turismo nella Valle dei Re a Luxor – 2 gennaio 2005 – quando si poteva viaggiare. – 93

questo viaggio in Egitto, fine 2004, inizio del 2005, nato sotto una stella tragica, come sostituto dell’ultimo momento di un secondo viaggio in Sri Lanka, impedito dallo tsunami del 26 dicembre, non mi prese molto, vuoi per le circostanze in cui era nato, vuoi per il ben diverso atteggiamento degli egiziani verso i turisti, che nulla aveva a che fare con la spontanea cordialità singalese, e molto piuttosto con l’antico spirito di rapina della originaria cultura araba.

a me, che nei viaggi cerco la spontaneità dei rapporti umani con gli abitanti locali, questa non riusciva facile, dato che qui appariva subito in loro il desiderio di sfruttare l’amichevole forestiero per qualche vantaggio economico immediato; e anche i rapporti, a mia memoria, ne venivamo limitati e furono pochi – pur se non del tutto assenti.

ne risente, in generale, anche la qualità delle riprese, piuttosto congelate emotivamente e prive di pathos; e dunque sono consapevole di presento dei video oggettivamente più bruttini del solito.

qui, dopo le immagini dei dintorni desertici e montagnosi della Valle dei Re, sede di numerose tombe di faraoni e di un santuario imponente, in cui mi sono aggirato all’inizio (vedi video precedente) non mi resta che avvicinarmi a questi cospicui monumenti, peraltro totalmente immersi in un flusso turistico inarrestabile, in un consumismo che raggiunge punte difficilmente superabili di grottesco.

“Luxor è piena di monumenti straordinari, ma non si riesce ad apprezzarli perche sono immersi in una totale gestione da turismo di massa. […] oggi mi sembra che la schiena si sia rimessa abbastanza in riga, oppure ha bisogno di luoghi dove le rovine non sono asfaltate, davanti ai templi piu antichi del mondo non ci sono i parcheggi dei pullman e le catene di negozietti di papiro, ha bisogno di camminare nel silenzio, senza sentirsi la schiena di un turista idiota tra  mille turisti idioti di tutto il mondo ma tutti uguali – stralcio ancora dalla mail serale a mia figlia Marta di quel 2 gennaio”.

il video che segue non riesce a separare la grandiosità dei resti di una civiltà senza eguali, dal cicaleccio dei visitatori, dai loro comportamenti standardizzati, ma non per questo meno assurdi, se commisurati ai luoghi.

varie volte in seguito ho parlato degli incredibili trenini da disneyland per trasportare i turisti da una tomba all’altra, che mi rimasero impressi come capolavoro insuperabili del kitsch più estremo.

“i turisti portati dal pullman alle tombe per 300 metri con i trenini per bambini idioti. chi fa davvero pena alla fine sono loro”. – dalla mail a mia figlia Marta del giorno successivo, il 3 gennaio.

nessuno si scandalizzi, quindi, se almeno qui non ho saputo separare le antiche tracce monumentali dalla banalità degli sguardi distratti che si posano su di loro come se fossero i fondali di cartapesta di un parco giochi.

anzi, faccio conto alla fine che il dato che più possa colpire, se qualcuno vorrà guardarselo, sarà proprio in questa alternanza di piani, quello di una storia profonda cinquemila anni e di una superficialità degli sguardi da selfie, privi di memoria.

una camminata nel deserto a Luxor verso la Valle dei Re – 2 gennaio 2005 – quando si poteva viaggiare. – 92

ecco che questo post torna ad assumere la sua forma consueta su questo blog, dopo la parentesi degli ultimi tre (per mancanza di riprese): il commento ad un video su un viaggio di tanti anni fa, montato per affinità tematica; a volte c’è il supporto di qualche vecchia mail (il blog non c’era ancora all’inizio del 2005, stava giusto per nascere), a volte tocca a me improvvisare qualcosa per riempire – non troppo – queste righe introduttive.

– ho cominciato a sentirmi piu riposato oggi che ho raggiunto il deserto, dopo aver pagato un taxi per arrivarci peggio che a Londra – dalla mail a Marta del 2 gennaio.

il resto delle sensazioni di questo primo contatto col deserto egiziano occidentale è affidato alle riprese, che ne mostrano una parte troppo vicina a siti monumentali per non essere piena di vita, di ombre, che sono esseri umani, che si spostano vicini o lontani tra le rocce che incorniciano il profilo lontano della città nella foschia della calura diurna: c’è perfino un regista che dà ordini per qualche ripresa.

ma su tutto si impone l’austerità senza voce delle rocce aride, che neppure il vento riesca a riempire di vita.

è un primo contatto visivo con la geografia dell’Egitto che di colpo lo sottrae alle banalità urbane dei traffici, delle piccole truffe tentate, dell’estenuanti lotta contro i venditori descritta nella stessa mail, nelle righe riportate nel post precedente; e ripropone la sacralità del deserto come esperienza psicologica, prima di tutto.

il deserto era entro di me, prima di tutto, in quei giorni: un deserto di lacrime, un cuore ferito che si era rinchiuso su se stesso, e che ora si trovava rispecchiato in questa solitudine abbacinata, sotto un sole che tutto rendeva tagliente ed aggressivo, perfino il cielo più azzurro del cobalto dei faraoni.

l’Egitto e una traversata del Nilo a Luxor– 30 dicembre 2004 – 2 gennaio 2005 – quando si poteva viaggiare. – 91

a Fabia, Marta, Rocco, Sara – 29 dicembre 2004 – notizie per ritrovarmi se occorre

alla fine oggi ho fatto un biglietto, mi scocciava disperdere uno dei miei due periodi di ferie – e stare a casa a leggere e rileggere le notizie sullo Sri Lanka sempre più terribili e prossime alle mie peggiori previsioni iniziali mi deprime soltanto: vedrete che alla fine si arriverà al mezzo milione di morti almeno, oppure non si avrà il coraggio di dirlo neppure, tanto gli unici morti che contano solo gli occidentali. eppure anche solo il numero dei turisti spariti fa una impressione inimmaginabile: qui i giornali scrivono apertamente che probabilmente sono morti almeno 1.000 turisti tedeschi. insomma perfino per l’Europa questa sembra la più grande tragedia dalla fine della seconda guerra mondiale (e io l`ho scampata, tutto sommato per un soffio, per 48 ore). – in queste condizioni partire è una follia, ma restare a che pro? tanto i terremoti, se occorre, ci sono anche Stoccarda, come si è visto. – l’aereo decolla alle 6 domani mattina da qui e mi porta prima a Norimberga, poi da lì dopo le 8 per Luxor nel sud dell’Egitto; ho fatto conto che devo uscire di casa stanotte alle 3.
dovrei tornare il 10 gennaio nel pomeriggio dal Cairo, di nuovo primo approdo a Norimberga e poi qui, arrivando verso le nove di sera.
da Luxor al Cairo faccio conto di spostarmi durante la vacanza, in treno o in battello lungo il Nilo. Sono alcune centinaia di chilometri.
martedì 11 sarò di nuovo al lavoro. – non so se vi manderò mail come quest’estate, prima di tutto perché non so se in Egitto gli Internet Cafè sono così diffusi come nello Sri Lanka, e poi perché non avrò certo da trasmettere quell’incredibile entusiasmo di luglio – che guardate che fine ha fatto.
vedrò coi messaggini se funzionano, ogni tanto; comunque se non mi faccio vivo non preoccupatevi. se state in pena provate a contattarmi anche voi. – in mezzo a tutto questo casino vi sembra possibile che sto depresso e mi viene quasi da piangere anche perché oggi mi hanno portato il frigo da incasso che ho comprato ed è saltata fuori una maledetta presa elettrica ben nascosta sotto il tavolo di lavoro che gli impedisce di entrare e ha bloccato in un mostruoso gioco di incastri tutti i due metri quadrati della mia cucina, rendendola completamente inutilizzabile?
così miseramente è fatto l’essere umano. – devo proprio preparare la sacca adesso.

