messaggero d’amore da Auckland, New Zealand, a Los Angeles? – my roundtheworld 75 -114

ho una mano straniera appoggiata sulla testa, e un coltello si avvicina al collo, poi in qualche modo l’orribile minaccia si dissolve per lasciare il posto ad una torbida storia di immigrati infiltrati in casa mia (che e` poi quella dei miei genitori e del mio infelice matrimonio, non la mia di adesso)…

e come e` andata a finire ve lo avrei saputo raccontare molto meglio stamattina alla due di notte, quando mi sono svegliato da questo incubo, se solo avessi trovato il mouse:

so soltanto che, mentre aspettavo l’intervento della polizia, che non ci sarebbe mai stato, gradualmente mi trovavo a passare dalla parte del torto, per avere rinchiuso a chiave in una stanza i ladri e potenziali assassini, realizzando cosi` un chiaro sequestro di persona, al quale non sono autorizzato.

una situazione senza via d’uscita che spiega il fatto che io mi svegli, anche considerando che sono andato a dormire alle sette esatte, stanco della lunga camminata.

* * *

i sintomi sono comunque quelli di una forte indigestione, frutto palesemente del kebab di agnello, costoso, ma gigantesco, col quale ho concluso ieri il giro dei due ristoranti abbastanza economici di Whakatane.

e mi viene in mente che questo incubo dello sgozzamento coincide con l’ultima percezione del mondo che ha avuto l’agnello, le cui carni, tagliate a fettine, mi avevano ingozzato qualche ora prima.

ma e` possibile che l’angoscia della morte del piccolo animale sia rimasta come stampata nelle sue carni e sia arrivata sino alla mia mente?

o in quale altro modo si giustifica l’introduzione di questa immagine nel mio sogno?

* * *

ma il resto della giornata e` senza storia: sono le nove di mattina del 26 settembre quando parto col bus da Whakatane per Auranga,

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

mi sto domandando se non dovrei qualche scusa a tutti coloro ai quali in fondo sto chiedendo di sorbirsi dei video come questo.

e` cosi` evidente lo scadimento qualitativo delle immagini, dopo le meraviglie del giorno precedente…

dopotutto le foto sono state fatte per ingannare il tempo delle ore trascorse per il rientro ad Auckland.

in fondo le distanze non sono enormi, vero: ma qui stiamo facendo in un giorno solo quello che all’andata era stato fatto in tre tappe (Hamilton, Rotorua e Whakatane), sia pure per un percorso meno diretto.

cosi` ecco che pochissime centinaia di km, con la sosta intermedia ad Auranga, finiscono con l’occupare quasi tutta la giornata.

e anche se ci sono state altre interessanti esperienze ed incontri, questi non sono finiti nella fotocamera, che restituisce soltanto paesaggi spesso sfuocati.

pero` un viaggio intorno al mondo non e` tutta una collana di perle perfette, ha anche i suoi tempi morti e la noia di certi trasbordi.

e poi chi lo dice che, alla fine, che queste ore dedicate all’on the road non abbiano comunque una loro parvenza di fascino?

. . .

commenti:
tramedipensieri OCTOBER 5, 2016 AT 7:47 AM
Non può essere tutto perfetto…e anche i punti di “congiunzione” hanno il loro perchè…

bortocal15 OCTOBER 6, 2016 AT 1:25 PM
gia`, qui e` una congiunzione di diverse ore, quasi un giorno intero, ma insomma e` viaggio anche questo. 🙂

. . .

i videoclip di questo viaggio sono anche un’occasione per un’occhiata ad una Nuova Zelanda meno turistica…

Auranga e` ​la citta` sul mare che in un primo momento avevo scelto al posto di Whakatane e, se serviva una verifica di quanto azzeccato fosse stato il cambio finale di decisione, eccolo, in queste strade allo stesso tempo presuntuosamente modernizzanti e paesane, su un lungomare un poco spento dal tempo nuvoloso che poprio qui ha deciso di prendere il posto del sole.

durante l’attesa del bus, alla fermata, a Whakatane ho fatto conoscenza con un immigrato delle isole Fiji, dall’aspetto quasi indiano meridionale, tanto la pelle e’ scura, che ha la stessa cordialita` del Tamil Nadu e uno sguardo umile che sembra cercare amicizia:

poi ecco alla fermata successiva ad Auranga, per il cambio di bus, una coppia dello stesso arcipelago, che si unisce alle conversazioni, indagando se sono cattolico, e io diplomaticamente che rispondo: my family.

. . .

la strada del rientro ad Auckland verra` percorsa entro le 5 del pomeriggio, ma e` diversa da quella dell’andata, perche` almeno all’inizio segue la costa, in un paesaggio, se possibile, ancora piu’ agreste,

fatto di enormi fattorie piene di animali che si allargano sui campi, di una zona dedita alla coltivazione dei kiwi (ovviamente intesi questa volta come frutto),

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

perfino di un piccolo centro che era una volta sede di una miniera d’oro, ora trasformata in attrazione turistica, e che campeggia nel profilo del piccolo borgo come un’oscura cattedrale con due torri gotiche, peraltro in rovina.

continuano le immagini di una Zelanda per niente turistica nel lungo viaggio in autobus da Whakatane ad Auckland del 26 settembre di due anni fa.

le foto mi hanno fatto ritrovare le immagini esterne di questa antica miniera d’oro che avevo completamente dimenticato:

un piccolo frammento di storia personale riemerso da qualche oscuro archivio dei file inutili, forse…

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

. . .

ma vicina ho una presenza inquietante, una donna sui cinquant’anni, piena di macchie bianche la pelle, un labbro inferiore mostruosamente rigonfio, che passa le sei ore di viaggio sfogliando ininterrottamente e rigorosamente al contrario una specie di catalogo illustrato di alberghi della Nuova Zelanda, senza guardarlo mai:

giuro che mi ha messo addosso un’ansia incredibile.

. . .

poi non restano che le penose code del week end alla periferia di Auckland, citta` grande come Londra, ricordate?, anche se con un decimo degli abitanti: ma con le stesse code di Jakarta o quasi, che e` grande il doppio di Londra.

. . .

lo scrivevo su blog dal mio pc due anni fa quella sera stessa nell’ostello di Auckland.

ma non e` vero!

prima di arrivare alle code di Auckland, quanta meravigliosa Nuova Zelanda tradizionale e verdissima!

. . .

commenti:

tramedipensieri OCTOBER 10, 2016 AT 11:59 AM
La fotografia posta prima del video e` stupenda!

