Negombo dopo lo tsunami. 2 agosto 2005 – ritorno allo Sri Lanka e primo viaggio in India. 2 – 135

a Fabia, Marta, Rocco, Sara, Roberta, Rosalba 2 agosto 2005 6:34 PM

e cosi eccomi ritornato a Negambo.            domani vado aolombo [a Colombo]
acercaRE DI     fare il visto per l”India.
ieri nel                partire ho sentito    la mente
che si svuotava      di ogni pensiero.

vi lascio subito perchela tastiera qui e scassata

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un anno dopo il primo viaggio, nella stessa stagione; ancora senza macchina fotografica, ma soltanto con la cinepresa – e ancora i relativi filmati sono andati perduti.

rimediare con una foto ricavata dai filmati dell’anno prima? no, di mezzo c’è stato lo tsunami, e non potrebbe essere la stessa cosa.

meglio un filmato preso dalla rete quel giorno, che ha ancora la capacità di commuovermi intensamente.

e un filmato molto amatoriale girato il giorno dopo lo tsunami, il 27 dicembre 2004:

riconosco i luoghi: la spiaggia, le strade, il porto, il ponte sulla laguna.

ritorno allo Sri Lanka e primo viaggio in India: 1. preparativi. 7 – 29 luglio 2005 – 134

il titolo non basta? a meno di un mese dal rientro dall’Etiopia, ecco una nuova partenza, la cui meta matura lentamente fra diverse incertezze, e in un fitto e vario dialogo

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a Rosalba 07.07

[…] Ottima l’idea dei viaggi, anche se in questo momento l’acquisto di una nuova macchina potrebbe costringermi a rivedere l’ipotesi messicana; devo anche ritoccare il calendario delle mie ferie! […]

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a Roberta 13 luglio 2005 Ciao Roberta, – un paio d’ore fa ho riparato io personalmente il mio modem seguendo i consigli tecnici per telefono IN TEDESCO! dell’operatore, – ed eccomi qua, con le mie impressioni autoreferenziali sulla poesia di Neruda:

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

non sono io! (e neppure tu, mi pare…)

Muore lentamente chi non capovolge il tavolo,
(mai fatto, ma mi incazzo sempre come una biscia in tanti altri modi! e ne ho rotte di cose buttandole sul pavimento!)
chi è infelice sul lavoro,
(AHIAAAA)
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

– GIÀ, MA SE UNO INVECE LO FA SEMPRE? –

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

IO SONO COSÌ SGRAZIATO!!! ma per il resto corrispondo… – e tu come stai? dove sei? riusciamo a riprendere la nostra conversazione adesso? raccontami. – un abbraccio. – Mauro

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a Fabia, Jul 13, 2005 5:52 PM – […] ieri sera ho rinunciato all’idea del Mexico, perché ho scoperto che starò via 4 settimane e sulla guida del paese, studiata in queste ore, ho letto che è un posto pericoloso e poi abbastanza caro (mi sono abituato male in questi ultimi anni, ma quando leggi hotel economici 40 dollari a notte…). – quindi sono alla ricerca precipitosa di un sostituto: dopo l’Etiopia l’India non mi fa più paura, anche la Tailandia andrebbe bene, ma c’è l’influenza dei polli. boh, quasi quasi sto a casa a riposarmi. cuba? – ma un mese è troppo! – comunque mia cara, la verità è che devo rassegnarmi che sono vecchietto! e smetterla di fare l’adolescente perso… […]

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a Rosalba, 14 luglio 2005 […] Ho abbandonato l’idea del Messico: troppo caro e troppo pericoloso per il tipo di vacanza zingaresca che faccio io di solito, e quindi per ora brancolo nel buio, ma sto pensando all’India. L’unica cosa certa per ora è che parto sabato 30 luglio e sto via 4 settimane a zonzo. – Tu dove vai? Non lo so ancora. – Mille auguri per le tue caviglie. – Un abbraccio. – Mauro

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a roberta f. Jul 23, 2005 6:15 PM 18 luglio Jul 23, 2005 6:15 PM

carissima Roberta, – rieccoci in contatto finalmente, ma sarà breve di nuovo, perché – se le cose vanno come dovrebbero – da sabato dovrei ripartire per 4 settimane di viaggio (ho detto viaggio, bada bene, non “ferie”): dovrei decidere nei prossimi giorni la meta, passando per un last minute, ormai, in questo momento sono orientato per l’India – e ho quasi del tutto abbandonato l’idea del Messico, che dalla guida mi è risultato troppo violento -, ma trovare un luogo del mondo libero da sangue e odio è così difficile. – non voglio rattristarti di più, e ti risparmio un esempio che tutti troverebbero così marginale, eppure documenta così bene la disumanità del nuovo fascismo che terrorizza il mondo e che nasce dalle religioni! sarebbe la foto sconvolgente trovata ieri sera in internet dei due ragazzi omosessuali (uno minorenne) impiccati tre giorni fa in Iran perché scoperti a fare sesso assieme. è una foto così quotidiana! – uno dei due ha perfino ancora una biro nel taschino, e le persone che si affaccendano a mettergli il cappio al collo hanno un’aria così premurosa, è quasi con affetto e cura che si preparano a gettare quei due corpi giovani e puliti in pasto alla putrefazione e alla morte. i gesti del boia e dei suoi collaboratori hanno tutta la saggezza e l’equilibrio di chi sa di compiere qualcosa di positivo e di buono… – questo per non parlare d’altro, ovviamente. parto con l’idea che avere ancora voglia di viaggiare, in questi momenti, è proprio una TESTIMONIANZA, che costa fatica, e appare evidente che ancora una volta la difesa della nostra così imperfetta e criticabile libertà prospetta lacrime e sangue. non riesco però neppure a capire come si farà ad uscire da questa serie orribile di ritorsioni sanguinose, e mi pare che assomigliamo molto a quelle anime tristi allo sbando nel 1939 o 40, che NON SAPEVANO DOVE FUGGIRE. – tu stai in beghe familiari, mi dici. sai, penso che l’aggressività tra le persone, quando c’è tensione nel mondo, si moltiplica, mica siamo isole, semmai isole galleggianti, trascinate dalla corrente. – non so neppure se è vero però che i legami familiari non si possono eliminare a bacchetta. in un certo senso è vero, però si possono ridimensionare parecchio. purtroppo è vero invece che noi siamo sempre una sfaccettatura della nostra famiglia, fino a che accettiamo di farne parte.
però il predicatore di Palestina è stato grande, ti ricordi? “chi non accetta per me di lasciare il padre e la madre o i fratelli…”, non ha detto qualcosa del genere? occorre quindi avere un’idea per la quale valga la pena di voltarsi a guardare questi legami che diventano oppressivi ed umilianti e semplicemente dire basta. – io sono tornato a Brescia giovedì, nella convinzione amara di avere una famiglia allo sfascio e dei figli indifferenti. ne sono ritornato invece a Stoccarda con la convinzione più chiara che una larga parte dei problemi nasce dalla mia emotività, dalla mia facilità alla disperazione, dal mio spirito esigente e dalla mia tendenza alla drammatizzazione.
faccio uno sforzo per migliorare. non so se ne sono capace. capisco peraltro che la mia instabilità e bulimia affettiva è il frutto di specifiche carenze subite e patite. – l’autoanalisi e l’analisi storica della famiglia ci aiuta a oggettivare e a distanziare. io ho capito, ad esempio, che la famiglia di mia madre era traumatizzata da lutti precoci: la mia nonna materna era rimasta orfana piccolissima prima della mamma e poi nel giro di pochissimi anni anche della matrigna ed era cresciuta affidata alle serve di casa. mia mamma racconta che era crudele e provava piacere a tormentarla fisicamente – cosa che io ho scontato parecchio, per la mia parte e senza nessuna colpa. e altrettanti problemi si potrebbero scoprire nella famiglia del nonno paterno o di mio padre, ma non ti voglio annoiare. – ti consiglio però di cercare di scoprire i motivi concreti del malessere che si è trasmesso a voi figli. calarsi a fondo, quasi ossessivamente, nel problema, per capirlo e poi distanziarsene meglio.
anche l’astrologia aiuta, per quanto possa apparire poco scientifica: ma aiuta ad oggettivare, cioè a non sentirsi RESPONSABILI noi, ma alla fine a non colpevolizzare poi neppure chi ci sta attorno.
ci è più facile separarci dalle persone sgradevoli se lo facciamo senza odio, semplicemente come un atto di riguardo per noi e di prudenza, senza che l’immagine ossessionante dei loro errori ci costringa a restare legati allora dalla catena della condanna morale di atti ingiusti. – credo che sia proprio questo il segreto più importante: acquistare la capacità di vedersi come prodotti, noi e gli altri, per uscire dalla spirale cattolica e occidentale della colpa. – be’, ti ho fatto la mia “predica”. – ti ringrazio del pensiero di mettermi in contatto con tua sorella, anche se la vicinanza con Frankfurt è sempre relativa. più di 200 km! – lo sai che qui fa freddino che sembra di essere ad Addis? in Italia invece! ma già… lo sai meglio di me. – su con la vita. faccio conto che organizzerai prima o poi una visita a questa tua sorella tedesca e che sarà l’occasione per rivedersi, – un abbraccio. – Mauro