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a Mariella – 29 dicembre 2004 – Alla fine ho deciso di fare un break comunque e domani mattina presto parto per l’Egitto con l’unico aereo disponibile nei prossimi giorni. […] Ci risentiamo l`11, quando tornerò al lavoro[…].
grazie di tutto.

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da a Simona – 29 dicembre 2004 – dove sei? – sto uscendo per partire per l’Egitto e per spedirti una lettera.

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a Mariella – 31 dicembre 2004 – Ein gutes neue Jahr fuer dich aus Luxor!

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a Fabia, Marta, Rocco, Sara – 31 dicembre 2004 – altre notizie per ritrovarmi se occorre

sono a Luxor, hotel Santa Caterina (!), nel cuore del suk di Luxor. – ieri pomeriggio e stamattina non ho praticamente fatto altro che dormire e dormire, perché ero evidentemente stanchissimo anche se non me accorgevo. – vi scrivo pochissimo perché qui internet e lentissima e carissima. – sono sulla riva dell’indolente Nilo, cosi lento e tranquillo che neppure sembra un fiume, brulicante di traghetti a 4 piani che sembra quasi un braccio di mare, in un clima di mite giugno. – non ho ancora visto altro che il suk, e migliaia di asini e cornacchie, oltre che di egiziani naturalmente. – ho letto le notizie di oggi e pare alla fine che il bilancio di questa prima catastrofe del mondo globalizzato supererà le mie tristi previsioni iniziali di mezzo milione di morti.
altro che guerra al terrorismo, la vera guerra e quella leopardiana alla natura. – colpisce la penosa inadeguatezza e assenza degli stati uniti, che sempre più si configurano come un puro braccio armato senza mente né cuore, che non possono più esercitare alcuna leadership nel mondo perché non hanno la cultura per farlo. possono distruggere, disgrazia tra le disgrazie come il pazzo B.L., ma non ricostruire.
la leadership mondiale torna alla nuova Europa uscita trasformata dalle guerre mondiali, dove si e elaborata l unica visione culturale capace di fare fronte ai problemi del mondo di oggi e di vincere le guerre senza farle, come in Ucraina. – firmato – Mauro cittadino europeo

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da a Marta 2 gennaio 2005

ciao papà,
ti scrivo velocemente perché sono sicura che avrai cose molto più interessanti da fare che leggere le mie mail. allora non hai passato il capodanno in crucchia! bene sono contenta che alla fine sei riuscito a partire per un’altra vacanza. ma ti rendi conto di che cosa hai evitato per un soffio? piu passano i giorni e piu ci penso anche perché ci stiamo rendendo conto della gravità del disastro ogni giorno di più. su tutte le altre riflessioni in merito magari ti scriverò un’altra volta, con piu calma.
[…] avevo provato a tel ieri e non sono mai riuscita ad avere la linea, ma forse avevi il cellu spento.
tienici informati
io e marco ti mandiamo gli auguri di buon annoooo.
un bacio
Marta

cara Marta,
ti leggo e ti rispondo da Luxor, dove sto passando la vacanza piu balorda della mia vita.
non so se e colpa mia (sulla tastiera araba gli accenti sono introvabili, porta pazienza) o delle circostanze, comunque non mi diverto per niente.
sono arrivato in stato catatonico e confusionale, continuo a dormire senza esagerazione 12/14 ore al giorno, fisicamente ero distrutto, psicologicamente non ti dico. […] aggiungi che un mal di schiena terribile mi ha perseguitato i primi giorni rendendomi molto doloroso camminare piu di 10 minuti di fila e mi ha ulteriormente depresso col pensiero che se la schiena continua a peggiorare i miei viaggi dovranno finire. […] anch’io mi rendo conto di essere vivo per 48 ore di differenza, come mi salvai in piazza Loggia per 30 minuti di ritardo. ma continua a tormentarmi il pensare alle centinaia di migliaia, e probabilmente a molti di quelli conosciuti quest estate, a cui questo regalo o questo scherzo non e stato fatto.

Luxor e piena di monumenti straordinari, ma non si riesce ad apprezzarli perche sono immersi in una totale gestione da turismo di massa, l Egitto appare completamente militarizzato e appena esci da una pista prefissata ti arrivano addosso dei poliziotti che ti rimettono letteralmente in fila.

inoltre la logica spietata della fame e dei soldi domina la popolazione in maniera mai vista. non c e una parola disinteressata, ma tutto mira al denaro. i bambini ti perseguitano, gli adulti anche. i salassi casuali mi colpiscono nella maniera piu disparata, per cui non ho ancora capito se e un paese carissimo e dove la roba non costa niente. ti offrono le cose in lire egiziane e quando tu glielo fai ripetere tre volte e quasi li sgridi perche e troppo poco, facendo finta di niente, quando hai le mani nel portafoglio, ti dicono che parlavano di sterline inglesi, cioe 30 volte tanto.

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ho pensato di utilizzare queste mail molto familiari come introduzione al mio viaggio in Egitto, iniziato il 30 dicembre del 2004, perché ne presentano il contesto psicologico e ne tracciano il programma.

sono quanto ne rimane, assieme ad una parte, salvatasi per caso, delle riprese di allora.

all’inizio, che presento oggi, c’è una traversata del Nilo in battello da Luxor verso la zona occidentale, dove si trova la Valle dei Re.

nel video si trova indicata come data il primo gennaio, secondo una registrazione automatica fatta dalla cinepresa, ma con l’orario segnato è inverosimile, e questo rende dubbia anche la data.

in mancanza, purtroppo, di cronache più precise e vista la perdita delle relative riprese, diamo per accertato che nel pomeriggio del giorno 31, venerdì, io abbia visitato il suk di Luxor e scritto la mail che ne parla da qualche internet cafè sulla riva del grande fiume.

devo ritenere allora che il giorno successivo, l’1 gennaio, io abbia visitato i monumenti di Luxor, a quanto mi ricordo, e che dunque l’uscita verso la valle dei Templi e la traversata del Nilo sia di domenica 2 gennaio, e come tale ve la vendo.