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

bortocal15 OCTOBER 10, 2016 AT 5:55 PM
una autentica botta di culo, come si suol dire.
pensa: fatta dal finestrino dell’autobus in corsa, e uscita nitidissima, senza riflessi, con il taglio giusto e i colori perfetti (non e` stata ritoccata dopo).
e c’e` perfino una piccola ochetta bianca nel campo, quasi invisibile, che nessuno poteva sapere di avere fotografato e nemmeno poteva averla vista! 🙂

tramedipensieri OCTOBER 10, 2016 AT 5:59 PM
Sono andata a vedere… sicuro sia un’ochetta quella bianca? A me non sembra …. anche perché allora ce ne sarebbe più d’una…

bortocal15 OCTOBER 11, 2016 AT 6:30 PM
hai fatto bene a controllare:
in effetti di sagome bianche se ne vedono altre due nella foto, ma in posizione troppo simmetrica, perche` vengono a delimitare un grande quadrato, che ha anche un colore leggermente diverso dal resto del campo.
e, ingrandendo molto l’immagine (forse lo hai fatto anche tu), sembra che si tratti piuttosto di segnali bianchi collocati appunto a delimitare un’area speciale…
pero`! bello spirito di osservazione, il tuo! 🙂

tramedipensieri OCTOBER 11, 2016 AT 9:34 PM
Sai che penso? Che magari sotto ci sia un metanodotto! 🙄🙄🙄🙄🙄

bortocal15 OCTOBER 12, 2016 AT 8:11 PM
mmm, direi di no, mi sembra difficile che un metadonotto faccia delle curve a 90 gradi, e per di più in piano.
piuttosto potrebbero essere dei cippi di confine per delimitare le proprietà:
per indicare il confine del mio campo ci sono due o tre grossi sassi, ben distanziati, di forma vagamente appuntita.
qui potrebbe esserci qualcosa di più moderno e tecnologico…
meglio ancora: una delimitazione per distinguere coltivazioni particolari,
la fantasia galoppa: OMG?

tramedipensieri OCTOBER 12, 2016 AT 8:15 PM
Può essere così….. oppure
Oppure dei moderni spaventapasseri, un piccolo impianto di irrigazione…..

bortocal15 OCTOBER 12, 2016 AT 8:30 PM
l’ultima che hai detto! probabilissimo: spiegherebbe anche perche` in corrispondenza il terreno cambia colore…
(a meno che non sia una casuale coincidenza con l’ombra delle nuvole…)
no all’ipotesi spaventapasseri, invece: i passeri neozelandesi non mi sembrano cosi` fifoni da spaventarsi per cosi` poco… 🙂 🙂 🙂

* * *

sono un poco in ritardo, perche` alle 17:30 ho appuntamento con Chaney, la ragazza vietnamita di 21 anni conosciuta la settimana scorsa all’isola di Rangitoto.

va bene, lo ammetto, ve l’ho tenuto nascosto: in tutti questi giorni c’e` stato un fitto scambio di mail (quando ho potuto collegarmi ad internet) con Chaney, che sembrava ansiosa di rivedermi

e mi ha addirittura invitato a cena (per fortuna, come ho scoperto oggi, nel locale giapponese di sushi in cui lavora qualche ora la settimana e dove ha due buoni pasto a disposizione).

mi chiedo che cosa possa esserci in questo invito, naturalmente, disegnando una situazione alla Woody Allen.

. . .

non so se qualcuno ricorda che con Chaney ci eravamo dati appuntamento il mese prossimo a Los Angeles, dove doveva trasferirsi per i suoi studi universitari in campo finanziario e commerciale;

poi in una mail mi ha detto che il trasferimento era saltato;

ancora una mail e mi aveva chiesto se, andando a Los Angeles, potevo portare una lettera ad un suo amico li`.

e io ho pensato che certamente era il suo ragazzo, che studiava a Los Angeles, col quale lei doveva appunto ricongiungersi, a due anni di distanza dall’inizio della loro storia, qui ad Auckland, dove Ariel, cileno, era venuto per le vacanze.

nella foto che gmail collega alle mail che Chaney mi ha mandato, del resto, lei appare abbracciata al suo boy friend,

tanto e` vero che quando mi ha chiesto se la ospitero`, dovesse venisse in Europa, io le ho risposto che l’avrei ospitata col suo ragazzo, ma lei ha glissato su questo punto.

* * *

Ariel: e io penso a Shakespeare, allo spirito folletto benefico, che a torto mi pare un personaggio del Sogno di una notte di mezza estate, e lo e`, invece, della Tempesta.

ma qui Ariel ha abbandonato Chaney, questa e` la notizia bomba che lei mi da`, quasi all’inizio del nostro incontro;

mi sembra una coincidenza che ha dell’incredibile, ma quando le chiedo quando e come e` successo, lei mi risponde con una lunga storia, della quale vorrebbe la mia interpretazione.

Ariel ha interrotto ogni rapporto con lei, dicendole che la ama, ma che non vuole rovinarle la vita, non potendole dare quello di cui lei ha bisogno; e poi adesso ha un dottorato da preparare, ed e` troppo stanco per pensare a lei.

Chaney mi chiede che cosa ne penso e mi da` una sua mail da leggere, e io sono stato indiscreto ed ho letto.

Ariel dice di essere oramai deciso a fare quello che le ha gia` detto, e dopo questo messaggio l’ha cancellata da Skype e da Facebook e non risponde piu` a nulla.

anzi, siccome non capisco che cosa Ariel abbia gia` detto, eccomi a leggere, su invito di Chaney, una lunga estenuante conversazione via Skype tra questi due innamorati, uno dei quali vuole rompere e l’altra no, vuole restare fedele a questo suo amore.

* * *

ho citato Shakespeare, ma c’e` molto di shakesperiano in questo dialogo, fra lui che ha 26 anni e continua a dire che proprio perche` la ama sente il dovere di lasciarla, dato che non possono amarsi in queste condizioni e lui sente che non puo` renderla felice ed e` un atto di responsabilita` ed onesta` verso di lei, il suo, e lei che gli ripete che senza di lui non puo` vivere.

ma in tutto questo c’e` qualcosa che non torna, perche` Ariel rompe la relazione proprio quando Chaney la dolce sta per andare a studiare a Los Angeles, dove lui sta.

guardo gli occhi gonfi di domande di Chaney, e a un certo punto il dialogo si fa cosi` impegnativo che lei, finita la cena di sushi, mi porta di corsa alla Library di Auckland, dove per un quarto d’ora possiamo disporre del traduttore google per scambiarci messaggi piu` approfonditi.

* * *

al ristorante Chaney mi aveva dato una scatola con un biglietto, con l’indirizzo della segreteria dell’universita` dove studia Ariel, il leone di Dio, mi ricorda che e` il significato del suo nome ebraico, che indicava un angelo:

devo lasciare il suo pacchetto li`.

ma poi adesso mi chiede se io invece posso cercarlo e parlare con Ariel (col mio inglese!), forse in un discorso da uomo a uomo potro` capire meglio o forse toccargli il cuore.

e io cerco di farle capire che non c’e` nulla da capire, che Ariel in questa conversazione appare molto teso, ma neppure credo che abbia un’altra ragzza – sarebbe stato molto piu` facile per lui dirglielo; poi Chaney accenna anche al suo conflitto col padre che assolutamente non vuole che lei vada a Los Angeles a mendicare un amore.

e anche io penso la stessa cosa. ma le dico anche che, se ritiene utile studiare a Los Angeles per la sua formazione, non deve impedirselo per questo; la cosa migliore – eccomi machiavelli dell’amore – e` che lei gli scriva che dopo un mese ha pensato a quello che lui le ha detto e lo ha capito, e per questo accetta la sua decisione senza discuterla piu` e si cerchera` qualcuno che possa prendere il suo posto.

solo con un passo indietro, Chaney, puoi sperare che lui ci ripensi, ma se gli dai l’impressione di non accettare la sua decisione, se lo fai sentire sotto pressione, lui si sentira` spinto ad irrigidirsi nella sua scelta ancora di piu`.

ma se lui non ci ripensa, che cosa devo fare? io voglio vivere con lui.

nessuno di noi puo` dire voglio, Chaney, al massimo vorrei.

ma il suo sguardo e` troppo turbato.

il tempo sanera` le ferite del tuo cuore, forse, Chaney.