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a Rosalba Jul 23, 2005 6:45 PM saluti – […] ho talmente tanto lavoro davanti che, se volessi essere sincero, dovrei ammettere che la possibilità di partire sabato prossimo 30 luglio – che sarebbe il mio primo giorno di ferie – è veramente in forse, ma non mi arrendo e partirò. il bello che neppure so ancora per dove. so solo che la valigia è già fatta!!! – tu avevi lanciato una mezza proposta di ritrovarsi prima o poi per un viaggio assieme, ma alla luce di tutte le mie esperienze lo sconsiglio a te e a me. io in viaggio ho sempre litigato con tutti e il giudizio è unanime: sono un tiranno, un uomo bionico, un massacratore di compagni di viaggio che non sta mai fermo. ho scoperto da 4 anni la bellezza del viaggiare soli, con qualche bel libro e un collegamento internet la sera, per raccontare le proprie avventure e non perdere i contatti. – spero di leggerti presto, prima di partire, con le tue ultime novità. […]

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a Fabia, Marta, Rocco, Sara 26 luglio – martedì 1 agosto parto per l’India meridionale dall’aeroporto di München e torno, insciallah se torno, martedì 23 agosto. […] tornando al mio viaggio, il primo scalo sarà a Colombo nello Sri Lanka, da lì poi prenderò un economico aereo locale per l’India del Sud alla quale limiterò per il mio momento le mie scorribande di tre settimane. ecco che l’entusiasmo cresce già; vi manderò delle mail naturalmente, se troverò degli internet cafè, coi soliti resoconti di viaggio, sempre sperando di non rompere troppo.

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a roberta f. Jul 28, 2005 7:47 PM casa? 25 luglio – cara Roberta, a volte mi sento avviato lungo la strada in discesa della loquacità senile, quindi il tuo apprezzamento mi conforta. – la mia meta è l’India del Sud, dove leggo peraltro di alluvioni per i monsoni che stanno provocando centinaia di morti. ma devo pure trovare un posto dove imparare la calma e il distacco dalle passioni del mondo e dalla sofferenza inutile. nonostante gli immensi progressi relativi alla condizione di partenza, in assoluto ho realizzato sinora solo qualche oscillazione di tipo quantistico attorno alla mia natura pesantemente emotiva. (parole che sono forse anche l’effetto di uno scontro sconvolgente con la mia segretaria di un paio d’ore fa, dei suoi singhiozzi di rabbia e lamenti ferini – guarda che non esagero – risuonanti nell’ufficio tra gli sguardi sgomenti del pubblico, perché non le ho concesso per la seconda volta i giorni di festività soppresse che lei aveva già chiesto e ottenuto per il mese scorso e poi non ha fatto senza dirmelo per accumularli in seguito): non sono uno a cui piace esercitare il potere in modo sgradevole per gli altri, purtroppo, e quando mi tocca di doverlo fare perché mi sembra giusto ci patisco anche). – dici che siamo noi a sceglierci la famiglia dove nasciamo? qualche parola (“scegliere”, “famiglia”, “nasciamo”) deve essere usata in modo improprio o almeno molto originale. a me poi ( :-)) basta pensare quanto sono stato fesso a scegliermi la famiglia seconda, se dovessi pensare che mi sono scelto anche la prima, cioè quella d’origine!!!!, che cosa dovrei pensare di me? di quanti cicli di purificazione avrei ancora bisogno? – io penso che tutte le religioni – come anche la filosofia – siano poi delle approssimazioni confuse a qualcosa che sfugge a tutti e non vadano prese troppo alla lettera neppure in quello che di buono che possono avere. – davvero pensi di non essere capace di portare un po’ di gioia attorno a te? a me non pareva, ma se questa è la tua percezione di te mi dispiace. tu pensa che io invece questo dubbio non l’ho mai, ma ho la certezza invece di saper portare attorno a me anche molta tensione e odio. ma soprattutto mi pare che molti tendano ad approfittare troppo della mia gioia di dare piacere attorno a me e che a me di tutto questo piacere ne tocca un po’ poco. eppure D’Annunzio, che era un egoista, sapeva già che ciascuno di noi “ha solo ciò che ha donato”, e non credo che si riferisse soltanto ai suoi cospicui debiti. – come vedi oggi lo spirito ironico prevale come forma di autodifesa forse. spero però che tu non perda la voglia di rispondermi. se ne hai voglia, forse si troverà anche in India qualche internet caffè che mi
farà compagnia nella lettura e nella scrittura. – ciao, non farti caricare di troppa zavorra mentale in Italia!! – continua il tuo volo libero con la mente… – Mauro

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a Rosalba Jul 29, 2005 6:49 AM saluti – Cara Rosalba, – ho proprio visto cosa è successo in India, maledizione! ma ormai ho fatto un biglietto per lo Sri Lanka (dove sono stato l’anno scorso ed è così piccolo che non so se merita di girarci altre settimane) per poi prendere un aereo locale da Colombo per l’India del Sud. ho prolungato il lavoro fino a lunedì, anche se non riuscirò a finire quel che devo lo stesso, ma pazienza e martedì parto.
9 ore in aereo sono un vero stress, come sai già benissimo da sola, dato che vai e torni da Addis, ma almeno l’anno scorso ne è valsa davvero la pena.
in Calabria starai benissimo. io per il momento escludo l’Italia dalle mie mete (la Calabria non la conosco, per esempio, e so che è bellissima) in base a un calcolo sugli anni che avanzano e cerco di fare adesso le cose che più avanti daranno difficili. – beh, vedo che sull’Italia la pensiamo alla stessa maniera (non per niente siamo scappati all’estero entrambi). pensa che martedì sono stato a cancellare la mia auto che si è scassata come forse già sai: non un minuto di coda, 3 minuti di operazione, 6 euro di spesa… e la restituzione della targa per la prossima macchina!
peccato solo che per il momento non la compro: preferisco il viaggio all’acquisto di una macchina nuova. poi tutto questo ordine ha i suoi difetti mostruosi di altro tipo, ma insomma… è più facile stando così comodi per il resto chiudere intanto gli occhi sul neonazismo che lentamente sta recuperando alcuni spazi, dato che per il momento resta ancora emarginato. poi dopo le elezioni di settembre si vedrà. ho paura che il mondo tutto stia diventando invivibile non solo per viaggiare… – un abbraccio. – Mauro

un convulso rientro: Frankfurt – Linate – Brescia – Rheintal – Stuttgart, e poi Montecatini bis – Brescia- Stuttgart. 4-5 e 17-21 luglio 2005- 133

da Mariella C., Sun, 3 Jul 2005 15:26:04

Qui i soliti problemi e lo stress di fine anno scolastico.
Allego la bozza […] elaborata con il contributo della collega C.[…].
Se puoi, fammi sapere al più presto cosa ne pensi perché il tempo stringe e c’è da elaborare ancora il Modulo 3 con la Visione.
A presto
Mariella C.

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ad Aureliana Stuttgart, 24 luglio 2005

[…] 3 luglio: ore 23, ritorno in aereo da Addis a Frankfurt; – 4 luglio: ore 6, arrivo a Frankfurt […]

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da Marta lunedì 4 luglio 2005 – ciao papi mi sono appena svegliata. sono a bs e ho io le chiavi della macchina. potremmo vederci per pranzo. – sono un po’ in ritardo ma aspettami.

a Marta lunedì 4 luglio 2005 – il treno è fermo non preoccuparti.