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e dopo tutte queste informazioni dall’interesse credo pari a zero, vi lascio al video e alla meraviglia del Nilo, talmente largo da apparire quasi come un incredibile tratto di mare d’acqua dolce che si è insinuata nel deserto per centinaia di chilometri.

il battello che avevo scelto per la traversata non era turistico, anche se usato da alcuni turisti, ma eravamo mescolati alla gente del posto: la vedo oggi molto amichevole e cordiale, in maniera anche disinteressata.

nel video ho unito subito, per affinità tematica e rinunciando al momento alla sequenzialità cronologica, anche le immagini del ritorno col viaggio inverso: le immagini del mattino soleggiatissimo e caldo e del suggestivo tramonto di barche.

il fiume è incredibilmente vitale e la scena che preferisco è quella della gente che scende dal battello per avviarsi ad una giornata di lavoro e di traffici, alcuni nei costumi tradizionali, tutti in una attesa operosa di una giornata positiva, come me, alla fine, che cerco di dimenticare la tragedia dello tsunami che ha funestato l’inizio di questo viaggio, costringendo a questo improvvisato cambio di programma.

un viaggio terribilmente mancato – dicembre 2004 – quando si poteva viaggiare. – 90

la storia dei miei viaggi 2004, ma ogni storia di viaggi, in fondo, è fatta anche di viaggi mancati; e questo, del dicembre 2004, per il più tragico dei motivi.

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a Marta 15 novembre 2004 home news n. 2 – cara Marta, – […] ho trovato un posto sull’aereo per lo Sri Lanka il 27 dicembre. […]

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a Fabia 22 novembre 2004 casa amore e malinconia – […] a dicembre ho poco tempo perché prima vengo in Italia e poi vado nello Sri Lanka (dal 27 al 12; l’aereo è costato 300 euro più che in estate, ma è alta stagione dicono).

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a Marta 29 novembre 2004 – cara Marta, – […] ah, se a Natale o dopo tu volessi venire qui a passare qualche giorno con Marco e anche altri amici vostri, guarda che io avrò per il periodo che sto in Sri Lanka non uno ma ben due monolocali a disposizione… e se vuoi venire per l’ultimo dell’anno, mentre sono via, posso lasciarti le chiavi dall’amministratore. con Rocco abbiamo scoperto dei localini niente male nella zona dell’Hans in Glück. – baci – papà

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a Sara 1 dicembre 2004 felicità (e suicidio, ma solo in Giappone) – cara Sara,- […] ci vediamo per santa Lucia – a Natale invece vado nello Sri Lanka ancora per 15 giorni. […] – un bacione e a presto. – papà

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a Fabia, Marta, Rocco, Sara 1 dicembre 2004 testamento del viaggiatore – già: il bilancio di questo anno qui è infatti straordinariamente positivo e non smetterò mai di benedire la mia incoscienza, la mia voglia di fuga da Berlusconia, la mia curiosità che mi spinge a voler comunque girare il mondo, che mi hanno fatto buttare all’aria tutto quello che avevo, lavoro, amici, debiti, case – e forse un pochino anche voi, che mi leggete e che siete la mia sola nostalgia, e che siete rimasti mezzi sbaraccati anche voi dalla mia scelta – per buttarmi allo sbaraglio in un nuovo mondo.
niente apre la mente come viaggiare e, se potessi essere un uomo famoso di cui vanno tramandate le ultime parole sul letto di morte, come Goethe disse “più luce” (e vivendo qui d’inverno pare solo volesse far aprire le tende perchè stava calando il sole), io vorrei dire semplicemente: “viaggiate!” – viaggiate con la mente e col cuore, ma cambiate angolo visuale: guarderete tutto con occhio più consapevole. la conquista della relatività di ogni tradizione, anche quelle che contestiamo a parole, ma ci stanno addosso lo stesso senza che noi lo sappiamo, è un bene impagabile.
solo un vero viaggiatore raggiunge il giusto grado di disincanto che permette di amare davvero la vita… – ehi, ora mi fermo, chi mi credo di essere. – ho parlato per alcuni mesi, scherzando, del mio esilio qui. ma l’esilio è finito; questo è un ritorno a casa, o meglio, è un abbandono di ogni casa. – […] – spero solo che diventiate internazionali anche voi, per non perderci noi bortolini tra noi, e vi propongo a cominciare da Pasqua per finire a Natale che due volte all’anno noi ci diamo appuntamento assieme alle persone che vorrete voi (una a testa, non di più) in una città del mondo (ovviamente paga papi, fin che può), per sviluppare l’imperativo morale del viaggio, che Kant si dimenticò di citare, ma si sa lui non si mosse mai da Königsberg. – ok? è avviata una consultazione intra-web per scegliere la meta della Pasqua: io propongo Barcellona, per cominciare, o Lisbona, ok? dobbiamo prenotare gli aerei presto, se non vogliamo spendere troppo. – bacioni a tutti. – Mauro

da Sara 9 dicembre 2004 – Hey papino!
Ma che ti è successo??!! Non ti avevo mai visto così felice???!!!
Guarda che è inutile che ti nascondi dietro le fantasiose descrizioni di quanto è bella la germania e quanto è brutta l’italia… la prossima lettera deve essere una descrizione DETTAGLIATA di cosa ti è successo in questi mesi da renderti così euforico… quasi quasi facendoti passare la voglia di vedere i tuoi figlioletti… scherzo ovviamente!
No, no mi fa veramente piacere sentirti finalmente vitale… sarà il tuo viaggio in sri lanka???
Mi raccomando! – Per quanto riguarda invece la tua mail sul viaggiare… sai benissimo che da bravi bortolettini ci sappiamo muovere e molto bene anche! quando si può si va sempre di qua e di la….

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da Simona 9 dicembre 2004 – […] – (prima di partire per l’Asia fammi una telefonata)

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a Marta 26 dicembre 2004 – […] – venite qui a inaugurare il gioiellino della casa nuova. entrato oggi. parto dopodomani, ma posso lasciare chiavi a portiere. – […]

da e a Simona 26 dicembre 2004 – hai sentito di terremoto in Asia?

eh sì, stavo pensando ai miei amici pescatori di Negambo che dormivano nelle capanne di foglie di palma sulla spiaggia. chissà se li vedrò più. dovrei partire dopodomani.

parti lo stesso?!

non ho ancora deciso. sento l’agenzia. del resto avevo in programma le montagne.

oh, fammi sapere!