* * *

la conversazione e` continuata nella sala soggiorno del nuovo ostello che avevo prenotato la settimana scorsa e che offre la connessione internet gratuita.

spegniamo il traduttore, lei deve andare a prendere l’autobus e io l’accompagno, domani lavora.

ma domenica e` libera fino alle 2, e sara` anche il mio ultimo giorno ad Auckland e in Nuova Zelanda: alle sei di mattina l’indomani parte il volo per Papeete; possiamo andare da qualche parte assieme?

io avevo pensato di andare in un’isola con te, Chaney, vuoi?

volentieri.

accidenti, l’autobus arriva al volo, sembrava che aspettasse solo che arrivassimo alla fermata.

ci scriviamo una mail per i dettagli, ora la connessione ce l’ho, a domenica.

e un abbraccio alla dolce, morbida Chaney dagli occhi perduti.

* * *

ma c’e` un particolare, uno solo che non torna: io ho guardato, leggendo, la data dell’ultima conversazione Skype fra Ariel e Chaney: e` del 30 agosto.

e ho guardato la data dell’ultima mail nella quale lui le dice che non vuole piu` avere contatti con lei: e` del 10 settembre.

e noi due ci siamo visti sabato scorso, ed era gia` il 20, e Chaney non aveva detto ancora nulla.

poi scuoto da me queste domande: certamente lei sabato scorso non pensava ancora che l’addio di Ariel fosse definitivo: solo adesso che lui respinge tutti i suoi messaggi ha cominciato a rendersene conto.

* * *

e io? che cosa ci faccio io in questa storia di ragazzi? quale e` la trama che mi vuole tirare dentro?

. . .

commenti:

edoardo 27 settembre 2014 alle 10:31
Giovinezza giovinezza che si passa tuttavia, chi …….!

bortocal 27 settembre 2014 alle 11:30
chi vuol esser lieto, sia.

Emmanuelle 28 settembre 2014 alle 14:27
… e vecchiaia immaginata danarosa, in prospettiva da spellare, no? Non credo alle spinte del cuore, così come le descrivi… Occhio Bortocal, altro che giovinezza. Parlo per esperienza.

bortocal 28 settembre 2014 alle 15:32
certo che la metto nel conto, anzi e` ovviamente la prima cosa che penso.
e tuttavia, e tuttavia, la storia di base non e` certo inventata ad hoc e parlare tutto il tempo al vecchio nababbo e bacucco di questo Ariel non sembra il modo migliore di sedurlo.
o forse si`?
in questo caso ci sarebbe una notevole abilita`tattica nello sfruttare al momento una situazione pregressa davvero esistente.
a me e` sembrata davvero una ragazzina ferita e confusa che ha bisogno di aiuto.
credo che il massimo che lei si aspetti e` una ospitalita` se divesse venire in Europa; questo in effetti l’ha chiesto fin dal primo momento.
in ogni caso l’avventura e` finita oggi, e l’ostacolo linguistico rappresentato dal vietno-inglese della ragazza rimane insuperabile.
grazie dell’affettuosa messa in guardia, pero`.

. . .

nelle parti in neretto ho riprodotto, con piccolissime modifiche, il post MESSAGGERO D’AMORE DA AUCKLAND, NEW ZEALAND, A LOS ANGELES? – MY ROUNDTHEWORLD N. 75 – 561.

e l’ho integrato con questi, inseriti nel testo in caratteri normali:

via da Whakatane – VIDEOCLIP n. 477

da Whakatane a Tauranga sull’autobus – VIDEOCLIP n. 478

avanti da Tauranga alle miniere d’oro di Wahihi, Tames, sull’autobus – VIDEOCLIP n. 479

da Thames ritorno ad Auckland, sull’autobus – VIDEOCLIP n. 481

Advertisements

la One Tree Hill, Auckland, Nuova Zelanda – my roundtheworld 76 -113

questo viaggio e` impegnativo, difficile, anche se non mi ha dato troppi momenti di scoramento, solo soprattutto all’inizio, quando era forte la paura di non farcela…

a volte invece mi prende una gioia puerile, e mi dico: che cosa meravigliosa, pero`.

ma oggi e` stata una giornata piuttosto del primo tipo, forse come effetto della stanchezza fisica che si sta accumulando.

risultato: una mattinata trascorsa nel grande parco in cui sorge la OneTree Hill, la Collina di un albero solo, a cui gli U2 hanno dedicato una canzone.

* * *

la storia di questo albero, tuttavia, merita di essere raccontata.

era stato piantato nel 1852, abbattendo un totem sacro dei maori, ma nel 1994 era stato attaccato dai maori, come simbolo di una aggressione subita dalla loro cultura, e definitivamente fatto morire nel 2000.

gli U2, che gli avevano dedicato una canzone nel 1987, non immaginavano certo che vespaio sarebbero andati a sollevare.

Ci giriamo per esporci al freddo, perdurante gelo
mentre il giorno supplica la notte di avere pietà
Il tuo sole così splendente non lascia ombre, solo segni
scolpiti nella roccia sulla faccia della terra
La luna è alta e su One Tree Hill
vediamo il sole tramontare nei tuoi occhi
Tu corri come un fiume verso il mare
come un fiume verso il mare
E nel mondo un cuore di tenebra, una zona di fuoco
dove i poeti parlano dei loro cuori
Poi versano il loro sangue per averlo fatto
Jara cantava, la sua poesia un’arma, nelle mani dell’amore
Lo sai il suo sangue ancora grida dalla terra
Esso scorre come un fiume verso il mare
come un fiume verso il mare
Non credo in rose dipinte o cuori che sanguinano
finché le pallottole violentano la notte dei misericordiosi
Ti vedrò ancora quando le stelle cadranno dal cielo
e la luna diventerà rossa
su One Tree Hill
Oh grande oceano
oh grande mare
Corri verso gli oceani
Corri verso il mare

* * *

l’obiettivo della mia penultima giornata 2014 in Nuova Zelanda, quella del 27 settembre, e` stato, dunque, questo grande parco.

ma nel parco entreremo soltanto col prossimo videoclip: questo si accontenta di assemblare alcune immagini, abbastanza casuali e poco curate, del percorso fatto in treno per arrivarci.

in treno, badate bene; dato che e` il tradizionalissimo treno a svolgere le funzione del metro` ad Auckland.

ci sono andato e tornato in treno, dato che Auckland ha queste sue linee ferroviarie che congiungono al centro le sue sparpagliatissime frazioni, ma in modo molto poco funzionale, direi, lento e farraginoso.

e diciamo pure che ho voluto cogliere l’occasione di questo breve viaggio ferroviario dentro Auckland per aggiungere un nuovo piccolo tassello alle immagini non sempre turisticamente convenzionali che vi ho finora presentato della Nuova Zelanda.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

. . .

e per il resto il tutto e` soltanto una rilassata ed indolente scampagnata nella antica tenuta di un ricco neo-zelandese dell’Ottocento, John Logan Campbell, che, nel morire, a 95 anni, nel 1912, la lascio` alla citta` a condizione che vi fosse innalzato un monumento al valore del popolo maori.

ed eccolo, nel grandissimo obelisco che domina questa collina, qualche chilometro a sud del centro, ma ancora molto lontano dalla fine della citta`, e nel guerriero scolpito che sta alla sua base.