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a Roberta, 6 luglio 2005

cara Roberta, – devo essere stato punito per non avere pronunciato la formula [buddista]: infatti sono sì arrivato regolarmente a Malpensa lunedì mattina, ma non sono arrivati i miei bagagli, dai quali avevo almeno miracolosamente tolto all’ultimo momento le chiavi di casa, altrimenti sarei anche fuori (fuori di casa, intendo, eh eh, sul resto non mi pronuncio).
sinora nessuna traccia del mio bagaglio, con abiti, regali, verbali e quant’altro, e soprattutto le due cassette girate con la videocamera e una ventina di pagine da me scritte in quei giorni sull’esperienza etiopica, e che se non ritrovo non saprò più ripetere. e quest’ultima è la cosa che mi dispiace di più. – […] il testo sulla Soka Gakkai, lui, si è salvato perché me lo ero messo in tasca, anche se io sono poi troppo razionalista per non sciupare tutto con analisi filologiche e correlazioni filosofiche. […]
da lunedì sto perdendo almeno un’ora al giorno nel tentativo di un recupero [del bagaglio] finora rivelatosi vano. – ma non è finita qui: ieri rientrando a Stoccarda sono riuscito a far fondere in Svizzera il motore della macchina comprata a febbraio e quindi sono rimasto a piedi alle 10 di sera davanti al casello della dogana con l’Austria; la macchina va in demolizione e io ho passato la notte fra treni e stazioni e stamattina alle 9 ero in Ufficio, per scoprire che durante l’assenza mia e del mio collega tutti i passi avanti fatti nella lotta contro la corruzione locale, della quale ti ho accennato, sono stati vanificati dal MAE. – sto qui col magone e una grande voglia di smetterla, ma purtroppo ho delle costrizioni concrete che non mi permettono di tornare a casa.
del resto gli esiti di questi viaggi multipli Germania Italia Etiopia Italia Svizzera Germania sono che non so più bene come sono. – aggiungi che, come già sapevo, il passaggio in Italia è servito anche a chiudere, sembra consensualmente e molto civilmente, il mio ultimo rapporto sentimentale, che durava da circa tre anni. dall’altra parte c’è qualche riserva e velleità, ma spero di reggere nella decisione mia invece di restare amici e basta. – mamma mia…  Nam Myoho Renghe Kyo: non chiedo niente, se fa bene dire delle parole lontane, le dico, ma non ho proprio niente da chiedere.
se devo dirla tutta mi sento peraltro fortunato, perché non mi sfugge che, siccome statisticamente le disgrazie devono accadere, se a me capitano disgrazie di questo tipo, va tutto bene. ciò non toglie che stasera mi sento un pochino uno straccetto e che sto per andarmene a fare una nanna molto anticipata rispetto alle mie abitudini. […]

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a Mariella C., Thu, 7 Jul 2005 20:51:01

cara Mariella, […] ben trovata al mio sfigatissimo ritorno in Germania, con perdita dei bagagli a Malpensa e fusione del motore della macchina in Svizzera alle 8 di sera di lunedì!
mi sto appena appena riprendendo da un periodo di stress non facile. – […] ora passo con le mie ultime forze a dare un’occhiata al vostro lavoro e poi vi riscrivo. – m.b.

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a Rosalba 07.07

cara Rosalba, ti leggo di ritorno da una delle giornate lunghe della settimana scolastica, oggi ancora più lunga perché io sto ancora col fuso orario di Addis e stamattina sono arrivato in ufficio alle 9,30 (o alle 3,30 secondo l’orario dell’Etiopia!)! Ho avuto un paio di giorni di “sfiga” fuori del comune, sto aspettando che ritrovino i bagagli andati persi nel volo e devo comprarmi una macchina nuova perché di quella che avevo si è fuso il motore in Svizzera lunedì. – Ti ringrazio dei tuoi giudizi, anche se in questo momento mi sento meno ottimista e vitale del solito. Addis è stata un’esperienza per me profonda e indimenticabile; in negativo per il contesto di quella povertà drammatica e senza nome. mi sembrava di stare in un lager senza barriere apparenti; in positivo per la ricchezza delle relazioni umane e per l’affetto da cui mi sono sentito circondato. – […] – Mi ero dimenticato dei tuoi problemi alle caviglie vedendoti ballare coi ragazzi, perfettamente ragazza in mezzo a loro!!! Spero di rileggerti presto. Un abbraccio. – Mauro

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a Zollgarage 08.07

FAX – Stuttgart, 8.7.2005

Zollgarage
Zollstrasse 1
Rheintal AG
SWITZERLAND

Mit Bezug auf mein Wagen, das ich Ihnen gelassen habe, um es wegzuwerfen, teile ich Ihnen, dass ich brauche das Schild und die Dokumente zurück, die ich Ihnen gelassen habe.

Ich bitte Sie sie mir zu senden; sonst kann ich sie den nächsten Sonntag am Abend persönlich entnehmen, wenn wir sofort ein Termin vereinbaren.

Mit freundlichen Grüssen.

Mauro Bortoletto

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a Roberta – a Rosalba, 12 luglio 2005

Cara Roberta/Rosalba,
ultima sfiga, il mio modem di casa è saltato e sto aspettando che vengano a sostituirmelo e anche il collegamento internet dell’ufficio – dal quale ti sto scrivendo ora, rubando un momento al lavoro – si è riattivato solo oggi.
Scusami per il silenzio non voluto. Ti scriverò meglio da casa appena posso.
Un saluto affettuoso.

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a Fabia, Jul 13, 2005 5:52 PM ci sono

cara Fabia, – non credo che sai che la mia meravigliosa macchina tedesca, costata tra una cosa e l’altra quasi 4.000 euro, di ritorno da Brescia, tanto per continuare la trafila delle disgrazie, ha fuso il motore in Svizzera alle 8 di sera. la colpa è stata mia che ho bellamente ignorato la perdita del liquido di raffreddamento, la sua prima sosta DENTRO IL TUNNEL DEL SAN BERNARDINO e uscita col carro attrezzi e tutte le sue altre invocazioni di aiuto della disperata che stava cercando di farmi capire in tutti i modi che stava tirando le cuoia.
risultato: l’ho mandata in demolizione (in Svizzera!) e giovedì prossimo ritorno a Brescia a prendere la mia Fiestina; ma ho passato la notte tra martedì e mercoledì l’altro sui treni e nelle stazioni, così almeno credevo, perché all’1 di notte invece mi hanno inflessibilmente buttato fuori e a quell’ora non mi è restato che aspettare le 5 su una panchina – e ti giuro che faceva MOLTO freddo.
comunque alle 9 ero al lavoro, senza dormire e senza i miei bagagli, quindi senza il telefonino, senza il rasoio, senza i vestiti buoni e le scarpe, e senza la macchina. subito dopo è saltata a casa – e sul lavoro anche! come no? – anche internet, che ho riattivato – DIALOGANDO PER TELEFONO IN TEDESCO! – con un operatore solo un’ora fa. – dovrei aggiungere che a Brescia avevo consensualmente rotto martedì con molta serenità e buon senso il rapporto sentimentale che avevo in corso, che è stato molto bello ma non poteva ovviamente continuare – e quindi eccomi uno straccetto completo, passata la biligornia delle scelte razionali vissute con equilibrio e sangue freddo, ecc. ecc.. un altro rapporto che si profilava qui – ma non ci vedevo chiaro – l’ho mandato in queste ore a puttane, perché sto chiuso a riccetto e lecco le ferite come un gatto. – ma insomma sto in lenta ripresa: venerdì è arrivata la notizia che il bagaglio perso all’aeroporto era stato ritrovato e consegnato all’Hausmeister, che però era via fino a lunedì mattina. da lunedì, a
bagaglio recuperato alle 8 e un minuto, è iniziato il lento ritorno alla normalità, un cui passaggio essenziale è internet ritrovata oggi. – tu comunque dai un’occhiata a stelle e transiti di quei giorni, perché è stato un concentrato di iella mai visto. – sarà per questo che sono così stanchino? dormo dormo dormo, dopo mangiato perché digerisco male, prima di mangiare perché sono fiacco, e quasi quasi dormirei anche mangiando. il lavoro mi sta sulle palle come non mai e ho una voglia tremenda di dare un calcio a tutto. – in compenso l’altroieri, con una missione in treno a Karlsruhe, ho salvato il mio primo bambino italiano in diretta dalla scuola differenziale! la faccia del preside… quando il presidente del… diciamo Provveditorato, mi ha dato ragione dopo un’ora e mezza di tentennamenti! – ah, ti dovrei anche raccontare la tragica improvvisa caduta del mafioso di sinistra: un fulmine, non a ciel sereno, perché della denuncia per violenza sessuale si sapeva già e quindi tuonava forte.
ma tutti – e lui per primo – davano per sicurissimo che l’avrebbe fatta franca, soprattutto dopo che la prostituta con cui aveva avuto un rapporto sessuale nel suo studio, dopo averlo denunciato, aveva corretto il tiro, dichiarando che il rapporto era stato consensuale. e invece valla a capire la giustizia tedesca! il processo è durato un’ora e lui è stato condannato sui due piedi: pare che per i tedeschi se un medico ha un rapporto sessuale con una cliente nel suo studio durante una visita la violenza comunque c’è, anche solo psicologica.
(lo stesso giorno ho letto dei 2.550 concorrenti di Calabria al posto di avvocato che hanno presentato il compito tutti uguale e che sono stati tutti prosciolti! e vi ripeto: fuggite da quel nostro paese…)
ma torniamo al sottor C. risultato: famiglia distrutta, pare che la moglie chieda il divorzio; professione in bilico, è possibile che sia radiato; posto di deputato già in mano, saltato per sempre. e l’avvocato tedesco che gli ha detto fino all’ultimo di non preoccuparsi e di non portare neppure testimoni a discarico, che si è fatto pagare 25.000 euro per farlo condannare! insomma, non ho mai visto una catastrofe così totale e irrimediabile. – beh, non te la faccio lunga con questo discorso egocentrico. […] – su Demian penso che hai fatto la scelta più giusta. cerca di fargliela vivere bene e costruttivamente, e stagli molto molto vicino quando torna a casa nei week end. deve cominciare a prendersi le sue responsabilità, anche se guardandomi attorno pare che questo dai giovani d’oggi sia quasi impossibile pretenderlo e abbiamo messo in piedi una generazione di simpaticissimi vitelloni. (è puramente casuale ogni riferimento a Rocco al quale ho chiesto se poteva venire sabato a portarmi la macchina e tornare a casa in treno e ha risposto: scherziiii??? ma lo sai che stress? – così raccolgo le mie vecchie ossa e me lo faccio da me). – eviterei i bilanci esistenziali sulla capacità di educare, mi pare ci sia sottintesa un’idea sessantottesca sbagliata, e cioè che la volontà possa tutto. educare non significa cambiare la natura di chi educhiamo. forse hai avuto la sfortuna di avere dei figli poco educabili, e poi… lasciamo perdere ogni giudizio, la cosa migliore è ammettere che sappiamo e possiamo poco o niente. – recuperati i miei scritti sull’Etiopia li sto lentamente copiando al pc, e sto facendo altre cosette a tempo perso, che ti risparmio comunque. – non credo che giovedì ci sarà tempo per un saluto diretto, ma almeno per una chiamata al cell, sì. – bacioni. – Mauro – domenica [17 luglio] torno in Italia, per un corso di aggiornamento a Montecatini e giovedì [21 luglio] sfrutterò i tempi morti del ritorno per passare un paio d’ore a Brescia a prendere la macchina.