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a Mauro 26 dicembre 2004 – auguri e lacrime – caro Mauro, – […] – stavo per partire per lo Sri Lanka, o almeno così credevo, e avevo pensato di salutarti: dovevo imbarcarmi a Monaco proprio in queste ore e sbarcare domani. e invece sto passando le ore che immagini. sarei andato comunque, anche per aiutare, ma i voli sono bloccati, e così passo il tempo a domandarmi che fine avranno fatto le care persone conosciute laggiù quest’estate e che volevo ritrovare. avevo i miei appuntamenti; dovevo anche portare un po’ di soldi per aiutare qualcuno.
puoi fare a meno di crederci, ma qualche volta devo ricacciare letteralmente le lacrime. – credimi, Mauro, io che ho appena visto quei posti, i morti saranno decine di migliaia, gente che viveva in capanne di foglie di palma in riva al mare più bello del mondo, nella povertà più assoluta, ce n’erano non so quanti solo a Negombo, la cittadina di 100.000 persone attaccata all’aeroporto di Colombo, sulla riva dell’Oceano Indiano, che vive di turismo di pesca e di prostituzione. sai, quelli sono i morti che neppure contano, persone che nessuno sa se sono al mondo o no: se il mare non ributta indietro i loro corpi, stanco di mangiar cadaveri, nessuno arriverà neppure a contarli. – i pescatori sono stati tutti colti nel sonno, a quell’ora dormivano sotto quei poveri tetti fatti di niente: ritornano alle cinque di mattina, massacrati di fatica e si buttano giù senza una parola.
non avranno visto niente. – penso alla capanna che ho filmato al punto di incontro tra la laguna di Negombo e l’oceano aperto e avevo detto: vorrei vivere qui. penso all’alberghetto di Trincomalee con le onde che arrivano dolci fino sotto alla finestrella sulla sabbia, e i ragazzi seduti lì sotto a riparare le reti. penso ai loro fuochi di notte, preparando la partenza: stavano lì a chiacchierare e non li disturbava lo straniero senza sonno che voleva essere come uno di loro. e quando sono uscito a fare due passi sulla spiaggia sotto le limpide stelle, tra l’abbaiare dei cani, uno si è staccato con naturalezza dal gruppo, facendo finta di niente, per poi venire con me, nell’ombra delle barche… – ma sono pieno di pensieri amari, anche, su questa nostra società egoista, che si preoccupa solo di salvare i turisti; penso agli scienziati americani che non hanno avvisato dello tsunami, perché non sapevano chi chiamare al telefono (parole loro), ma ti risparmio il tutto. – in mezzo a tutto la sensazione di essere stato ancora una volta sfiorato dalla morte e sfuggito per mero caso: sarebbe bastato non avere il trasloco da fare (ho cambiato casa in questi tre giorni) e partire tre giorni prima, per essere lì a Negombo, nella gioia del primo giorno a saltare tra le onde.
ma la morte non mi ha voluto ancora: è stato il profe che mi ha tirato fuori dall’acqua mentre stavo annegando, è stato il ritardo in Piazza Loggia, l’innesco che non funzionò nella prova generale della strage sul treno nella galleria di Benedetto Val di Sambro, la prontezza di riflessi che mi ha fatto evitare la macchina ferma in mezzo all’autostrada cavandomela con una gran pacca e basta… la morte si accontenta di farci capire che non contiamo niente e che a suo piacere ci spazzerà. – il tuo saluto mi dà un poco di calore, e scusa lo sfogo – forse proprio inopportuno -. io credo nell’amicizia, e non fare caso se molto spesso mi ritiro. puoi sorridere, ma in queste cose sono molto timido e temo di imporre la mia presenza, a volte in maniera forse un po’ morbosa. – ricambio con affetto l’abbraccio. – Mauro

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a Giampiero 27 dicembre 2004 – quasi il peggior Natale della mia vita – ciao Giampiero, – proprio in queste ore avrei dovuto partire per lo Sri Lanka: – […] – e così domani sospendo le ferie e ritorno al lavoro. – […] – questo a proposito di Natali del cazzo.

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nevischia qui, anzi c’è la Schnee,
tre volte ripetuta nella canzoncina,
che trasmette la radio. ma tu hai visto
il mare ritirarsi e una pianura nuova
brulicante di granchi e di conchiglie
all’improvviso, mentre in lontananza
tutta l’acqua sparita, ecco ritorna
innaturale come una muraglia
che più niente sostiene e spazza
vite speranze o semplici sorrisi
che non avevano l’ombra di un perché?

no, non l’hai vista certo, se dormivi
le faticose reti della notte inquieta;
e quindi l’acqua t’ha ingoiato
riempiendoti la gola senza grido.
ora fai da pasto ai pesci, e il tuo
corpo non fa più numero di quanto
abbia fatto da vivo il tuo respiro.
del resto foglie di palma secche
ti facevano da casa, e il mare fuori
era l’unica bellezza avuta in dono,
musica e colore, tua vita e tuo profumo.

non cercano di te i voli charter, eri
e sei solo un fastidio per turisti.
qui raccontano che sono tutti uguali
gli esseri umani, ma dimenticano di dire
uguali quanto al poter essere o fare,
perché poi la differenza è nell’avere.
democrazia quindi è non voler sapere
cosa sia ogni singola persona,
ma solo quanto possa in acquistare:
uguali, senza volto, senza cuore, e tu
senza potere in effetti non esisti:

ora non più, ma neppure prima.
quando sulla barca faticando
levavi gli occhi al cielo mite e buono:
“ti ringrazio, Dio, di questa notte chiara,
del pesce che si getta alle mie reti
per i miei figli, per il sale nel respiro
tuo buio così quieto e musicale:
tu mi hai creato per gettarmi in dono
una donna che ha reso fertile il mio seme
e sotto i mille occhi tuoi di stelle
mi riempi i polmoni del tuo amore”.

27 dicembre 2004

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a Fabia, Marta, Rocco, Sara 27 dicembre 2004 – mail con le foto!!!! – non sono partito, ovviamente. hanno sospeso i voli anche qui in Germania.
l’agenzia mi ha restituito il biglietto, trattenendo solo 40 euro per il loro lavoro, onestamente.
la cosa ridicola è che nella confusione mi ero convinto di dover partire il 28, e invece la partenza era proprio oggi.
domani torno al lavoro e penserò al da farsi. poca la voglia di fare vacanza on in mente le cose che ho in mente. – oggi un po` ho passato il tempo a leggere le notizie in internet, un po’ ho fatto su e giù a comprare piccole cose che servono per la casa. – […]

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Karl Nilsson che ha
perso i genitori e due
fratelli e se ne sta
solo, con l’occhio pesto,

Karl tutto quello che c’è
su quella sabbia grigia
da sapere lo sa. non sa
cos’è che sa, ma lo sa.

non piange infatti, soltanto
una smorfia gli storce la bocca,
e l’occhio pesto domanda: cosa
ci faccio io qua?

e l’uomo che clicca
su lui perché è biondo
e dunque un disperso speciale,
non una parola dirà:

forse perché non ci sono
parole da dire o forse
perché le parole da dire
nessuno le sa.