. . .

ed ora, per musicare il videoclip, ecco trovato un concerto degli U2 ad Auckland, dal vivo, dove hanno cantato proprio quella canzone…

 

un video piu` lungo del solito, ma non potevo tagliare la canzone, e per fortuna avevo giusto abbastanza foto per un montaggio di lunghezza corrispondente.

ma direi che il videoclip, in questo caso, serve soltanto come pretesto per riascoltare gli U2.

anche se il parco e` indubbiamente il piu` bello di Auckland ed ha un fascino agreste molto particolare.

. . .

dell’albero, tuttavia, rimane solo un monumentale spuntone semi-carbonizzato, e tuttavia incredibilmente imponente.
OLYMPUS DIGITAL CAMERA

. . .

e ci sta anche la casa di legno  modestissima di John Logan Campbell, nel parco, oggi la piu` antica casa di legno della Nuova Zelanda.

il video consiste di due parti, in apparenza scollegate fra loro, anche se entrambe sono poi collocate nel grande parco dell’One Tree Hill:

un matrimonio maori che ci porta in uno sconcertante clima da film americano

e un microreportage visivo sull’Acacia Cottage.

del Campbell nel video si puo` vedere il ritratto fatto quando aveva vent’anni, nel 1837, prima che partisse per la Nuova Zelanda, e viveva ancora in Inghilterra,

e poi gia` la foto presa quando era uomo maturo e affermato…

pensate come e` breve la storia della Nuova Zelanda.

ma poi, forse, un legame segreto fra le due parti del videoclip, volendo, lo si puo` anche trovare…

ehi, forse la foto di introduzione al post potrebbe essere considerata un aiutino per rispondere?

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

* * *

il pomeriggio lo trascorro nella camerata e, tra i pensieri di una giornata in cui anche la voglia di scrivere e` poca, ci sta una riflessione collegata al dibattito sulla violenza svoltosi nel blog.

una seconda riflessione, che sto sviluppando proprio in queste ore: per la sua storia geologica la Nuova Zelanda rappresenta un micro-continente nel quale erano del tutto assenti i grandi predatori, e questo ha determinato la catastrofe della sua fauna all’arrivo degli esseri umani, dato che le specie animali originali che vivevano li` da milioni di anno non avevano sviluppato comportamenti difensivi rispetto ad aggressioni che in quel contesto mancavano.

l’esistenza sul nostro pianeta di un continente, sia pure minore, nel quale la vita si e` evoluta senza prevedere l’esistenza di grandi carnivori, almeno sulla terraferma, e` nello stesso tempo sconcertante e affascinante e rappresenta un inedito spunto di riflessione sulla presunta inevitabilita` della violenza sul piano biologico, che e` una tesi alla quale siamo molto affezionati.

insomma la mancanza di predatori ha ridotto di molto la spinta evolutiva darwiniana, e infatti qui l’evoluzione e` rimasta bloccata, ma senza danno evidente per la prosecuzione della vita.

il che fa dubitare perfino che la violenza sia un elemento necessario, almeno nelle sue forme piu` macroscopiche, dell’esistenza della vita stessa.

* * *

ma piu` ancora che questa riflessione filosofeggiante,b in questo momento mi colpisce l’immagine, che sinora era sfuggita allo sguardo, di un piccolo continente scampato per milioni di anni alla presenza non solo dell’uomo o degli ominidi, ma perfino dei mammiferi tutti.

una intera regione del globo dove queste presenze non sono state previste, e che basta da sola a dimostrarne tutta la casualita`.

in Australia l’arrivo degli aborigeni si colloca nella notte dei tempi, ma in Australia i maori stessi sono arrivati soltanto meno di un millennio fa.

il che significa che in questa parte del pianeta ha vinto una solitudine un poco mostruosa, per niente conflittuale, e quasi l’esempio di un’altra vita terrestre possibile.

fino a che non sono arrivati gli esseri umani…

. . .

commenti:

Krammer 29 settembre 2014 alle 14:52
può essere che tu abbia sbagliato topic dove riportare quel mio lungo commento, l’altro giorno? ci starebbe bene anche qui, non avevo letto questo articolo ancora