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a Rosalba, 14 luglio 2005 – Ciao Rosalba, – ci credi che ho riparato il modem, seguendo le istruzioni date per telefono IN TEDESCO da un operatore? mi sento proprio ganzo. Domenica vado 4 giorni a Montecatini per un corso di aggiornamento. […]

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a Fabia Jul 15, 2005 11:57 PM ci sono – cara Fabia, – temo che quello di cui ti parlerò adesso ti lascerà completamente indifferente, ma se non lo racconto a qualcuno sto male, quindi sopporta. – tu già lo sai che da qualche giorno sono finito in uno strano giallo, dove si sa già, fin dal primo momento, anzi da qualche mese, chi è il colpevole, il dottor C., ma non si sa bene quale sia il delitto. beh, non che questo schema sia del tutto nuovo, lo aveva già usato Kafka nel Processo, solo che lì il delitto era destinato a restare oscuro e noi arriviamo ad assistere all’esecuzione della condanna senza sapere mai perché, quindi quello è un giallo finto, mentre invece qui si sta facendo una vera e propria indagine per scoprire il delitto, ci sono dei passi avanti, dei colpi di scena, e insomma tutto va secondo le regole, anche se a rovescio. – allora: notizia n. 1. la condanna: il dottor C. è stato condannato a 16 mesi (con la condizionale), a 10.000 euro di multa e alla radiazione dalla professione di medico. se non vince l’appello è un uomo totalmente rovinato. il suo nuovo avvocato gli dà un 70% di probabilità di cavarsela (versione del dottor C.). – notizia n. 2: l’accusa è stata di abuso sessuale compiuto sfruttando la professione di medico. ho potuto leggerla oggi. erano stati richiesti 18 mesi e l’arresto immediato. L’accusa ha fatto ricorso, considerando la condanna troppo blanda. – notizia n. 3: la vittima è una prostituta polacca di 25 anni che si reca dal medico per farsi ordinare del valium, gli fa un servizietto clintoniano, se ne va senza chiedere di farsi pagare, anzi gli lascia secondo il condannato – 50 euro in contanti per pagare le medicine che ne costavano 49; solo che dopo due ore la ragazza ha un ripensamento, va dalla polizia, lo denuncia, la polizia interviene subito e trova il condom nel cestino. è evidente anche a un bambino che questa versione del dott. C. ha una scarsissima verosimiglianza.
notizia n. 4: la vittima risulta dipendente da farmaci, tanto da andare in crisi di astinenza in mancanza dei medesimi. è stata due volte in clinica in Polonia per disintossicarsi da questa dipendenza e dall’alcolismo. la tesi dell’accusa è che il dottor C: la abbia ricattata cedendole i sedativi in cambio del rapporto. il dottor C. era già molto chiacchierato per i suoi comportamenti come medico e dichiara di non avere mai saputo dei problemi di dipendenza della sua cliente. nel processo ha avuto quasi un alterco col giudice, che gli ha gridato come mai volesse fargli credere che la prostituta non si era fatta pagare: “perché lei è un bell’uomo? perché è un italiano?” ha gridato il giudice (versione del dottor C). – notizia n. 5: cazzo! l’accusatrice del dottor C., venticinquenne, è stata trovata morta in casa sua 15 giorni prima della causa: SECONDO LA POLIZIA SI È TRATTATO DI SUICIDIO AVVENUTO ATTRAVERSO INGESTIONE ECCESSIVA DI FARMACI: – cazzo! sembra Simenon! – notizia n. 6: il dottor C. rimane molto indifferente all’IPOTESI romanzesca CHE TUTTO SI ASTATO ARCHITETTATO DAI SERVIZI SEGRETI PER FAR VINCERE LE ELEZIONI ALLA DESTRA A STOCCARDA – e ha perfettamente ragione; sa benissimo infatti che le cose sono andate esattamente come pensa il giudice. – notizia n. 7: tutte le donne con le quali si parla del dottor C. confessano di avere sempre avuto una spontanea oscura paura di lui. tale paura è visibile mentre ne parlano e le donne hanno strane antenne extrasensoriali di cui gli uomini sono privi. – Mauro

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a Mariella C. Jul 16, 2005 9:17 PM appuntamento per domani – penso sia bene confermarci a vicenda (se leggi questa mail in tempo) che domani ci si trova all’aeroporto di Stoccarda verso le 11.
per ogni evenienza ti lascio anche il mio numero di cellulare: […] – la mia settimana è stata dura e povera di soddisfazioni, ma in questo momento una strana macchiolina immobile nel cielo e troppo silenziosa, esaminata col binocolo, si è rivelata un mucchio di palloncini colorati che veleggia molto indolente sopra Stoccarda e potrebbe essere considerata un “correlativo oggettivo” della speranza, ovverossia dell’incapacità di rassegnarsi, ma anche soltanto – o ancor meglio – dell’indolenza appunto, che io in quasi sessant’anni di vita non sono riuscito ancora a imparare. – a domani. – Mauro

ti dispiace se ti allego la copia di una lettera a mia sorella di ieri? non chiederti perché, a te di sicuro interesserà più che a lei. – è chiaro, spero, che in questo testo mi sono lasciato andare al puro gusto di raccontare e che non pretendo che quello che scrivo facendo delle illazioni abbia alcun rapporto con la realtà. insomma, non posso dire che i riferimenti a fatti o persone reali siano puramente casuali, tuttavia li ho usati come spunto romanzesco.
ciò non toglie che a volte il romanzesco acquista, proprio per il fatto di esserlo, un tale carattere di verità! e pensare che dovrebbe essere proprio il contrario… – naturalmente sono sicuro, in forza di motivi evidenti, che questa chiacchierata in forma scritta resterà solo tra noi due. ma credo che proprio tornando a Montecatini, luogo di una prima approfondita nostra conversazione sul tema, ti sia in qualche modo dovuta.

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da Mariella C. Jul 16, 2005 10:07 PM a domani

allora, per caso ho letto la tua mail stasera.
Avevo finito di “chattare” con mio fratello da Roma e prima di chiudere il pc ho voluto ricontrollare la posta.
Ecco il numero del mio cellulare: […]
Sarò in aeroporto verso le 10.00.
Ci si incontra alle 11.00 al gate o lì da quelle parti.
Sono molto stanca! – Ciao, a domani
mariella c.