28 dicembre 2004

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a Rocco 28 dicembre 2004 – […] – oggi ho provato a telefonare in Sri Lanka a un paio di persone, compresa la famiglia a cui dovevo portare un po’ di soldi per gli studi dei tre figli, ma naturalmente né telefoni né telefonini in quella zona funzionano. – poiché è stato allagato l’aeroporto di Negambo, che era a tre km dalla costa, suppongo che anche la casa loro, che era sì e no a un km, sia finita sotto acqua, come tutta la città – per metà di baracche – si deve supporre, coi suoi 100.000 abitanti. – così non solo l’isola di Sumatra che è grande un paio di volte l’Italia si è spostata di 30 metri. ma perfino l’asse terrestre – pare – si è mosso di 5 cm., un’inezia che però potrebbe portare a qualche piccola variazione climatica. insomma la solita incomprensibile era glaciale ha qualche ipotesi interpretativa in più, come effetto di sconvolgenti terremoti in serie (qualcuno, ricordo, nell’800 aveva già fatto l’ipotesi, ma è la prima volta che si dimostra come un fortissimo terremoto sposta un po’ l’asse di rotazione della terra). anche se poi uno scienziato americano prevedeva una nuova era glaciale limitata all’Europa entro 50 anni per effetto paradossale dell’effetto serra che sta interrompendo la corrente del Golfo. – e leggendo leggendo qua e là, insomma, pare che la terra sia entrata in un periodo di turbolenza sismica. viste le ultime vicende locali e mondiali sembra di poter confermare.
ah lo sapevi che in un punto perduto delle ere, come risulta da alcune osservazioni geologiche, l’intero nord-America fu attraversato da uno tsunami alto 2.000 metri? cristo, ma che cavolo sarà stato? e non era neppure la volta che qualcosa colpì la terra staccandone un quarto e formando la luna! – queste deliranti considerazioni servono solo a distrarsi dal pensiero delle decine o forse centinaia di migliaia che hanno perso di colpo la vita nel poverissimo paradiso terrestre di laggiù.
papà

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a Fabia, Marta, Rocco, Sara 29 dicembre 2004 – notizie per ritrovarmi se occorre – alla fine oggi ho fatto un biglietto, mi scocciava disperdere uno dei miei due periodi di ferie – e stare a casa a leggere e rileggere le notizie sempre più terribili e prossime alle mie peggiori previsioni iniziali mi deprime soltanto: vedrete che alla fone si arriverà al mezzo milione di morti almeno, oppure non si avrà il coraggio di dirlo neppure, tanto gli unici morti che contano solo gli occidentali. eppure anche solo il numero dei turisti spariti fa una impressione inimmaginabile: qui i giornali scrivono apertamente che probabilmente sono morti almeno 1.000 turisti tedeschi. insomma perfino per l’Europa questa sembra la più grande tragedia dalla fine della seconda guerra mondiale (e io l`ho scampata, tutto sommato per un soffio, per 48 ore). – in queste condizioni partire è una follia, ma restare a che pro? tanto i terremoti, se occorre, ci sono anche Stoccarda, come si è visto.

Friedberg e dintorni: Bad Nauheim, Burg Friedberg – settembre 2004 – quando si poteva viaggiare. 89

se qualcuno si aspetta un filmato per questi tre giorni a Friedberg, mi dispiace, resterà deluso (ma avrà modo di rifarsi ai prossimi post…): né riprese né foto, tanto che addirittura avevo completamente dimenticato di esserci andato.

non saprei neppure dire come è fatta questa cittadina: ne recupero delle immagini con google; ma poi sono le mail che mi guidano quasi per mano per i labirinti della memoria e fanno riemergere ricordi dimenticati, ed anche molto particolari e a me sembrano belli.

a parte penso com’era strana la mia vita di quei giorni che mi vedeva passare, in un giro di due o tre settimane, dai pranzi sontuosi dell’ambasciata italiana a Berlino, nei saloni calpestati da Ciano, al luogo infimo e maledetto di questa mia ultima particolare esplorazione del mondo e del vissuto.

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a Fabia 28 settembre 2004 – […] sono a Friedberg a nord di Francoforte. Mese prossimo fiera del libro con libri nuovi a metà prezzo. Scrivimi cosa vuoi. Mauro

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Rocco – 28 settembre 2004 –  dimenticanze – caro Rocco, […] sto partendo per Frankfurt e rischio di perdere il treno, ti scrivo con piu calma. – papà

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ero in un carcere di massima sicurezza tedesco a fare gli esami di licenza media (italiana) a dei criminali italiani in Germania rinchiusi lì dentro, che avevano fatto un po’ di scuola carceraria.

messa a fuoco la situazione, ora mi ricordo abbastanza bene il tutto: perfino i segnali evidenti di qualche rapporto non proprio professionale fra un docente di italiano e un giovane carcerato.

in ogni caso l’esperienza di alcuni giorni trascorsi per diverse ore in carcere ed il contatto con queste persone dalle vite stravolte mi ispirò alcuni versi.

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dicono sono state le guardie, per darti
una lezione, oppure in una rissa –
colpa tua – con altri prigionieri: certo
ci hai messo del tuo, e ti sei
fatto tagliare un occhio da un coltello.

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sto aspettando la scintilla

che dia luce al tuo occhio

cieco sotto la benda,

e ti liberi dal tic

che ti fa piegare per vedere il collo

come un povero tacchino;

e hai invece un viso

biondo dolce e una voce mite.

.

non so se verrà. metà della tua vita

hai passato rinchiuso e come un orso

anche adesso cammini nel cerchio

senza luce vera del giorno.

.

la povera maglietta, che modella il petto

massiccio e fragile ti rivela buono

e disperato, ma i sedativi occulti

spengono quel tuo strano sguardo singolo

che cerca aiuto e schianta

il furore di un altro fallimento.

.

nessuno ti salverà, sei carne persa:

a te stesso in primis, Bernardo,

alle paure d’essere come tua madre

altrimenti rinchiusa, al senso del dovere

che ti ha portato qui dentro a salvare

padre e fratello mercanti di puttane.

.

così vivi la tua lunga impalpabile

morte,

senza chiedere pietà né darne.

.

e io ti guardo, ridicolmente pietoso,

mentre altro non sei che un povero

oggetto provvisorio in una teca

di questo museo vivente che percorrono

oggi le diligenti scolaresche – senza

neppure vederti. stai in isolamento.

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04.10.01-02

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Fabia 2 ottobre 2004 – Dresda: una o due fiabe tedesche – ciao, […] io sono tornato ieri sera alle 8 da questa tre giorni carceraria 60 km a nord di Francoforte. mi sono fatto 5 ore indolenti di treno accelerato tra fiumi opachi, boschi cupi e nebbie. […] non ti parlo delle emozioni di queste ore trascorse tra martedì e ieri nel carcere: servirebbe un libro. ti dico solo che sono molto forti e ci sto pensando ancora. – ho fatto qualche giretto in questa zona dell’Assia, pur senza quasi sostegno di guida, che tace di questi piccoli centri, né di altri.
la coordinatrice di classe (la classe dei carcerati) mi dice che il centro termale dove sono alloggiato [Bad Nauheim], a 10 km dal carcere di massima sicurezza, è veramente carino – e ha ragione: parco immenso, laghetti, scenografica disposizione del paese, lusso ovunque.

passando intravvedo però nel paese vicino delle antiche mura. mi dice: no no, è brutto, tutto moderno dentro.
non le credo e l’indomani pomeriggio, nell’ozio, decido di andarci a piedi: sono solo 4 km in fondo, più il ritorno. – ecco che la pianura a metà strada è tagliata da strambe strutture, come mura altissime e umidissime (che stiano ricostruendo il limes romano? penso – strano, doveva essere più a sud…), ma – vedo da vicino – fatte di fascine ammucchiate e gocciolanti. affiancati ci stanno dei mulini. scopro che sono antiche macchine del Settecento per l’estrazione del sale: l’acqua salata viene estratta e fatta filtrare in questo modo, perché qui evapora mica… – subito dopo un ritratto gigante di Elvis Presley: fanatici anche qui, penso.