bortocal 4 ottobre 2014 alle 20:31
commento di Krammer, che trasferisco anche qui da un altro post:
per quanto riguarda la tua interessante considerazione sull’evoluzione biologica di Nuova Zelanda, in cui per millenni e millenni, finchè non è arrivato l’uomo, non esistevano predatori naturali e le specie erbivore spopolavano nella più totale tranquillità: anche qui, l’isolamento è stato fondamentale. astraendo al massimo, lo riconduco sempre ad una forma di isolamento informativo. ma capisco che qui il termine diventa molto ambiguo e non mi ci voglio soffermare.
– ma soprattutto: in quei territori isolati non ci sono state crisi che abbiano alterato le nicchie biologiche. per un lunghissimo tempo l’evoluzione è progredita a passi minuscoli quasi irrilevanti.
ricordo che per 3 miliardi di anni l’evoluzione della vita sulla terra è rimasta pressochè immutata: batteri, solo batteri.
le catastrofi erano all’ordine del giorno, ma questi organismi erano talmente semplici da resistere senza problemi, e ad ogni cataclisma ripopolavano la terra facilmente senza particolari mutamenti evolutivi (non nelle dimensioni almeno).
paradossalmente, è stato questo grande lavorio della vita primordiale – l’elemento, con molta calma – ad aver creato le premesse dell’evoluzione esplosiva di organismi multicellulari, grazie all’utilizzo dell’ossigeno.
è stato in quel momento forse che la vita, da una forma di alimentazione inorganica, si è evoluta e ha cominciato a mangiare sè stessa. prima con la diversificazione tra animali e vegetali (ce ne sono molte altre ma generalizzo per semplicità) e poi con la diversificazione successiva tra animali erbivori e carnivori.
– e perchè allora in Nuova Zelanda (ma anche in molti arcipelaghi spersi negli oceani) carnivori non ce n’erano?
la ‘violenza’ intesa come sopraffazione di altre specie animali per la sussistenza NON è indispensabile. si può vivere benissimo anche mangiando solo piante, certo.
– [e qui apro una parentesi e chiedo: che differenza c’è tra mangiare un vegetale piuttosto che un animale? fare differenze tra una cavalletta, un calamaro, una trota, un coniglio, una mucca, una scimmia è evidente: non c’è alcuna differenza se non che gli animali ammazzati sono sempre più simili alla nostra specie, e quindi immaginiamo che siano man mano sempre più intelligenti e dotati diciamo di sensi e sentimenti, e di sofferenza psicologica nonchè fisica.
ma tra un animale e una pianta? mi si potrebbe dire: ma la pianta non la ammazziamo, la coltiviamo e quindi in realtà le facciamo un favore.
che le facciamo un favore è vero, in alcuni casi (alcune specie di grano ad esempio non avrebbero MAI attecchito senza l’uomo che le coltivasse, sono nostre simbionti), eppure alla fine la pianta viene uccisa e rimpiazzata, proprio come si uccide un animale.
anche gli animali vengo ‘coltivati’ negli allevamenti, e grazie all’uomo alcune specie domestiche spopolano sul nostro pianeta.
quale è allora la differenza?
percettivamente si pensa che la pianta non soffra, nè quando la si ammazza nè quando la si coltiva in monoculture. ma se ci astraessimo dal nostro punto di vista antropocentrico capiremmo che non c’è alcuna differenza sostanziale in realtà: si coltiva la specie, si sacrifica l’individuo ‘raccolto’]
– dicevo la ‘violenza alimentare’ (che, come appena visto, faccio pure fatica a differenziarla tra animale/vegetale e carnivoro/erbivoro) non è necessaria, è una possibilità.
in periodi in cui sovrabbondavano le piante che avevano colonizzato ogni nicchia del pianeta (il carbonifero, se pensiamo alla terraferma), il differenziarsi in animali ‘predatori’ di piante era una gran bella opportunità e comodità: non necessaria, ma vantaggiosa.
chi ‘imparava’ a cibarsi di piante e in generale di materia organica aveva un gran bel vantaggio: si apriva una nicchia alimentare enorme e intonsa. pensa ad uno sconfinato supermarket di cibi gratuiti.
nel momento in cui un organismo casualmente ha imparato la lezione, non è più tornato indietro, anzi ha spopolato e si è diffuso ovunque, specializzandosi ulteriormente.
ma è questione di caso e di fortuna, e la diffusione dipende dalle migrazioni.
la stessa cosa è successo nella differenziazione tra predatori carnivori e ‘placidi’ animali erbivori (che tuttavia predavano le piante): è successo che qualche individuo da qualche parte ha imparato a vivere predando altri animali.
attenzione, è molto difficile: non solo implicava un cambio di dieta, ma in questo caso implicava anche un cambio radicale nel metodo di procacciamento del cibo: ora le prede si muovono e si difendono (a dir la verità, anche molte piante per molti versi si muovono e soprattutto sanno difendersi, sempre per ricordare la relatività di questi discorsi), non è così facile predarli.
e attenzione: non sempre è conveniente predarli.
– le specie di predatori evolute nel continente non hanno potuto colonizzare alcuni territori vergini delle varie isolette sperdute solo perchè non sono stati capaci di trovarle.
ritorniamo sempre al concetto di isolamento, di non ‘circolazione dell’informazione’, di ‘non confronto-scontro’.
– ma ritorniamo al tuo concetto che la violenza non sarebbe diciamo necessaria, e che anche in natura si puo` vivere ‘in pace’ (con tutte le considerazione sulla relatività del concetto di violenza fatte prima) e che l’equilibrio di certe zone non ha dato quella ‘spinta evolutiva’ che ha portato all’evoluzione di grandi predatori.
– partiamo prima di tutto dall’ambiente marino: come ben hai specificato, in tutti i mari sono diffusi grandi predatori – alcune specie sono ancestrali (tipo gli squali, o i calamari) altre recentissime (mammiferi marini) – perchè nei mari fermare i movimenti migratori è impossibile, non ci sono barriere naturali ad isolamento di certe zone, fatta eccezione per mari interni e habitat fluviali e lacustri, molto più piccoli.
– tralasciamo che in epoche passate i grandi carnivori stavano su tutti i continenti – perchè nel tempo tutte le terre erano venute a contatto tra loro – per poi estinguersi ciclicamente per cataclismi globali (vedi ultima grande estinzione dei dinosauri)
prendiamo invece l’Australia: a differenza della Nuova Zelanda, nel continente australiano i grandi carnivori recenti (mammiferi) si erano evoluti parallelamente ai grandi carnivori degli altri continenti.
i grandi carnivori australiani, come d’altro canto tutti gli erbivori, erano marsupiali: diavolo della tasmania, tigre della tasmania e molte altre specie estinte già con l’arrivo dei primi uomini aborigeni.
se ci pensi è incredibile come l’evoluzione, partendo da organismi diversi tra loro (marsupiali vs placentati) abbia tuttavia spinto la mutazione ad aquisire caratteristiche analoghe ai cugini continentali. dentatura, postura, mimitizzazione del pelo, organi sensoriali etc.
in Australia esisteva il gatto marsupiale, la talpa marsupiale…. un sacco di bestie marsupiali del tutto analoghe alla controparte placentata continuano a vivere tuttoggi (solo con molta meno tranquillità da quando hanno importato roditori, gatti, cani, etc)
– quindi l’evoluzione è casuale ma non così casuale, se gli si dà abbastanza tempo e abbastanza spazio.
anche se oggi sparissero tutti i predatori mammiferi del globo, è ragionevole supporre che nell’arco di qualche milione di anni, se l’habit rimanesse il medesimo, nuovi organismi completamente diversi li sostituiranno eppure riacquisiranno molte caratteristiche ‘simili’ agli attuali: le caratteristiche vincenti relativamente all’habitat.
– precisato questo, vediamo perchè l’evoluzione spinge verso questi chiamiamoli ‘pattern ricorrenti’.
il mutamento casuale attecchisce se è utile, se è comodo, se dà un vantaggio concreto: ed il vantaggio concreto dipende strettamente dall’habitat considerato.
in Nuova Zelanda le condizioni affichè si evolvessero predatori di discrete dimensioni forse c’erano anche, ma non c’è stato abbastanza spazio/tempo affinchè questa probabilità si avverasse.
ma non basta: le spinte evolutive, sempre ed ovunque nella storia, dipendevano fortemente dai periodi di crisi, dalle estinzioni derivate dai grandi cambiamenti di habitat.
senza cambiamento dell’habitat, è molto più improbabile che una nuova specie mutata attecchisca nelle nicchie ecologiche già occupate da altre specie.
se nella storia non ci fossero stati stermini ricorrenti e globali, estremamente violenti, non solo non esisterebbe l’uomo ma non esisterebbero neanche i mammiferi, e forse neanche i vertebrati, etc etc…
senza crisi, senza devastazioni, senza la morti di massa viene a mancare molto della spinta evolutiva.
– vedi che i concetti ricorrono?
e secondo me anche il comportamento psico-sociale umano si prefigura come l’evoluzione biologica: ne segue le stesse regole.
opportunità, sopravvivenza, comodità, e prevalenza degli impulsi irrazionali. una volta diffusa una certa caratteristica, se risulta favorevole e utile ad un certo gruppo sociale, poi diventa dura da estirpare.
– il predatore diventa predatore perchè gli conviene, in genere non c’è alcuna necessità ma solo convenienza.
anche la violenza si propaga in modo analogo: se non c’è convenzienza, sotto un qualche punto di vista magari neanche evidente, non attecchisce. ma se l’habitat (e nell’uomo, l’habitat è anche e soprattutto cultura e tradizione) rende per qualsiasi punto di vista utile la violenza, questa si propaga inevitabilmente.
– le condizioni che accennavo sopra – spazio, omogeneità, tempo – vanno a modificare l’habitat di appartenenza, e possono agevolare la diffusione della violenza così come possono disincentivarla.
considerato il trend, dal punto di vista umano, considerata la sovrappopolazione, il melting pot dei flussi migratori ed i cambiamenti sociali sempre più repentini e frequenti, non si pongono delle buone basi a mio avviso per la riduzione della violenza.
l’unico aspetto che potrebbe essere migliorativo da questo punto di vista è quello legato alla disomogeneità culturale: paradossalmente, se la società tecnologica che aliena l’individuo si diffondesse globalmente agirebbe da deterrente per i processi di violenza più evidenti.
ma, considerata la sovrappolazione in relazione alla mancanza di risorse, difficilmente arriveremo ad una situazione tale.
piuttosto, potremmo eventualmente arrivarci tra 100-1000 anni, nel caso di un mini-cataclisma che decimasse la popolazione mondiale, sterminando magari totalmente alcune culture, e tuttavia permettessere all’uomo tecnologico di continuare ad sopravvivere su questo pianeta.
la società futura, se non si ammazza da sola o se non viene ammazzata dalla natura terrestre o extraterrestre (senza dover tirare in ballo gli alieni, per inciso), è così che me la immagino.
e non so quanto possa essere bella come immagine: mi piace più il sogno bucolico del ritorno alla terra, ma so che si tratta solo di un sogno peraltro ben poco condiviso…
– qualche scientista invece si immagina che la tecnologia comincerà a pensare per noi e ci porterà a scoprire i segreti del cosmo e ad una esistenza pacifica e facile, senza fatica, senza sofferenze.
per quanto scienza e teconologia abbiano portato a incredibili scoperte e rivoluzioni utili (ancora una volta voglio far presente che scienza e tecnologia sono derivati dagli stessi processi che originano la violenza) e per quanto non la voglia ostacolare, se si tratta di tecnologia sostenibile, utile e non violenta (anzi!), i segreti dell’universo così come i segreti della vita rimarranno segreti, per contro vivere in mondi virtuali in cui le macchine lavorano e noi non facciamo un cazzo significa estinzione per inedia alla vita.
se ci togliamo i problemi, le preoccupazioni, il LAVORO che sia pagato o meno, ci priveremo anche del piacere di vivere, ed andremo verso una società in cui non procreeremo più, non ne avremo interesse, e buona parte delle persone finiranno per suicidarsi, magari a 70 anni o a 120 anni, nonostante magari una salute ferrea (nel vero senso della parola, anche 😀)