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a Fabia, Marta, Rocco, Sara Jul 17, 2005 12:55 AM sottile sottile e pericolosissima scazzatura da week end indubbiamente
ciao figli cari, – penso che il vostro silenzio – telefonico ed emailistico – decisamente corale e indifferente anche alla semplice curiosità per le diverse vicissitudini che ho passato recentemente sia dovuto al fatto che siete in vacanza di qua e di là o comunque impegnati in tante cose piacevoli (esattamente come me, ironicamente parlando) e quindi ho deciso di non preoccuparmi, anzi di esserne felice e soddisfatto, e di ricambiarlo, dato che essendo una prova di felicità è sicuramente anche una dimostrazione di affetto. – voglio però solo avvisarvi che sarò in Italia da domani sera a giovedì (a Montecatini) ma giovedì riesco a passare a Brescia alcune ore per ritirare la macchina da Rocco, che quindi dovrebbe farmela trovare tra mezzogiorno e le quattro circa. confermerò comunque per telefono- […] che altro dirvi? direi proprio niente, tanto anche quando ho detto qualcosa non mi pare di avere avuto risposte da diverse settimane in qua, – papi

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a Roberta Jul 19, 2005 5:35 PM 18 luglio – ciao Roberta, – che piacere ritrovarti.
Io giro il mondo freneticamente, come sai, e in questo momento sono al corso Piazza a Montecatini, dove si sente molto la tua mancanza.
dopodomani torno a Stoccarda e nel week end ti scrivo meglio (in questo momento sto approfittando di una pausa). – ricambio l’abbraccio.

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a Fabia Jul 22, 2005 3:24 PM incredibile – cara Fabia, […] il mio viaggio di ritorno è andato bene: verso mezzanotte ero a casa, ma mi ero abituato troppo bene con la macchina grossa e ci ho messo due ore di più: risultato, oggi mi sono svegliato alle nove e adesso dopo una mezza giornata di lavoro sono piuttosto distrutto. qui ormai pare che sia diventato insostituibile, per cui in realtà tutti si sono fatti le ferie in ufficio mentre io ero via, e adesso sto sotto pressione inaudita perchè si sono accumulati 4 giorni di decisioni e le devo prendere tutte io. – ah, mi dovresti fare l’oroscopo della REPUBBLICA ITALIANA; DATA DI NASCITA 2 giugno 1946, metterei l’ora in cui si sono chiuse le urne del referendum, probabilmente alle 22 – ROMA, sempre che non si debba invece pensare alla proclamazione dei risultati, ma non so quando è avvenuta.
il motivo sta nel mio intervento sulle caratteristiche dell’Italia fatto a Montecatini (l’Italia come adolescente eterno…), alla fine del quale una docente mi ha incuriosito accostandomi per dirmi: ma lo sai che hai fatto il mio ritratto di “gemelli”? te lo dico perché anch’io sono nata il 2 giugno, come la Repubblica Italiana.
Italia, come tipico gemelli, tra l’altro anche un po’ ladro… – fammi sapere. – un bacione. questa venuta a Brescia è stata proprio ottima, anche con Rocco! le cose che aveva da dirmi erano solo dolcezze e fiori. peccato solo che io arrivo costantemente stressato e fuori di cicco per la troppa tensione che accumulo qui. – Mauro

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a Rosalba Jul 23, 2005 6:45 PM saluti – ciao Rosalba, – eccomi tornato da Montecatini, attraverso le consuete follie dell’Italia che proprio NON SOPPORTO PIÙ: un viaggio in treno da Montecatini a Brescia programmato dalle 17,30 alle 21,30, che si conclude invece alle due di notte, con 5 ore e mezzo di ritardo! tutto in un caos di indicazioni mancanti, carrozze puzzolenti, capostazione distratti, e quando protesti, ti rispondono di non citare la Germania perché le ferrovie sono care! – ovvio che, essendo poi arrivato a Stoccarda ieri notte (all’una) da Brescia, dopo 8 ore di macchina, e avendo avuto una giornata in ufficio ieri semplicemente infernale e oggi essendo andato al lavoro comunque per tentare un parziale improbabile recupero dei 4 giorni persi, anche se in realtà era giorno libero, sono ancora piuttosto disfatto. […]
Praga, se non la conosci, è una delle più belle città del mondo. non perderti la cosiddetta piccola Venezia, un quartierino sotto il ponte di Carlo, il più bel ponte del mondo, dove una notte buia di inverno la pallida neve appena fosforescente sotto la luce pallida e velata della luna ha cominciato misteriosamente ad animarsi, tra il mormorio della Moldava che rifletteva le mille luci della città, e così il bianco ha preso magicamente vita e ha cominciato a sollevarsi, a camminare, a sbattere le ali berciando e in una parola io sono stato assalito da un branco di grossi candidissimi cigni affamati come in una favola di Andersen. – un abbraccio.

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ad Aureliana Stuttgart, 24 luglio 2005

Carissima Aureliana, – eccoci ritrovati: tutto ok con l’indirizzo, anche se non hai scritto “Herrn” (Al Signor) e non so come postino tetesco abbia potuto far fronte a questa sorprendente irregolarità e cavarsela lo stesso (eh, eh); ho trovato la tua risposta al mio rientro a Stoccarda il 6 luglio (vedi la cronaca di sotto) e vedo adesso che l’hai imbucata il 18 giugno a Brescia! (a proposito, che ci facevi lì?).
il piccolo ritardo della risposta adesso è tutto mio, ma ho delle attenuanti, che ti elenco dettagliatamente, perché mi fa piacere se riesco proprio a farti toccare con mano come vivo adesso: […]

4 luglio: ore 6, arrivo a Frankfurt e di lì volo a Malpensa e poi a Brescia: i miei bagagli aerei vanno perduti; per puro miracolo ho tolto le chiavi della casa qui di Stuttgart un istante prima di consegnarli:
5 luglio: ore 15 partenza in macchina da Brescia per Stuttgart; alle ore 20 il motore fonde al confine con l’Austria. mando la macchina in demolizione e pago 100 euro di taxi per arrivare alla stazione più vicina (Lindau, in Baviera);
6 luglio: arrivo nel Baden-Württemberg alla stazione più vicina verso l’una e mezza e poi passo la notte all’addiaccio su una panchina davanti alla stazione chiusa, perché non ci sono più treni e vicino alla stazione non ci sono alberghi. alle 9 arrivo direttamente in ufficio, senza bagagli e senza macchina. a casa scopro che è saltato anche il collegamento internet;
7-11 luglio: nei giorni successivi arrivano i bagagli e riparo internet;
17 luglio: seconda e ultima puntata del corso di aggiornamento a Montecatini: parto in aereo da Stoccarda per Pisa alle 12 e trascorro tre ore molto belle a Lucca, in compagnia di una mia insegnante che partecipa al corso con me;
17-20 luglio: corso a Montecatini;
20 luglio: partenza in treno per Brescia alle 17,30: arrivo previsto per le 21,30;
21 luglio ore 2 di notte: arrivo reale, con ore 4 e 30 minuti di ritardo, viva le ferrovie italiane; ore 16 partenza da Brescia per Stuttgart con la vecchia macchina che avevo regalato a mio figlio e che ho recuperato per me;
24 luglio, domenica: lettera ad Aureliana.

il rendiconto di cui sopra dovrebbe essere stampato e servito a tutti coloro che dicono: “lavori all’estero per il Consolato adesso? che fortunato!!!!”. –
io sono ancora qui, a proposito, e alla fine ho deciso di restarci; ho rinunciato a Sofia, all’Ambasciata e ai 2.000 euro in più al mese. il tempo dirà se ho fatto bene o male, per ora sono soddisfatto. – sto toccando con mano in queste settimane che davvero il reddito scritto sul cedolino della busta paga è una pura convenzione. per la prima volta ho qualche serio problema economico (con lo stipendio che piglio!), dato che sono poco abituato a valutare concretamente il peso reale di uno stipendio così alto e ho preso una serie di impegni per ristrutturare la casa di mia figlia che forse non ho calibrato bene. tuttavia il premio sta nel fatto che il mese prossimo ci entra e l’anno prossimo si sposa. se i soldi sono serviti a dare a lei e a me questa gioia, sono spesi bene.
tornando a Sofia rifiutata, l’esperienza dell’Etiopia mi ha fatto capire come sia impossibile per me la vita in un circolo ristretto che è richiesta da lavori a stretto contatto con l’Ambasciata, per di più in un contesto pur sempre caratterizzato da scarsità di servizi, povertà circostante e – aggiungi – disagi climatici.
a proposito, puoi immaginare che arrivato ad Addis Abeba all’inizio della stagione delle piogge, ci ho patito il freddo e che dormivo con coperta di lana e trapunta? credo di no.
comunque il freddino continua anche qui, adesso a Stoccarda: che shock tornare in Italia in quel caldo torrido… – mi ha fatto un enorme piacere leggere di te e dei tuoi figli, di come stai affrontando con calma e autocontrollo i soliti problemi che avere dei figli ti dà: sono ora questi, ora quelli, ma qualche problema c’è sempre ed è importante che nel tuo caso sono tutti gestibili, per fortuna. – e poi, non ci sono solo i problemi, vengono anche le soddisfazioni! lo sai che Marco ha il mio stesso quoziente di intelligenza, quasi? per la verità, un punto in più: lui 133 e io 132. è una caratteristica dei dislessici, dici; pensa un po’, l’intelligenza spiccata sembra più un problema che un vantaggio (ma lo sapevo già…). – leggo dell’infarto di tuo papà e anche lì la fortuna ci ha messo una mano: pensa che coincidenza avere l’infarto mentre si sta andando in ospedale, credo abbia fatto la differenza!
non giudicarmi superficiale, se a fronte di tutti i problemi gravi che mi elenchi reagisco cercando sempre di vedere il lato positivo della cosa, ma penso sia una ricetta per vivere bene (o almeno, meno peggio)!
anch’io il giorno 6, senza bagagli, senza macchina, senza contatti più (internet…) ho continuato a dirmi come ero fortunato, considerando che mi stavano capitando delle disgrazie piccole a fronte di quelle tanto più gravi che se ne stanno in agguato. […] e io? il 5 luglio ho concluso una relazione affettiva che avevo a Brescia, con molta calma e buon senso. tale era la mia paura di poter essere lasciato, che ho preferito lasciare io, fino a che ero in tempo. misteri del cuore umano! – ogni giorno che passa mi dice di più che è stata una solenne stupidaggine, e non sto proprio benissimo infatti. perché mai rinunciare a un amore a Brescia, ma poi pieno e intenso, anche se piuttosto virtuale, quando poi qui non ho niente in alternativa? – sto aspettando che mia sorella mi faccia i transiti del 5 luglio, una giornata così critica… – bene, cara Aureliana, dedico la mia ultima facciata ai saluti più affettuosi e a un vero e proprio abbraccio, oltre che a questa mia foto da Stoccarda, che non mi sembra di averti ancora mandato, dove mi vedrai, piuttosto invecchiato e anche spelacchiato mentre indico perentoriamente casa mia sullo sfondo. magari tu se riesci a fare altrettanto, rivedrei volentieri te e i tuoi… – ciao e grazie. – con grande affetto. – Mauro