Photo by Armando Babani/EPA/Shutterstock

ma ben a ragione, perché Elvis ha fatto il militare qui, in Germania…

– più avanti  il profilo della pianura è spezzato da una torre che sembra di Praga, inattesa, romantica.

scoprirò che è la torre di questa splendida cittadina castello affascinantissima e calunniata, dove passo un paio di ore magiche e mi commuovo su una storia che sembra una fiaba e che trovo raccontata da tre cartelli a fianco delle mura. te la riferisco. – nel febbraio del 1945 le truppe americane arrivano ai piedi di questa cittadina, Friedberg, che pressapoco significa qualcosa come: Altura della pace. la città è circondata dall’artiglieria e dai carri armati. ma al maggiore americano che guida questo reggimento piange il cuore di distruggerla. la torre, le mura, l’antica piccola reggia coi giardini ricavati sugli spalti, la vecchia cattedrale, le case a graticcio, pur se visti da lontano, devono avergli fatto lo stesso effetto che a me: anche su di lui deve avere giocato la sorpresa. non aveva certo guide turistiche e se anche ne avesse avuta una, ne avrebbe taciuto, come la mia. insomma, il maggiore decide di fare qualcosa.
con un paio di soldati e una bandiera bianca avanza verso la città, si fa aprire, supera le mura, si fa portare dal sindaco. “arrendetevi, gli dice, la città verrà distrutta altrimenti”. fa fare al sindaco il giro delle mura e gli mostra le postazioni americane: la città è effettivamente circondata e non c’è salvezza. il sindaco esita. ci sono le SS in giro nella zona, ed è pieno di fanatici anche dentro la città. ad arrendersi rischia la rivolta dei nazisti e l’impiccagione. il sindaco si consulta con i suoi amici; tutti la pensano come lui, tutti come lui hanno paura.
alla fine il sindaco decide di arrendersi, ma vorrebbe tenere la decisione segreta, per evitare le rappresaglie. la notizia di cosa si sta decidendo  è già trapelata, intanto, assieme a quella delle sue giuste paure, senza che lui lo sappia. una donna allora pensa di fare da sè e di mettere subito la bandiera bianca alla sua finestra: strappa un lenzuolo e lo sventola fuori.
in fretta e furia anche le vicine la imitano. nel giro di un’ora tutte le finestre del paese si riempiono di lenzuola e di stracci bianchi; intanto il maggiore americano è tornato alla base e a questo punto rientra pacificamente nel borgo che si è arreso in massa assieme alle sue truppe. Le SS decidono di andare ad asserragliarsi in due paesi più a nord, che saranno completamente distrutti dalle fiamme nei combattimenti qualche giorno dopo. – se pensi che i tedeschi nel 1945, distrutti dal terrore, si lasciavano massacrare piuttosto che arrendersi, perché avevano più paura delle SS vicine che degli americani! questa è la prima volta in cui trovo testimonianza della decisione di arrendersi! e pensa un po`, che in fondo anche la storia di Dresda fa da ottima premessa a questo piccolo gesto di tre persone coraggiose: il maggiore americano, il sindaco e la massaia, tutti ricordati oggi con parole semplici ai piedi di quel piccolo pezzo di storia che hanno salvato col loro libero spirito di iniziativa.

Nota: il riferimento a Dresda riguarda la parte iniziale di questa mail dove discuto con mia sorella di una casa in vendita lì!

– Dresda è dall’altro lato della Germania, sulla strada tra Berlino e Praga, ex DDR (forse per questo il prezzo è basso, anche se poi alla fine quello che vendono è quasi un rustico).
Dresda è una delle più belle città del mondo, pigramente adagiata su un fiume maestoso, mi pare l’Elba, con un profilo magico di cupole e pinnacoli barocchi e ha quello che è certamente il più bel museo del mondo, con la miracolosa Madonna Sistina di Raffaello e il san Sebastiano di Antonello da Messina, per dire. è una città palazzo, come Salisburgo o Urbino: la città coincide con una corte immensa che moltiplica palazzi cortili e prospettive di incredibile eleganza. – quando l’ho vista nel 1991, Dresda era ancora poco più che un ammasso di rovine, nere e quindi all’apparenza quasi ancora fumanti. Dresda è stata distrutta nel più feroce bombardamento a tappeto della seconda guerra mondiale che fece 80.000 morti in una notte sola e non lasciò pietra su pietra. per i tedeschi fu come se Firenze fosse stata rasa al suolo da un bombardamento a tappeto. era una città d’arte e non c’erano obiettivi militari. la seconda guerra mondiale è stata vinta anche a prezzo di questi delitti.
Dresda era allora la porta della Slesia, la ricca regione mineraria, la seconda Ruhr della Germania; oggi è una città quasi di confine, come sovrastata dalla Polonia, più vicina oggi di 200 km. – non so se sarebbe bello vivere lì: quando l`ho vista era un cantiere e un paio di palazzi erano stati rimessi in piedi con un effetto superbo.
continuo a pensare all’Asia però, senza voler imitare Terzani. – […] – lunedì ricomincio il lavoro (ma quante volte ricomincio? qui è tutto un ricominciare ormai), e poi fra tre settimane sarò di nuovo a Brescia. – a presto, quindi. – Mauro

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Rocco – 3 ottobre 2004 –  caro Rocco, – sono in debito di corrispondenza io per una volta. ma una strana pigrizia mi sta entrando nel cuore e, detto in poche parole, proprio la voglia di godermi i miei ultimi anni – beh, dai non esageriamo, speriamo che siano almeno i penultimi.
chi lo sapeva che la vita più si invecchia più diventa bella? adesso capisco perché i vecchi non ne vogliono proprio sapere di morire… – dovrei intrattenerti su questa settimana strana, trascorsa a 200 km a nord di qui, la mattina in un carcere di massima sicurezza, tra persone abbastanza normali trascinate qui dentro da qualche cazzata (un traffico di coca, la copertura dello sfruttamento della prostituzione di ragazze romene che è il lavoro di famiglia, di padre e fratelli, o chissà che altro) e il pomeriggio in una noiosa e lussuosa cittadina termale per ricchi, piena però di piccole sorprese. […]

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e in un’altra lettera, di qualche giorno dopo, ecco quasi un riepilogo dei miei viaggi 2004:

a Aureliana 10 ottobre 2004 […] una delle cose affascinanti di questa nuova vita che mi sono scelto è che viaggio molto: oltre allo Sri Lanka e ai ritorni in Italia di cui ti ho già detto, 10 giorni a Londra a Pasqua, e poi esami di maturità in Svizzera a Basilea, a settembre tre giorni a Berlino per un congresso sulle scuole italiane in Germania organizzato dall’ambasciata, e ai primi di ottobre sessione straordinaria di esami di licenza media in un carcere di massima sicurezza a Nord di Francoforte.
poi viaggio molto anche in Germania, naturalmente, non solo per motivi di lavoro qui nel Land, per ispezioni didattiche, incontri con le autorità scolastiche locali, o perché il console si fa rappresentare volentieri nelle occasioni che riguardano la scuola – e una volta m’è toccato perfino fare in pubblico un discorso in tedesco! -, ma anche per turismo mio e di chi viene a trovarmi: Sara e Marta, due volte, mia sorella con suo figlio e un’amica, due amici italiani che volevano conoscere la Germania, in momenti diversi. insomma, non sono felicemente mai fermo, salvo che in questi orribili week end tedeschi dove non fa altro che piovere, quando sono da solo! […]