. . .

altri tre commenti sono stati trasferiti al post n. 79 per la maggiore affinita` tematica.

. . .

nelle parti in neretto ho riprodotto, ristrutturandolo un po’, il post LA ONE TREE HILL, AUCKLAND, NUOVA ZELANDA – MY ROUNDTHEWORLD N. 76 – 563.

e l’ho integrato con questi, inseriti nel testo in caratteri normali, a loro volta un pochino rielaborati:

Auckland: dal Britomart Transport Center a Onehunga col treno – VIDEOCLIP n. 483 – bortoround

Auckland: la collina di un albero solo, One tree hill, e gli U2 – VIDEOCLIP n. 484 – bortoround

Auckland: un matrimonio maori e l’Acacia Cottage – VIDEOCLIP n. 485

addio ad Auckland e a Chaney – my roundtheworld 77 -112

la sera del 27 settembre ad Auckland mi regala un inatteso e sorprendente successo di pubblico all’ostello: si tratta di due ragazzi francesi (ma uno in realta` per meta` polinesiano) di cui uno dorme nel letto a castello di fronte a me, e quindi un inizio di conversazione occasionale e` cosi` facile che non ci si ricorda neppure che cosa l’ha occasionata.

ma naturalmente dopo poche frasi io porto il discorso sul mio viaggio, e poco dopo persino sul blog e sul canale You Tube che ne sono la proiezione, ed e` questo racconto che suscita il loro entusiasmo.

. . .

per dire fino a che punto: quando racconto la paradossale storia delle mie quattro macchine fotografiche del viaggio e dell’ultima scippata dai due ragazzi in motorino di Ho Chi Minh City, il ragazzo tutto francese apre con naturalezza la sua borsa e mi offre la sua fotocamera di riserva, tanto lui ne ha una di piu` bella che usa abitualmente; commosso dal gesto rifiuto comunque, perche` ho gia` tre videocamere nella borsa, di cui due rotte, e la quarta sarebbe decisamente imbarazzante ad un controllo in dogana; mi immagino mentre racconto al doganiere di Malpensa che me l’ha regalata un globetrotter di Francia in Nuova Zelanda…

anche questi ragazzi, che prevedono di fermarsi qui per i tre mesi del visto turistico, appartengono alla specie dei giovani amanti dell’avventura, che e` introvabile normalmente, ma che in questo viaggio costituisce quasi la tipologia umana prevalente,

con grande conforto del viaggiatore che subisce questa alterazione dell’ottica normale, che gli restituisce un mondo dove le proporzioni sono talmente cambiate da renderlo praticamente immaginario.

* * *

ma la giornata successiva e` dedicata a Chaney, alla quale propongo via mail di andare all’isola di Wathakee…; lei ci e` gia` stata, perche` ci abitava uno dei suoi insegnanti dell’universita`, e lei e` andata a trovarlo una volta a casa sua, ma non ricorda il punto esatto.

abbiamo appuntamento alle 8 meno 10, vicino all’ostello, ma lei non arriva: oltretutto stranamente tutti gli orologi sulla strada segnano le 7 meno dieci, tanto che in un primo momento penso di avere sbagliato orario.

ma ecco al centro trasporti di Britomar un orologio elettrico che segna l’ora giusta, e quindi penso che e` possibile che quella passata sia stata giusto quella dell’ora legale neo-zelandese: quando chiedero` a Chaney se in Nuova Zelanda c’e` l’ora legale, lei mi risponde di no, perche` evidentemente non mi ha capito; ma piu` tardi sara` lei stessa a raccontarmi che quella notte gli orologi sono stati portati avanti di un’ora.

gia`, perche` alla fine la trovo, Chaney, quando torno dalla stazione del traghetto li` vicina, dove sono andato a controllare se per caso non mi stia aspettando li`: sta uscendo trafelata dall’ostello, dove e` andata a cercarmi a sua volta; e` elegantissima, molto curata e ha un paio di sciaguratissime scarpette viola, tutt’altro che adatte a un’escursione.

dice che e` arrivata alle 7:50, ma non mi ha visto (mi ero seduto su una panchina, possibile?), comunque ci abbracciamo e, anche se le propongo di cambiare meta, lei rifiuta.

eccoci dunque al traghetto delle 9: lei ha portato del cibo, io pure mi sono rifornito al supermercato indiano. 

piove, ma lei dice che non dura, e infatti gia` quando siano sul traghetto esce provvisoriamente il sole; poi si rannuvola di nuovo, e anche senza acqua dal cielo la giornata rimane grigia. 

ma anche psicologicamente io mi sento spento, assonnato, come sfinito da una tensione che si scarica soltanto ora.