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a Fabia, Marta, Roco, Sara 26 luglio

carissimi, – sono stanchissimo perché stasera ho finito di lavorare alle 22 (sto cercando di finire tutto quello che devo prima di partire, ma non so se ce la farò), ma vi mando ugualmente queste sintetiche notizie, altrimenti poi dite che non vi faccio sapere niente. […] ultime notizie: oggi sono andato a cancellare la macchina demolita in Svizzera dopo che mi sono arrivate per posta le targhe. ci ho messo tre minuti, senza fare neppure un istante di coda, ho pagato euro 6,50 – avete letto bene – e mi hanno anche restituito le targhe “per la prossima macchina”! sono uscito ridendo letteralmente di felicità come un bambino per la fiducia accordatami. – mi è sempre più chiaro che quella che chiamiamo burocrazia in Italia è solo una contorta “ammuina” per fare finta di combattere la disonestà diffusa e universale del nostro popolo. ve lo immaginate in Italia che giro di targhe ci sarebbe con un sistema simile? – […] bacioni stanchi, ma felici, a tutti. – Mauro

la guerra d’Etiopia di mio padre: 1936 – 2 – quando si poteva viaggiare. 132

concludo qui questa parziale rassegna delle foto sopravvissute dei sei anni trascorsi da mio padre in Etiopia, dai suoi 27 ai 33, dalla conquista dell’Impero alla rapida disfatta all’inizio della seconda guerra mondiale; le altre potrebbero essere raccolte in un’appendice all’edizione in forma di pubblicazione dei miei rapidi resoconti del soggiorno ad Addis Ababa del 2005.

colgo l’occasione per ricordare che la grafia ufficiale della città è quella che uso qui; per cui scrivere invece Addis Abeba è un inconsapevole richiamo alla nostra storia neo-coloniale.

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come quelle del post precedente, anche queste immagini sono dedicate alla guerra, ma vorrei dire vista dalla parte degli etiopi (se è legittimo usare questo nome collettivo per quel coacervo di popoli diversi).

sarà di sicuro piuttosto sorprendente l’immagine che ne risulta e potrebbe essere urtante per chi vive interno alla nostra retorica umanitaria: ma l’Etiopia è un mondo dove la violenza è una naturale aspetto del vivere, come del resto la fame e la morte.

questo potrà aiutare a capire le immagini di danza epica con cui le truppe degli ascari, integrate alle nostre, festeggiano la spedizione di conquista contro i loro connazionali.

si senta pure urtato chi vuole, da questa antica Iliade fotografata come si riprodusse poco lontana dai nostri giorni: dove la guerra, l’uccisione del nemico, la sopravvivenza fisica diventano una festa elementare.

e con queste parole, mi distacco da te, Etiopia del mio recente passato e del più lontano, mediato dalla figura paterna.

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la guerra d’Etiopia di mio padre: 1936 – 1 – quando si poteva viaggiare. 131

vorrei lasciare a queste nuove immagini la loro forza, tanta o poca che sia; il loro tema non è più la sorpresa di una civiltà contadina interna ad un’altra storia, ma la violenza che le viene fatta, con l’intrusione delle armi, dei rastrellamenti di massa, delle deportazioni.

ma, viste con l’occhio di mio padre, assieme a quelle che verranno descrivono una guerra soggettiva:

avventurosa, come una storia salgariana;

cruda, come un diario di guerra improvvisamente senza fronzoli;

epica, come un poema diventato polveroso;

retorica e falsa come un proclama dell’Impero;

disperata, come una fuga senza meta;

angosciante come una catastrofe umanitaria;

emozionante come un giallo dove l’assassino è sconosciuto;

ributtante, come un Vietnam giocato in proprio.

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quali siano, tra queste, le guerre che ha giocato mio padre e quali invece le mie, a questo punto non è neppure troppo chiaro: queste foto, sgranate e malamente riprodotte, non sanno parlare, si lasciano interpretare da ciascuno come vuole: chi si specchia, ritrova se stesso.

forse raccontano al figlio diventato padre e genitore e ora genitore di genitori, che le contrapposizioni del passato erano soltanto un gioco della luce del tempo, ma le differenze erano meno profonde di come le si sono vissute: il padre conquistatore aveva una luce di umanità, il figlio ribelle e contestatore si ritrova qualcosa di lui.

sarebbe più facile dare delle immagini compatte; queste sono sfaccettate, si contraddicono, dicono cose confuse e non sono la propaganda facile.

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la verità è così difficile che molte volte si preferisce la menzogna; ma la menzogna, per chi la riconosce, stride come un tempo il gesso del maestro sulla lavagna ed è decisamente insopportabile.

la favolosa Etiopia di mio padre: 1936 – 3 – quando si poteva viaggiare. 130

proseguo con la scelta di alcune delle foto che mio padre mandava a casa nel 1936 dalla sua partecipazione alla spedizione lanciata alla conquista dell’Etiopia; nuovi aspetti emergono da queste immagini.

queste sembrano quasi riportarci ad ere incredibilmente antiche; il contadino alto e snello che ara il campo sospetto che sia sempre nei pressi del villaggio di Fenaroà, sempre sulla base di una forma della montagna, che però potrebbe ripetersi uguale per conformità della geologia.

i suoi gesti hanno qualcosa di epico, e infatti, restando al suo lavoro, senza fuggire per prudenza di fronte agli invasori, sa di rischiare la vita, ma nello stesso tempo non può sottrarsi al dovere del lavoro nel campo, pena la fame e il rischio di morte dei suoi.

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seguono delle immagini dell’autorità locale, sicuramente un prete, che si presenta ai conquistatori con la ricchezza delle vesti e l’ombrello che ripara dal sole, simbolo di un particolare prestigio.

pochi guardano verso l’obiettivo che li mette di fronte ad una realtà imprevista ed umiliante; i visi tesi e preoccupati degli uomini dimostrano che questa specie di auto-consegna o di resa non è così serena come potrebbe sembrare.

pochi mesi dopo, a seguito dell’attentato al maresciallo Graziani, diverse centinaia di preti copti furono passati per le armi, in quanto sospettati di fomentare sottobanco la resistenza dei ribelli armati che avevano organizzato anche l’atto terroristico.

in modo sorprendente sembra che questo futuro sia quasi già prevedibile, osservando bene questa foto.

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mi è difficile identificare a quale città si riferiscono queste ultime due foto: il campanile della chiesa copta richiama quasi un minareto, mentre la pianta circolare della seconda chiesa ricorda da vicino la cattedrale di san Giorgio di Addis Ababa, ma se ne distingue per la forma più povera e semplificata.

