandoli con questi altri due post, che sono invece inseriti qui sopra in caratteri normali:

da Los Angeles a San Diego in treno – VIDEOCLIP n. 590

a San Diego, al Messico, a Tijuana – VIDEOCLIP n. 591

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