Berlin – settembre 2004 – quando si poteva viaggiare. 88

non vi furono altri viaggi o escursioni dalla Germania dall’agosto al dicembre 2004, o meglio non li trovo documentati in alcuna ripresa; se guardo le mail, invece, trovo:

una discesa in Italia a ferragosto (con Sara), e un’altra ancora più tardi, ma da mettere più nel conto dei ritorni che dei viaggi

e un soggiorno di tre giorni a Berlino, dal 9 all’11 settembre, ma per lavoro.

questo mi permise tuttavia una rapidissima visita alla città – della quale purtroppo non sono rimaste tracce video.

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a Laura 8 settembre 2004 – i fatti sorprendenti di un oscuro ufficio – cara Laura, – in questo periodo ovviamente sono strapreso dal lavoro ankio: ieri fino alle 19, oggi mezzo riposo (passato dormendo per la stanchezza fino ad adesso): solo fino alle 15. – domani mattina alle 4 parto per Berlino in aereo, per un convegno dell’ambasciata sulla scuola: albergo iperlussuoso (pagato, ovviamente), da 300 euro a notte, e così via. bah, questa è l’Italia: sembra di stare sul Titanic che affonda tra lussuriosi valzer. […]

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a Rocco – 8 settembre 2004 – ciao Rocco […] I rendiconti te li mando di ritorno da Berlino. […] a presto! – papà – scusa la sintesi, ma sto facendo la valigia e domani sveglia alle 4.

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a Sara – mail – Berlino, 9 settembre 2004
eccomi tornato ai luoghi del mitico film familiare… con qualche novità. – Baci. – papà

nb. il riferimento è al viaggio a Berlino dell’agosto 1990, e relative riprese e video.

https://www.youtube.com/user/bortocal/search?query=Berlin

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a Rocco – cartolina – Berlino, 9 settembre 2004 – soldati sovietici issano la bandiera della vittoria sul Parlamento (Reichstag) – 2 maggio 1945 – rimane lo spazio per i saluti – papà

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a Sara 11 settembre 2004 su e giù per l’Europa – cara Sara, – io per la verità arrivo proprio adesso da Berlino, dove sono stato tre giorni per un convegno dell’ambasciata sulle scuole italiane in Germania.
domani, se ho tempo ti racconto i dettagli. – […] – baci, e ti scrivo presto. – papà

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il convegno si svolgeva alla Humboldt Universitaet, che mi ispirò questi versi per la targa commemorativa di un donna antinazista fucilata dal regime hitleriano:

12 settembre 2004

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ora sei sperduta nel pagliaio,

cruna d’un ago, coi 29 anni

e un bimbo lasciato alle spalle

dei fucili che schioccarono basta!

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leggo il tuo sorriso contagioso

prima del 1937:

studentessa, poi espulsa, ed infermiera,

mamma e comunista irriducibile e allegra,

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in un budello dell’imponente ventre

della von Humboldt Universität,

che ha scolpito nell’atrio l’arroganza

del sempre troppo adolescente Marx:

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lui che voleva trasformare il mondo,

dato che i filosofi neppure sapevano

coerentemente interpretarlo, e doveva piuttosto

proprio per questo dubitare di riuscirci.

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troppo hegeliano il contesto, anche se di fronte

scorre nel tepore un corteo del tutto folle

che comprende ebrei che cantano Cristo Re

tamburi pagani sbandieratrici e majorettes.

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vorrei ricordare chi sei dolce ragazza,

ma il nome s’è dissolto nei neuroni.

del resto le vittime della ferocia universale

neppure possono essere nominate.

.

vivo potrebbe essere solo il piccolino

che tenevi quel giorno tra le braccia

e poi non più, cresciuto senza madre

col peso di questo tuo sangue sul cuore.

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04.09.12

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a Marta 12 settembre 2004 Berlino: il trionfo dello spirito assoluto

cara Marta, – eccomi di ritorno dalla tre giorni berlinese, mentre tu starai in partenza: chissà se riesci a leggerla questa mia… – il convegno è stato interessante, ma sgradevolissimo per me personalmente per un aspetto particolare, una cosa avvenuta l’ultima mezzora, di cui ti parlerò un’altra volta, oggi non ho voglia. – eravamo nella Humboldt University, un palazzone immenso dove è passata tutta la cultura tedesca, con una citazione di Marx a lettere di bronzo nell’atrio (eredità della Germania Orientale…), una lunga e commovente lista nei corridoi di profi e studenti che non si sono piegati al nazismo e qualcuno ci ha anche rimesso la vita… (non so se farlo, spero non troverai esibizionistico che ti mandi un allegato). – Berlino, in particolare qui, nel suo centro storico – che è quanto di più diverso si potrebbe pensare da un centro storico, perché la città è nata nel 1700 – è una sfilata imponente di monumenti immani, manifestazione di un potere assoluto e di un imperialismo militare culturale o politico senza eguali: tutto è volto a dimostrare la filosofia di Hegel, che non a caso era qui a teorizzare, e cioè che l’individuo è un nulla assoluto. – non posso dire che mi piaccia, è disumana: fai conto che Londra al confronto potrebbe sembrare un villaggio. L’Unten den Linden equivale agli Champs Elisees di Berlino, ma sono smisurati e vuoti, una successione di Ambasciate e palazzoni, tra cui quella russa, col recinto riempito in questi giorni di orsacchiotti di pelouches e di candele e gente che si asciuga le lacrime davanti. – tutta questa parte della città – che era il centro della Germania Democratica (DDR) – è in restauro, con uno sforzo immenso, ma i lavori sono ancora lontani dalla conclusione.
subito di fianco e a volte quasi addosso, negli enormi spazi vuoti che si erano creati attorno al muro, c`’e una Berlino nuova, avveniristica ed extraplanetaria, sconvolgente per novità di tecniche e di intuizioni, ma alla fine quasi altrettanto intimidatoria. – ma è presto per dare un giudizio: ho avuto 5 ore di tempo in tutto per girare, a tratti è emersa una vita tedesca sorprendentemente molto sciolta e disinvolta, e tieni conto che due ore le ho dedicate al Pergamon Museum, che fa impallidire il British e ho ritrovato più grande di quanto ricordavo, a differenza del British, che era cresciuto nella memoria con l’immaginazione. – certo che ho scoperto che i tedeschi mica sono come a Stoccarda! sono più normali, Stoccarda è l’eccezione anche per la Germania – e anche in relazione a quello di cui sopra e che non ti ho raccontato – da lunedì cercherò di farmi trasferire in un’altra città dall’anno prossimo, dove la gente passi al semaforo a piedi anche col rosso sé non c’è nessuno… – uno dei fatti di questo soggiorno è stato l’invito a cena all’Ambasciata, in uno di questi monumenti sovrumani, da poco restaurato dall’Italia con una spesa di 40 miliardi, dove tra portali del 1400 autentici e camini di marmo cesellati trasportati dalla Toscana e inseriti, colonnati autentici in cortile, pavimenti di piastrelle su disegni rinascimentali, hai davvero l’impressione di essere in uno dei più palazzi del Rinascimento, anche se in uno stile che sa blandamente di art deco. – starai di sicuro sbadigliando: ma io non credevo che nella mia vita mi sarebbe capitato di sedermi ad uno di quei tavoli da romanzo, in un salone con i candelabri e gli specchi come a Versailles, a rompermi terribilmente tra gli stucchevoli complimenti dell’Ambasciatore – che è praticamente il secondo per importanza nel mondo – e un suo amico d’Infanzia ora Direttore Generale del Ministero degli Affari Esteri (che infanzia da incubo deve essere stata!): il primo, uomo colto e affascinante narratore, che parlava con citazioni storiche e culturali piuttosto profonde, lanciando invisibili e profonde stilettate, e l’altro che si affannava senza riuscirci ad imitarlo, solo diventando nauseabondo a forza di lisciate. – boh, il salmone era buono, comunque. – per ora mi fermo qui perché avrai tutt’altro da fare che leggermi. – bacioni. – papi – […] la cosa strana è che è dalla culla del militarismo assoluto, Berlino, che esce forte e tranquillo il pacifismo assoluto, condiviso come nell’Italia superficiale e furbastra mai!!!