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l’ultima foto ci riporta nel clima convulso e drammatico di quella guerra vista dalla parte dei vinti:; si coglie bene la tensione e la preoccupazione della folla, fatta di donne, vecchi e che si accalca intorno ad una figura femminile vestita di bianco, quasi fosse il simbolo di una innocenza travolta dalla voglia di dominio degli occupanti; a .

la favolosa Etiopia di mio padre: 1936 – 2 – quando si poteva viaggiare. 129

solo raramente sono datate le foto scattate da mio padre durante i suoi anni in Etiopia; mi pare che lo siano soprattutto quelle fatte durante la prima guerra del 1935-36: certamente per comunicare alla famiglia l’avanzata vittoriosa (quando c’era, e cominciò ad esserci appunto dalla primavera, quando la resistenza delle forze armate etiopi cominciò a cedere).

la qualità di queste foto è ancora peggiore di quelle viste sinora: non so che macchina usasse lui allora e sicuramente non aveva grandi competenze dal punto di vista tecnico (come non ne ho mai avuta nessuna io): sono foto di un dilettante e anche inesperto; le si prenda come tali.

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la prima la colloco qui un po’ arbitrariamente, supponendo che si tratti pur sempre del villaggio di Fenaroà, visto dalle alture circostanti, dove erano ambientate le foto del post 127.

e la seconda è un suo dettaglio, in cui si vedono (si intravedono) dei cavalli, credo dell’esercito italiano.

la terza foto precede di pochi giorni quelle del post 127 e va idealmente vista come una loro premessa: è sempre una veduta, questa volta dal basso, del villaggio di Fenaroà: qui ne siamo certi, per l’annotazione sul retro.

qui appunto si svolgeva, tre giorni dopo, l’incontro con la madre con il figlio malato, che aspetta il medico: forse quello dell’esercito italiano?

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la foto che segue, invece, è di una settimana successiva a quelle e segnala una avanzata, fino al confine meridionale del Tigrai, come sottolinea, di nuovo una nota sul retro.

– per inciso la regione è coinvolta in queste settimane dall’atroce guerra civile condotta col governo centrale etiope; il che fa pensare che stia vivendo una condizione non troppo diversa da quella documentata qui, ma con altri protagonisti.

questa foto potrebbe essere idealmente posta alla conclusione di quel breve ciclo, ed è come una premessa a queste altre, che non sono datate; non lo erano neppure quelle del post 128, e queste ne possono rappresentare la prosecuzione ideale.

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ecco una foto davvero bella di una splendida donna abissina:

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queste altre due foto mostrano invece un gruppo di abitanti locali: nella prima sembrano quasi in fuga.

nella seconda, invece, un gruppo più piccolo è fermo, diviso fra sentimenti contraddittorii: c’è chi è preoccupato ed angosciato, chi ride.

se ci si sofferma sui particolari si capisce che questa gente sta applaudendo i soldati italiani, ma non tutti con un entusiasmo, vero o simulato che sia; e ci sono soltanto donne, vecchi e bambini; non si vedono giovani adulti maschi.

ma un bambino, seduto per terra in un angolo, non ha incertezze: piange disperato.

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come si vede, una distribuzione cronologica e geografica delle immagini è possibile soltanto in modo frammentario; non l’ho mai fatta prima, e quello che faccio qui è soltanto un vago abbozzo. ma da questa riflessione le immagini prendono vita e compongono via un affresco che è storico ed umano.

hanno comunque un forte fascino, nonostante i fortissimi limiti della resa visiva, le foto dedicate ai diversi tipi umani.

la favolosa Etiopia di mio padre: 1936 – 1 – quando si poteva viaggiare. 128

la curiosità suscitata dal post 127 mi ha effettivamente indotto ad estrarre dallo scaffale il fatiscente e logoro primo album delle foto di famiglia e ripercorrere le pagine dedicate all’Africa di mio padre; inevitabile ora riprodurle anche qui: ne presenterò cinque al giorno, nei prossimi post.

ho cercato di recuperarle in qualche modo, malamente fotografandole col cellulare, ma so che in qualche angolo della casa giacciono ancora dei negativi, anche se non credo di tutte, e sarà inevitabile in futuro andare a farli sviluppare, in formato anche digitale, e sostituire queste brutte riproduzioni con qualcuna migliore.

so di dovermi scusare con chi potrà passare su questo post per la loro pessima qualità, ma almeno per me la loro forza di suggestione sopravvive anche alle sgranature, alle macchie, alle sfuocature che sono a volte dell’originale, a volte di questa improvvisata riproduzione; per non dire che forse la modestia tecnica esprime ancora meglio la forza del tempo trascorso e distanzia le immagini quello che è necessario.

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le foto stesse possono essere distinte in tre gruppi, che formano tre temi che si intrecciano fra loro:

il primo è lo sguardo stupito di mio padre di fronte ad una civiltà così diversa, con cui impatta di persona, aldilà di ogni cliché della propaganda, durante l’avanzata verso la conquista di Addi Ababa; e si sofferma a coglierne i tratti più favolosi ed esotici;

il secondo documenta le reazioni delle popolazioni del posto all’avanzata dell’esercito italiano e alla conquista: è quasi il lato speculare del primo, perché qui vediamo la sorpresa inversa, quella dei nativi di fronte all’arrivo degli occupanti;

e infine un terzo gruppo di foto riguarda invece proprio gli aspetti militari della spedizione, concentrandosi sulle operazioni di guerra;

vi era anche un quarto gruppo di foto, terribili, che documentavano invece la resistenza e la repressione, con l’impiccagione di alcuni guerriglieri catturati, dopo l’attentato al maresciallo Graziani, ma sono andate perdute, chissà come, perché non ne ho trovata alcuna traccia.

ecco comunque le prime foto con l’Etiopia favolosa del 1936 vista con gli occhi di mio padre.

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NOTA EDITORIALE: se questi post dovessero essere raccolti in una pubblicazione unica, questo dovrebbe seguire il post 120.

due foto dell’Etiopia di mio padre (anzi tre): 5 gennaio e 17 marzo 1936. 10 luglio 2005 – quando si poteva viaggiare. 127

di ritorno da Addis Ababa, nel luglio di sedici anni fa, pensai di raccogliere le foto fatte da mio padre in Etiopia, quasi immagini di un suo diario, alternativo a quello ricavabile dalle lettere spedite a casa, del lungo viaggio nel paese, da soldato, che sarebbe durato sei anni, dal 1935 al 1941: due guerre, di cui la seconda mondiale, inframmezzate da una lunga guerriglia: una faticosa vittoria, la fondazione di un impero, presuntuosamente chiamato così, e il crollo catastrofico.

ci ritrovai un suo sorprendente spirito di reporter e una curiosità per l’ambiente che in qualche modo fu trasmessa anche a me.

ma l’idea non ebbe seguito, e anche questo primo testo sembra lasciato incompiuto; l’ultima foto, ad esempio, è ricostruita da me adesso, ma manca nell’originale.

oggi faccio quasi fatica a distinguere quello che è suo, di mio padre, da quello che è mio: mi pare quasi di avere vissuto io stesso quegli scatti, oppure sono vicino a dissolvermi in qualcosa di più grande che la stretta identità personale e a riconoscere la mia come una manifestazione particolare di qualcosa di meno individuale, di cui sono stato soltanto una possibile voce.

mi chiedo se dedicarmi oggi a questo recupero che sarebbe piuttosto lungo e laborioso.

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scopro stanotte le tracce di un altro diario di mio padre in Africa, quello descritto dalle foto mandate a mia madre.
è presto per un’analisi sistematica, per ora annoto alcune prime osservazioni.

questa foto è del 1936:

questa immagine esprime molto bene la cultura del tempo e il momento psicologico di euforia ed entusiasmo che mio padre stava attraversando. l’euforia è quella del soldato vittorioso, orgoglioso della sua divisa l’entusiasmo è quello del giovane innamorato. l’obiettivo è guardato con superiorità e con un sorriso di quasi strafottenza; nello stesso tempo il corpo si lascia percorrere dall’obiettivo e suggerisce quasi uno sguardo amoroso.

della foto esistono due copie: la prima è riservata per sé e annotata sul retro per la definizione del luogo e del tempo:

“Passo di Dogheà 5-1-936 Appoggiato al muricciolo del fortino della Sezione”.

siamo nel pieno della guerra.

la seconda fu inviata a casa alla fidanzata, a mia madre, e il retro funge da supporto del messaggio amoroso:

“Con il solo ricordo di te, vivo sempre e solo per te – Tullio”.