* * *

Chaney, allo sbarco del traghetto che ha fatto tappa a Davonport, e poi costeggiato da lontano l’isola di Rongitoto dove ci siamo conosciuti e un paio di isole minori, prende con decisione l’autobus.

mi pare esagerato, mi ero immaginato lunghe camminate a piedi, ma mi rendo conto viaggiando che l’isola e` sorprendentemente grande per me: direi come l’Elba, per fare un esempio; quindi va bene che facciamo i primi 10 km sul mezzo, oltretutto il paesaggio alterna vedute meravigliose di mare azzurro, spiagge e scogli, con un normale paesaggio urbano di tipo neozelandese non proprio affascinante.

Chaney, alla quale ho delegato completamente le decisioni, ha scelto di visitare una zona davvero caratteristica, per essere in Nuova Zelanda, cioe` delle ondulate colline coltivate a vigna:

paesaggio decisamente abbastanza ordinario per me, non fosse che le vigne sono del tipo basso, ma assolutamente esotico e straordinario per lei;

la coltivazione del vino e` stata portata in Nuova Zelanda da una significativa immigrazione croata a fine Ottocento: i croati ritrovavano qui le condizioni, e perfino alcuni aspetti della costa dalmata, come, ad esempio, questa straordinaria alternanza di acqua e terra, di mare ed isole.

il viaggio stesso per arrivare qui nell’isola, e` stata infatti una micro-crociera bellissima, non fossi cosi` stralunato.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

. . .

talmente stralunato che riprese e foto non sono poi riuscite affatto bene, e si nota che sono casuali e fatte senza concentrazione.

insomma, un video assolutamente di routine…

* * *

siamo scesi dal bus ad una fermata vicino alla costa del lato ovest dell’isola e ora dobbiamo risalire una scarpata non troppo impegnativa: Chaney e` totalmente disorientata e non si fida troppo del mio intuito, ma io ho realizzato come e` fatta la conformazione dell’isola e mi muovo con una sicurezza che la lascia perplessa.

quando siamo allo spartiacque tra i due versanti, sotto di noi c’e` un sentiero pedonale che risale i vigneti e propongo di immergercisi, risalendo tra le viti; lei accetta senza troppo entusiasmo, ed ecco infatti un tratto fangoso che mette fuori uso le sue scarpette fuori contesto;

va a finire che ritorniamo sulla strada asfaltata: sotto di noi una baia meravigliosa, con poche persone che la traversano con qualche cane a passo indolente.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

. . .

se qualcuno lo guardera`, il videoclip che segue, col suo racconto visivo parallelo, ha una particolarita unica nella sequenza che oramai si avvicina ai 500 videoclip su questo viaggio intorno al mondo.

ha l’aria di un videoclip molto casalingo, di quelli che si fanno per guardarseli in due e basta.

per la prima volta in questo viaggio e` un videoclip di coppia, diciamo.

denso di foto della mia compagna di viaggio di quel giorno, Chaney, la ragazza vietanmita che, dalla Nuova Zelanda in poi, e` diventata parte importante del mio viaggio intorno al mondo.

quelle che lei mi chiedeva di farle, con tutta l’insicurezza narcisista dell’epoca dei selfie, che qui – potrei dire scherzando – dovevo fare io a lei.

. . .

vi e` stato un dilemma, che vorrei chiamare morale, non tanto nel montarlo, quanto nel pubblicarlo su You Tube:

era giusto lasciare le sue foto e divulgarle potenzialmente a mezzo mondo?

ho pensato anche ad una edizione diversa del video, dove le numerose foto che lei chiedeva di farle fossero tolte.

poi ho capito che sarebbe stata una forzatura, rispetto a me e ai miei ricordi, e ho deciso di lasciarlo cosi`.

nessuno che conosce Chaney arrivera` mai qui e del resto neppure lei stessa.

abbiamo perso i contatti, e forse e` un peccato per lei, almeno dal punto di vista delle foto, perche` le sarebbe piaciuto rivedersi.

un po’ meno, probabilmente, piacerebbero al suo nuovo ragazzo – se sta ancora con lui.

* * *

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

sarebbe il momento romantico della giornata, questo, ma io non parlero` oltre di quel che e` oppure non e` successo, dato che difficilmente parlo dei fatti miei sentimentali nel blog.

e poi so benissimo di essere finito in una situazione narrativa dalla quale non posso che uscire con le ossa rotte: ho fatto qualcosa? ecco il vecchio porco che approfitta di una fanciulla ingenua o mica tanto e che va in giro per il mondo a fare il turista sessuale; non ho fatto nulla, sopraffatto da questa strana indolenza e dallo strano abbattimento della giornata? ecco il vecchio inabile, che non sa prendersi una delle ultime occasioni che la vita gli offre.

insomma, ho la sensazione che l’eta` sia nemica dell’amore, e la prudenza possa assumere l’aspetto della impotenza, cosi` come l’audacia quello della depravazione, o quasi.

. . .

romantico o no che sia stato quel pomeriggio, alla spiaggia siamo poi anche scesi, a respirare la potenza delle onde di un oceano inselvatichito.

e vorrei sottolineare nel video la breve sequenza nella quale mi sono messo a fare il pittore con la videocamera, riprendendo i giochi di colore della sabbia e dell’acqua sulla spiaggia.

e dunque, aspettiamo che il pomeriggio si affacci,

che Chaney, facilmente stancatasi, decida che e` ora di tornare indietro,

che un nuovo autobus sia a disposizione alla fermata sulla spiaggia,

e che il traghetto ci aspetti, per partire di li` a poco, regalandoci lo spettacolo imprevisto di un gruppo di cani di razza, alcuni enormi, palesemente di ritorno da una mostra canina.

. . .

ecco qui sopra il pezzettino del diario del viaggio intorno al mondo, giorno ancora 28 settembre 2014, che coincide con i momenti descritti nel videoclip.

qui pero` appaiono due aspetti sgradevoli in piu`:

alcuni scorci della Waiheke contemporanea, che poco ha oramai a che fare con quella che era la capitale degli hippy neozelandesi;

e la pioggia.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

sono ormai le ore che precedono il mio addio alla Nuova Zelanda.

ma chi lo dice che poi quella pioggia triste e grigia che segna il mio ultimo rientro in battello ad Auckland sia davvero triste e grigia?