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a Sara 12 settembre 2004 – Hegel a Berlino – cara Sara, – a me “invece” va pure benissimo, se tieni conto che la cosa che mi piace di più è viaggiare e alle altre difficoltà giro le spalle. – a proposito di Hegel, siccome il convegno era nella sua università, la mitica von Humboldt, ti allego un pezzetto quasi filosofico da una lettera
che ho appena finito di scrivere a Marta sulla università e sulla città di Hegel. – […] – può darsi che in questo pezzo le allusioni filosofiche siano ancora un pochino oscure per te, se vuoi domanda e ti spiego meglio. – non so come mai, ma oggi mi sento strano, non ho tanta voglia di scrivere e voglio invece andare a vedermi i laghetti del Naturpark. – che stia diventando pigro? – bacioni, aspetto di sentirti presto. – papà

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a Fabia 12 settembre 2004 – Le mura di Babilonia – cara Fabia, – ti rispondo lo stesso, tanto al massimo fai a meno di leggermi, ma ho bisogno di riflettere, lo scritto aiuta e non so con chi altro potrei farlo, sob. – […] – su Berlino, la sua architettura, Hegel, le vittime del nazismo e quant’altro, mura di babilonia comprese – cosa c’entra? sono conservate in un museo di Berlino assieme all’altare di Pergamo, una delle meraviglie dell’antichità, se non mi sbaglio, in origine lungo più di 100 metri – avendo percepito la tua insofferenza, mi sono sfogato con altri interlocutori e sei salva. – bacioni, sorella, e esci dai rimescolii interiori più forte che pria!!! Mauro

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ma mi rendo conto di avere approfittato della pazienza di chi eventualmente mi legge e come ricompensa (o punizione?) linko un video su Berlino montato dieci anni con materiali fotografici del 2009, per un altro analogo soggiorno; nonostante la differenza di cinque anni, il video rispecchia abbastanza bene le impressioni descritte qui sopra.

Würzburg: la città – agosto 2004 – quando si poteva viaggiare. 86

al solito, dopo i più brevi videoclip spezzettati su diversi aspetti di una escursione, li rimetto anche insieme, per dare una idea più completa di quella realtà: qui è la città di Wuerzburg, com’era nell’agosto 2004 quando la visitai con mia figlia Sara: uno sguardo sommario al suo centro, lo spettacolare duomo, la reggia (purtroppo solo all’esterno) e i suoi giardini.

la reggia di Würzburg: il giardino all’italiana – agosto 2004 – quando si poteva viaggiare. 85

in una reggia italianizzante come quella costruita nel Settecento dai vescovi- principi cattolici di Wuerzburg non poteva certo mancare un giardino che fosse all’italiana, ricco di statue, fontane, siepi ben potate attorno a geometrizzanti aiuole, scalinate e balaustre, che si aprono su vedute di cupole classicheggianti.

l’arte italiana in fondo concepisce la bellezza come un antidoto alla natura, sentita come portatrice di un disordine che è segno di sensualità e di peccato.

come la pittura italiana si allontana dalla verità per idealizzarla sotto forma di bellezza, così anche il giardino, qui, progettato da artisti venuti dall’Italia, impone alla natura il suo ordine regolatore e concepisce la bellezza come obbedienza.

la reggia di Würzburg: esterno – agosto 2004 – quando si poteva viaggiare. 84

la Würzburger Residenz è il monumento più insigne della città, dichiarato Patrimonio Unesco: costruito tra il 1720 e il 1744 in stile italianeggiante, per volontà del principe vescovo dell’epoca, cattolico, che aveva deciso di lasciare la sede ufficiale nella Festung sulla collina di fronte alla città.

ha dimensioni imponenti (167 metri per 97 e 400 stanze) e contiene sul soffitto della sala principale un importantissimo affresco dei Tiepolo, che, con i suoi 670 metri quadrati, è il più grande del mondo; altri artisti italiani si occuparono degli stucchi.

ma pochi anni dopo la conclusione dei lavori di decorazione interna, finiti nel 1767, il principato vescovile di Wurzburg fu soppresso nel 1806, e la città fu governata per pochi anni dal granduca di Toscana, per compensarlo della perdita della medesima a favore di Napoleone; poi col Congresso di Vienna nl 1814 venne definitivamente assegnata alla Baviera, per cui il palazzo perse la sua funzione originaria.

fu poi semidistrutto dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, ma è stato ricostruito secondo il disegno originario.

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ora, cari pazienti lettori arrivati eventualmente fin qui, non aspettatevi di trovare traccia di tutto questo sfarzo, che suscitò molte proteste a suo tempo fra i cittadini costretti ad alimentarlo con le tasse.

ma questo ha poco a che fare con la mia scarsa simpatia per gli italianismi artistici in Germania, di cui non mancano certi esempi, perché proprio quando l’Italia perdeva l’autonomia politica ed entrava nella più completa perdita dell’indipendenza – ma forse proprio per questo… -, i suoi stili, il suo modo di vita, le sue impostazioni artistiche diventavano proprio quelle dell’Europa, e non era un buon segno…

comunque, l’assenza di documentazione video del palazzo è perché le riprese all’interno del palazzo erano vietate, l’affresco dei Tiepolo in restauro e in gran parte coperto: con mia grande delusione, possibile fu soltanto una fugace ripresina dell’atrio.

la videocamera frustrata si è dunque sfogata sulle vedute esterne e sui meravigliosi giardini all’italiana che lo circondano, come vedremo nel prossimo video, ma forse è stata un po’ troppo compulsiva ed insistente.

non è detto che gli eventuali spettatori apprezzino…