NOTA 2021: la guerra era iniziata con l’attacco italiano all’Etiopia tra il 2 e il 3 ottobre, senza dichiarazione di guerra.

il passo di Dogheà, a cui si riferisce questa prima fotografia, si trova vicino a Macallé, a sud-est, sulla strada per Addis Ababa, e a un centinaio di km a sud della frontiera con l’Eritrea, allora colonia italiana: e fu il punto di maggiore attrito tra i due eserciti nella fase iniziale della guerra.

quello italiano era entrato a Macallé l’8 novembre, dopo che l’imperatore di Etiopia aveva deciso di non difenderla; ma a dicembre vi era stata una controffensiva etiope e la Brigata Sila fu impiegata in combattimenti a carattere locale nel settore meridionale di Enda Jesus-Passo Dogheà.

solo ai primi di febbraio l’azione etiope fu definitivamente bloccata.

la foto successiva, di due mesi e mezzo dopo, è presa sull’altopiano di Fenaroà, in una fase più avanzata della marcia dell’esercito italiano verso la capitale nemica.  

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Fenaroà, 17-3-936 Famiglia abissina in attesa del medico

qui ritrovo mio padre simile a me: reporter della pietà.

ma nello stesso tempo il gruppo sembra fotografato quasi a forza e i visi esprimono preoccupazione e paura, non solo per il ragazzo ammalato, ma anche per l’uomo bianco che li sta fotografando.

il centro psicologico della foto, e forse l’idea che la ha generata è la figura della madre:

questa donna non deve avere ancora quarant’anni, a giudicare dall’età dei figli, ma appare provata e preoccupata, segnata da rughe, attraversata da una smorfia dolorosa. i capelli sono raccolti a conocchia, dietro la nuca. questo le toglie ogni fisionomia prettamente africana e le dà un’aria universale di mater dolorosa.

un gesto di protezione è dedicato al figlio più piccolo, cinto dolcemente sul petto con la mano sinistra, mentre la mano destra scende a proteggerlo e quasi coprirlo con maggiore decisione.

il bambino solleva il braccio destro per ripararsi gli occhi dal sole e nello stesso accogliere l’abbraccio della madre.

è nudo e il suo corpo sottile e indifeso potrebbe ricordare quello del san Giovannino di Caravaggio che schiaccia il serpente, se non apparisse invece così radicalmente indifeso e vulnerabile. scheletrito dalla fame: la fragilità del bastoncino a cui si appoggia sintetizza quasi questa situazione.

ma il figlio malato è un altro, da cui la madre è già lievemente distaccata. avvolto in una coperta, sta palesemente soffrendo; l’espressione di disperazione sua e delle sorelle che gli stanno vicino mostrano che non vi è molta speranza per lui e che l’attesa del medico non è un’attesa di salvezza:

il corpo scheletrico del bambino dimostra quanto grave è la malattia:

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NOTA 2021: nel marzo 1936 la Brigata Sila estese l’occupazione all’altopiano di Fenaroà e a Socotà.

questo notiziario dell’epoca, dell’Istituto Luce, riporta alla ingenua propaganda fascista; mi colpisce come questa foto di mio padre, forse inconsapevolmente, si distacca nettamente da quel clima.

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POSTILLA: ma trovo nell’album di famiglia, un’altra foto che si riferisce a questo stesso incontro; eccola, assieme all’evidenziazione di alcuni dettagli.

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NOTA EDITORIALE: se questi post dovessero essere raccolti in una pubblicazione unica, questo dovrebbe esserne il secondo capitolo, dopo il post 116.

il rientro da Addis Ababa 2-4 luglio 2005 – quando si poteva viaggiare. 126

raccolgo qui qualche testo o frammento di testo, quasi tutti lettere, che concludono i resoconti della mia breve esperienza etiope del 2005; nell’ultimo si trova un riassunto dei miei spostamenti dal 15 giugno al 4 luglio, che oggi mi meraviglia per la straordinaria vitalità con cui reggevo un ritmo di lavoro abbastanza folle.

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Rodolfo R., 2 luglio 2005 – A[ddis] A[baba], 2.7.05 – giorno che precede la partenza per il rientro.

Caro Rodolfo, – queste due settimane nella tua scuola sono state piacevoli e spero costruttive. Ho trovato un clima positivo, di cui mi congratulo con te, perché credo non ci sarebbe senza il tuo apporto. Ti lascio, per il resto, copia della mia relazione al MAE.
Ti ringrazio ancora per l’accoglienza di cui sei stato l’artefice e resto nel dispiacere della mancata conoscenza diretta. – Mauro

questo giudizio non è così neutrale e generico come sembra, ma era una precisa presa di posizione rispetto alle tensioni che esistevano allora fra l’Ambasciata e la scuola italiana, giudicata troppo aperta e distante dalla realtà del potere locale; ci si aspettava che io facessi una relazione critica sul livello di preparazione degli studenti, ma io delusi i vertici dell’Ambasciata con lodi aperte, oltre che nella relazione finale degli esami cui accenno qui, nel discorsetto nella cerimonia di consegna dei diplomi; il disappunto fu aperto e mi venne manifestato in forme cortesi, ma senza reticenze diplomatiche.

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3 luglio 2005

il titolo del film su Addis Abeba sarà “Come l’acqua che scorre”.

NOTA 2021: purtroppo le riprese sono andate perse e quel filmato non è mai stato montato.

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da Mariella C., Sun, 3 Jul 2005 15:26:04

Salve! – Spero che il viaggio e il soggiorno africano siano andati come desideravi. […]. A presto. – Mariella C.

a Mariella C., Thu, 7 Jul 2005 20:51:01

cara Mariella, […] l’Etiopia è stata sconvolgente, da ogni punto di vista, un breve assaggio di quella tragedia che chiamano Africa ma che non si può capire fino a che non si tocca con mano. aggiungi che l’occasione del mio soggiorno è stata quella dei primi passi nella costruzione di una dittatura che è già feroce e sanguinosa e promette di diventare sanguinaria, col sangue versato ancora fresco nelle strade. – […] ma di questo parleremo meglio alla prossima occasione di vederci (sabato). – m.b.

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a un’insegnante della scuola italiana, diventata buddista ad Addis Ababa, che mi aveva regalato dei testi di questa religione:

a Roberta, 6 luglio 2005

cara Roberta,[…] – Nam Myoho Renge Kyo […] – a proposito, mi sono cimentato in alcune interpretazioni del testo di sopra in aereo. che ne dici di: “congiungersi, aprendosi alla forza che trasforma le cose visibili nel ciclo di vita e di morte in un intreccio senza causa né effetto”? bruttino, direi.
temo che la mia interpretazione sia forzata nel finale: il testo infatti insiste molto sui rapporti di causa ed effetto, ma io penso che se questi sono troppo in rilievo, diventa difficile cogliere invece il senso globale e totalizzante del flusso vitale che sconvolge e e riassorbe i tradizionali rapporti razionali di causa ed effetto. […]
grazie di esserti ricordata di scrivermi e spero di leggerti ancora presto.
un abbraccio.

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ad Aureliana Stuttgart, 24 luglio 2005 – Carissima Aureliana, – eccoci ritrovati: tutto ok con l’indirizzo, anche se non hai scritto “Herrn” (Al Signor) e non so come postino tetesco abbia potuto far fronte a questa sorprendente irregolarità e cavarsela lo stesso (eh, eh); ho trovato la tua risposta al mio rientro a Stoccarda il 6 luglio (vedi la cronaca di sotto) e vedo adesso che l’hai imbucata il 18 giugno a Brescia! (a proposito, che ci facevi lì?).
il piccolo ritardo della risposta adesso è tutto mio, ma ho delle attenuanti, che ti elenco dettagliatamente, perché mi fa piacere se riesco proprio a farti toccare con mano come vivo adesso: […]
21 giugno-2 luglio: esami di stato ad Addis Abeba nella scuola italiana, in clima da stato di assedio; 10 giorni prima nei dintorni della scuola sono stati ammazzate 36 persone, soprattutto studenti, per le proteste popolari contro il rinvio della proclamazione dei risultati delle elezioni, che hanno visto una pesante sconfitta del governo. lo sciopero generale, che nella capitale era stato totale, dopo 3 giorni è stroncato nel sangue. passo il mio tempo, su consiglio del responsabile della sicurezza dell’Ambasciata, praticamente nell’hotel, che confina con la scuola, salvo scoprire alla fine che è forse uno dei posti meno sicuri della città, dato che è di proprietà di uno dei leader dell’opposizione. sarà per questo che mi perquisiscono ogni volta che entro?
3 luglio: ore 23, ritorno in aereo da Addis a Frankfurt […]

l’esperienza dell’Etiopia mi ha fatto capire come sia impossibile per me la vita in un circolo ristretto che è richiesta da lavori a stretto contatto con l’Ambasciata, per di più in un contesto pur sempre caratterizzato da scarsità di servizi, povertà circostante e – aggiungi – disagi climatici.

a proposito, puoi immaginare che arrivato ad Addis Abeba all’inizio della stagione delle piogge, ci ho patito il freddo e che dormivo con coperta di lana e trapunta? credo di no.

comunque il freddino continua anche qui, adesso a Stoccarda… […]