. . .

commenti:

tramedipensieri OCTOBER 19, 2016 AT 5:51
Già, chi lo dice? Io, no…
Comunque la pioggia non ha nascosto i colori
 🌸

bortocal15 OCTOBER 20, 2016 AT 3:03 PM
devo ammettere il fotoritocco delle ultime tre foto del videoclip, quelle “piovose”.
ma non sono un purista della fotografia che si scandalizza per il fotoritocco:
primo: se la foto uscita ha colori piu` spenti di quelli che io ricordo, devo dare piu` peso ai limiti della macchina oppure alla mia soggettivita`?
secondo: ci sono foto che sono per me esattamente come dei quadri, composti usando la fotocamera, non riproduzioni del visto, ma espressioni soggettive di tipo pittorico: quelle tre foto sono chiaramnete in questa categoria.
e comunque, a parte queste tre foto, i colori trionfano comunque in tutto il resto del videoclip e sono come fotocamera  li ha fatti… 🙂 🙂 🙂

tramedipensieri OCTOBER 20, 2016 AT 7:02 PM
Chiudo un occhio stavolta! 😂

bortocal15 OCTOBER 21, 2016 AT 3:07 AM
ma no, tienili bene aperti tutti e due invece: da oggi passiamo a Tahiti e io uso il fotoritocco soltanto qualche volta quando i colori risultano spenti. quindi a Tahiti praticamente mai 🙂

* * *

ci si lascia, ma con un nuovo appuntamento per cenare assieme la sera.

lei si presenta con un misterioso pacchetto regalo per me: dovrebbe esserci una tazza di ceramica con inciso il mio nome; certo pesa alquanto, e potra` essere un problema all’imbarco; capisco di essere ben poco romantico nel dirlo e cerco anche invano di rifiutare.

io mi sento in forma, ora; porto Chaney al grande centro di ristoranti esotici che ho scoperto ieri sera, per una cena vietnamita: scelta sbagliata, il cuoco e’ tailandese, cosi` come ieri sera il cuoco del ristorante indonesiano era vietnamita, invece, e Chaney trova il cibo poco gustoso, anche se poi si fa fare un sacchettino per portare a casa tutto quello che non riesce a finire.

io invece lo trovo passabile, questa zuppa di pesce senza droghe piccanti, anche se l’agnello in brodo di ieri sera rimane insuperabile.

ma oramai eccoci alla stazione del suo autobus nella sera e ad un abbraccio, da parte mia pieno di desiderio, ma anche di rinuncia; lei promette che ci rivedremo ancora, che verra` in Europa.

* * *

la batteria del computer si ricarica con grandi difficolta`, ho messo la sveglia alle 5 e mezza, per prendere l’autobus per l’aeroporto alle sei; l’imbarco e` previsto per le 9 e un quarto; ho ampi margini di sicurezza, ma faccio fatica ad addormentarmi.

eccomi che passo e ripasso per la grande sala soggiorno di questo ostello dal clima cosi` cameratesco e informale, caratterizzato da un allegro disordine; sta a due passi dai Nomades pubblicizzato dalla Lonely Planet, ma niente di paragonabile a quel clima vagamente da caserma ottusa che dominava li` dentro.

qui i gestori sono dei casinisti, la connessione internet si realizza gratis digitando delle password scritte su centinaia di bigliettini a disposizione senza tante storie e sparpagliati dappertutto, anche sul pavimento, lo spazio nelle camerate e` umano, nei limiti della convivenza in sei nella stessa camera, e anche il pubblico che lo frequenta e` piu` disinibito e caciarone;

al rientro infatti l’ingresso era quasi bloccato perche` quattro clienti dell’ostello stavano sui gradini a fare musica, uno con una strano strumento a forma di pignatta sul quale batteva con delle bacchette rivestite di panno.

. . .

pero` la convivenza con una umanita` normale, che qui si realizza piu` facilmente, dato che la mia camerata da` direttamente sugli spazi comuni e devo attraversarli per andare allo spazio bagni e docce, dalla porta costantemente spalancata, mi mette anche a contatto con modi di vivere che mi sono estranei.

sembrera` ridicolo che io adesso racconti che devo arrivare in un ostello della Nuova Zelanda per scoprire che la maggior parte degli esseri umani trascorre oggi il suo tempo guardando la televisione; eppure e` cosi`.

forse per il fatto di avere tre figli completamente disabituati a guardarla, come me, questo modo di vivere mi resta ampiamente estraneo e persino sconosciuto: e invece ecco una ventina di ragazzoni, per non dire bambinoni, che passano la loro serata stravaccati su poltrone e divani davanti allo schermo.

. . .

nelle parti in neretto ho riprodotto la prima parte del post ADDIO AD AUCKLAND E A CHANEY – MY ROUNDTHEWORLD N. 77 – 565 contenuto nel post ADDIO AD AUCKLAND E A CHANEY – MATT DILLON, FORSE, E I MIEI PRIMI DUE GIORNI DI 36 ORE – MY ROUNDTHEWORLD N. 77 E 78 – 565 E 566.

e l’ho integrato con questi, inseriti nel testo in caratteri normali:

da Auckland all’isola Waiheke sul traghetto – VIDEOCLIP n. 486

Waiheke, l’isola – VIDEOCLIP n. 487

l’isola Waiheke, la baia Onetangi – VIDEOCLIP n. 488

ritorno dall’isola Waiheke ad Auckland, sotto la pioggia – VIDEOCLIP n. 489

SETTIMA PARTE – INDICE – POLINESIA FRANCESE -110

INDICE DELLA SETTIMA PARTE

7.  Polinesia Francese -110

i miei primi due giorni di 36 ore – my roundtheworld 78 (seconda parte) -109

Papeete – my roundtheworld 79 -108

cazzeggio a Papeete – my roundtheworld 80 -107

ulteriori informazioni sul cazzeggio a Papeete – my roundtheworld 82 -106

la fallita partenza da Papeete – my roundtheworld 83 (1a parte) -105

Moorea, Polinesia, un blitz – my roundtheworld 83 (2a parte) -104

Papeete, un giorno in piu` – my roundtheworld 84 -103

la valle di Fautaua, uno dei due tesori nascosti di Papeete – my roundtheworld 85 (1a parte) -102

i mahu, uno dei due tesori nascosti di Papeete – my roundtheworld 85 (2a parte) -101

Moorea, Tahiti, Tahiti Iti – senza VIDEOCLIP – my roundtheworld s.n. -100

ritorno giusto a Moorea da Papeete – my roundtheworld 86 -99

Hauru, Moorea, Polinesia: le luci, i colori, le ombre – my roundtheworld 87 -98

nuotare con le balene, carezzare le mante a Moorea, Polinesia – my roundtheworld 88 -97

un giorno senza fare assolutamente nulla a Moorea, e come e` nata trippedia – my roundtheworld 91 -96

da Moorea a Papeete, secondo ritorno – my roundtheworld s.n. e n. 93 (1a parte) -95

Arue, Tahiti – my roundtheworld s.n. e n. 93 (2a parte) -94

giro di Tahiti. – my roundtheworld n. 93 (3a parte) -93

Paea, Tahiti, 8 ottobre – my roundtheworld n. 96 (1a parte) -92

Paea, Tahiti, 9 ottobre – my roundtheworld n. 96 (2a parte) -91

10 ottobre, le catastrofi – my roundtheworld n. 98 -90

i Mille splendidi soli dell’11 ottobre (addio a Tahiti) – my roundtheworld n. 100 (1a parte) -89